TRENTO - La Prima Commissione permanente di Carlo Daldoss si è riunita presso la sala Lenzi di Palazzo Trentini per l’esame di due disegni di legge: il ddl 73 di Filippo Degasperi (Onda) di modificazione della legge provinciale 14/2014 che introduce l’esenzione dall'imposta immobiliare semplice per gli immobili soggetti a vincolo d'uso civico e il ddl 49 della consigliera Lucia Maestri (PD), che propone l’istituzione di un "Osservatorio sulle discriminazioni, l'intolleranza e l'odio in Provincia di Trento". Per entrambi i testi si procederà con le audizioni.
Degasperi: audizioni al ddl sugli usi civici. Annunciata una riforma complessiva della Giunta
Ad illustrare il disegno di legge 73 "Modificazione dell'articolo 7 della legge provinciale 30 dicembre 2014, n. 14: esenzione dall'imposta immobiliare semplice per gli immobili soggetti a vincolo d'uso civico" è intervenuto il proponente. Il consigliere Filippo Degasperi ha premesso che gli usi civici rappresentano un’istituzione identitaria modello della comunità trentina, nati per limitare il potere costituito allo scopo di consentire la migliore valorizzazione e conservazione dei patrimoni. La norma, per evitare episodi spiacevoli, nella convinzione che Pat, Comuni e Asuc lavorino nella stessa direzione e si impegnino sugli stessi obiettivi, prevede di risolvere i contenziosi esistenti e quelli futuri esentando dall’Imis gli immobili utilizzati dalle Asuc per finalità comunitarie e attività non commerciali prive di scopo di lucro. L’esenzione non si applicherebbe se c’è un corrispettivo. Il dirigente Giovanni Gardelli ha precisato che storicamente, l’uso civico nell’ordinamento nazionale nasceva su res aliena, mentre il nostro ha una natura di stampo germanico tribale e nasce su res propria e piena della comunità. La modifica proposta dal consigliere potrebbe far sembrare che le Asuc possano esercitare attività connesse a sport, sociale, turismo e questo è in contraddizione con la natura del bene: bisognerebbe dunque prima riformare in maniera sostanziale l’intero modello di gestione dei domini collettivi, altrimenti, pur comprendendo l’obiettivo del consigliere, non si potrebbe di fatto raggiungere la finalità della norma proposta. Servirebbe dunque una riforma integrale che tra l’altro è negli obiettivi dell’assessore, ha annunciato Gardelli. Mariachiara Franzoia (PD) ha condiviso la norma del collega che tocca un tema che sta trasversalmente a cuore del Consiglio, riconoscendo il ruolo dei beni collettivi. E’ dunque apprezzato tutto ciò che è possibile fare per sostenere, valorizzare, e sburocratizzare, seppure dentro la più ampia, annunciata riforma. Anche Vanessa Masè (Civica) ha accolto favorevolmente l’occasione di approfondimento sui beni collettivi, una realtà importante di presidio del territorio. Tuttavia, l’inquadramento tecnico ha chiarito che la norma ha bisogno di una riforma complessiva e l’assessore ha pubblicamente dichiarato la volontà di procedere. Sebbene la norma interpreti un bisogno reale, sarebbe a suo avviso inopportuno intervenire a prescindere da una riforma complessiva, di sistema. Simili le considerazioni di Maria Bosin (Patt) che ha chiesto al dirigente Gardelli alcune delucidazioni tecniche complesse e articolate sull’interpretazione della legge. L’assessore, ha anticipato Gardelli, ipotizzava la data di settembre per attivare il percorso di ascolto e confronto utile alla messa a punto della riforma.
Alla luce del dibattito emerso, il consigliere Degasperi ha rilevato la contraddizione della situazione attuale: non è immaginabile che un bene messo a disposizione della comunità gratuitamente comporti un onere per chi ne ha la disponibilità. Con questa norma propongo un meccanismo per superarla, ha osservato.
Rispetto le annotazioni tecniche, ha aggiunto, ma alla luce dell’esperienza maturata da consigliere, prima di un’eventuale sospensione del testo in attesa della annunciata riforma, vorrei fare un giro di audizioni per capire la disponibilità a sostenere questa modifica puntuale, apparentemente condivisa negli obiettivi, che vuole rispondere ad una criticità contingente. Franzoia ha aggiunto che dovrebbe esserci l’accordo con la pubblica amministrazione per rifondere l’onere dell’Imis ai comuni: certo che se la risolviamo in via legislativa meglio ancora.
Le audizioni si terranno il 29 gennaio.
Maestri: un Osservatorio su odio e intolleranza
Si faranno le audizioni
La consigliera Lucia Maestri ha illustrato il disegno disegno di legge 49 "Osservatorio sulle discriminazioni, l'intolleranza e l'odio in provincia di Trento" , sottoscritto anche dai colleghi Parolari, Calzà, Zanella, Manica, Franzoia, de Bertolini, Coppola, Demagri, Maule, Malfer, Stanchina, Valduga. La proposta affonda le radici nell’analisi della realtà, che ci consegna un fatto eclatante, ha premesso: con la sempre più diffusa accessibilità ai sistemi informatici, il ricorso ad espressioni di odio, di disprezzo e di discriminazione è sempre più quotidiano ed evidente. Il fenomeno non riguarda solo i giovani, ma ogni fascia di età che esprime un disagio profondo con l’attacco e la violenza verso l’altro da sé, diventate purtroppo delle categorie comportamentali. Questa situazione sta segnando moltissimo il nostro paese, tanto che a livello nazionale è stata istituita una Commissione trasversale, su iniziativa della senatrice Liliana Segre. Sulla base di queste riflessioni e sulla scorta della ricerca condotta dal Forum per la pace nel 2022 che certifica che anche in Trentino la spirale d’odio è purtroppo in costante, esponenziale crescita, Maestri propone con questo disegno di legge l’istituzione di un Osservatorio sulle discriminazioni, l'intolleranza e l'odio a livello locale, un organismo che metta il Consiglio provinciale nelle condizioni di agire normativamente sulla base di dati consolidati. I compiti dell’Osservatorio sono quelli di condurre una ricerca, che restituisca alle sedi competenti una relazione accurata sulla realtà, così da fornire al Consiglio gli strumenti per mettere in campo degli interventi che favoriscano il ritorno ai valori di centralità della persona. L’organismo sarebbe incardinato sul Consiglio provinciale e i sette chiamati a presiederlo non riceverebbero alcun emolumento. I costi di gestione si potrebbero attingere dagli avanzi di amministrazione del Consiglio.
Mirko Bisesti (Lega) ha ricordato che nel 2020 Giorgio Tonini aveva presentato un simile ddl che alla fine non arrivò in aula. Vorrei capire, ha osservato, se si tratta della stessa proposta. La risposta di Maestri è stata affermativa: credo che riproporre un percorso di audizioni anche alla luce della gravità della situazione attuale, sicuramente peggiorata dal 2020 ad oggi, sarebbe del tutto opportuno. Se c’è un timore è quello che ci poniamo sempre, ovvero di sovra normare qualcosa che ha a che vedere con la morale e con l’etica, ha osservato Francesco Valduga (Campobase) che ha però motivato la firma in calce alla proposta con il costante peggioramento dei problemi descritti. Il fenomeno è in aumento e dunque quanto fatto dal 2020 non ha sortito alcun effetto, ha osservato Paola Demagri (Casa autonomia): serve sicuramente affrontare il tema dal punto di vista scientifico, servono audizioni e un approfondimento. Paolo Zanella (PD) ha rilevato l’utilità dell’organismo per inquadrare un fenomeno purtroppo in costante aumento, amplificato attraverso la diffusione dei social, ma non solo, addirittura fomentato a livello pubblico. Un fenomeno globale, complicato, che va però affrontato con strumenti scientifici, sulla base di dati certi. Dati sul fenomeno che poi potranno fornire la base da cui partire per mettere in campo politiche mirate per contrastarlo.
La proponente stilerà assieme al presidente della Commissione una proposta di soggetti da audire e l’elenco sarà sottoposto all’organismo per l’approvazione.