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Covid-19, uno studio svizzero sull’impatto degli impianti da sci: “Meno pericolosi degli uffici…”

mercoledì, 3 febbraio 2021

Engelberg – La funivia è cento volte meno pericolosa dell’ufficio. E’ una delle conclusioni di uno studio condotto in Svizzera che conferma i dubbi suscitati in molti dalla continua chiusura degli impianti di risalita in diversi Paesi, tra cui l’Italia, specie se contrapposte ad altre situazioni mai vietate, come il trasporto pubblico cittadino che quotidianamente vede scene di affollamento in tutte le città della penisola. Un intero settore economico, quello sciistico, e interi territori potenzialmente sul lastrico a causa del lockdown: ma su quali basi scientifiche sono state prese le decisioni?

Sul reale impatto dello “sci” sull’andamento epidemiologico del Covid-19, l’Europa si è divisa fin dall’inizio della pandemia, con Stati che hanno optato per un’apertura in sicurezza e altri – come Francia e Italia – che hanno chiuso senza discussioni fin dallo scorso mese di marzo.

Gli scienziati degli Swiss Federal Laboratories for Materials Science and Technology (EMPA) hanno sviluppato uno studio presso lo ski-resort di Engelberg-Trübsee-Titlis, nella Svizzera centrale, proprio sui rischi della trasmissione del SARS-Cov-2 a bordo di diversi impianti di risalita, specie in cabinovie e funivie, considerate le più a rischio rispetto a skilift e seggiovie.

L’IMPORTANZA DELLA “VENTILAZIONE”
Con finestrini chiusi, lunghi viaggi e un’alta densità di persone, il rischio c’è, ma lo scenario cambia con le misure di distanziamento sancite nella Confederazione Elvetica: il rischio di contrarre il virus durante una salita di 12-minuti in funivia con i finestrini aperte è infatti, stando allo studio EMPA, 1000 volte inferiore rispetto a una cena in una stanza chiusa e 100 volte inferiore rispetto a un giorno normale di lavoro in un ufficio di due persone.

Nello studio sono stati adottati sensori per rilevare i movimenti d’aria in tre scenari: una piccola cabinovia da 5 m^3 con spazi per 8 persone, una media funivia da 40m^3 e una più grande da 50m^3 con 80 passeggeri.

Coi finestrini aperti, lo studio dimostra che l’aria viene scambiata rispettivamente 138, 180 e 42 volte all’ora nei tre scenari sopra descritti. Questi risultati sono considerati migliori, nella lotta al Virus, se comparati coi normali trasporti pubblici dove il ricambio d’aria avviene in media 7-14 volte all’ora. In un ufficio ciò avviene in media due volte all’ora.

SCREENING E DATI CONFERMANO BASSO IMPATTO DELLO SCI SUL COVID: IN SVIZZERA PROSEGUE LA STAGIONE
A questo si aggiunge il fatto di avere viaggi di breve durata sugli impianti di risalita. Lo studio è in continuità con alcuni test di screening fatti prima e dopo il periodo di apertura natalizio degli impianti da sci in diversi territori che hanno dimostrato l’impatto pressoché nullo dell’apertura dei comprensori, a differenza di quanto paventato da esperti e scienziati che hanno sostenuto il “modello italiano” evocando però scene di après-ski, senza accorgimento alcuno, risalenti a una normale giornata sulla neve nel periodo pre-pandemia.

In Svizzera gli impianti da sci sono aperti fin dal mese di novembre, con valutazioni mensili sull’andamento epidemiologico e la situazione negli ospedali. Il Governo federale non ha fissato alcun limite sul numero di persone nelle località turistiche ma sono ben fissate sia le regole di distanziamento nei comprensori che il numero massimo di persone che possono viaggiare sugli impianti, in base a durata, capienza e caratteristiche del trasporto.



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