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Bracconaggio in Valle Camonica, chiesta tolleranza zero

Europa Verde: "Servono controlli continui"

ARTOGNE (Brescia) - Lotta al bracconaggio, Europa Verde: "Nel Bresciano un mercato illegale di uccelli che non si riesce a estirpare. Servono controlli continui e tolleranza zero". Anche quest'anno, con l'apertura della stagione venatoria, nel Bresciano si ripresenta puntualmente il fenomeno del bracconaggio, con episodi gravi che confermano quanto sia ancora radicato il commercio illegale di fauna selvatica. L'ultima operazione dei Carabinieri Forestali, denominata "Pettirosso 2026", ha portato all'arresto di due uomini, ad Artogne e a Nave. Nel primo caso un cacciatore è stato trovato in possesso di armi e munizioni senza licenza di caccia né porto d'armi; nel secondo un uomo è stato arrestato per reati legati al bracconaggio e alla detenzione illegale di armi. Il bilancio dell'operazione comprende il sequestro di tre armi da fuoco, 268 cartucce, trappole e reti utilizzate per la cattura illegale degli uccelli. Sono stati inoltre rinvenuti sette esemplari morti: sei pettirossi e uno scricciolo.

"Non siamo di fronte a episodi isolati, ma a un fenomeno che si ripete ogni anno e che continua ad alimentare un vero e proprio mercato clandestino. Gli uccelli vivi, come i tordi utilizzati come richiami, possono essere venduti anche a 250 euro ciascuno, mentre per esemplari più rari si arriva a 400 euro.
Un commercio illegale molto redditizio che, nonostante le operazioni delle forze dell'ordine, non si riesce a debellare", sostengono Sara Onofrio e Dario Balotta co portavoce Europa Verde provincia di Brescia. "A preoccupare - proseguono - è anche l'utilizzo di strumenti di cattura illegali sempre più sofisticati. Non soltanto i tradizionali archetti, ma anche reti mimetiche, difficilmente visibili dagli uccelli, che permettono catture indiscriminate. Esiste persino un mercato illegale per la costruzione e la vendita di queste attrezzature». «Il bracconaggio non è una questione che riguarda soltanto la sensibilità degli animalisti. È un problema di legalità, tutela della biodiversità e rispetto delle regole. Se la caccia vuole continuare a essere praticata, deve innanzitutto rispettare le leggi. Non è accettabile che una parte del mondo venatorio continui a tollerare, o peggio alimentare, pratiche illegali che danneggiano il patrimonio faunistico".
"La provincia di Brescia continua purtroppo a distinguersi per la diffusione di questi fenomeni. I Carabinieri Forestali hanno elevato in questo periodo circa un centinaio di sanzioni, ma il problema è garantire la continuità dei controlli durante tutto l'anno. Terminata la fase più intensa dell'operazione Pettirosso, l'attività di vigilanza rischia di ridursi a poche decine di sanzioni al mese, anche perché gli stessi militari devono occuparsi di tutti gli altri settori della tutela ambientale. Occorrono risorse, personale e controlli costanti: non possiamo limitarci a intervenire ogni anno con le operazioni straordinarie, lasciando poi che il mercato illegale riprenda indisturbato", concludono Sara Onofrio e Dario Balotta.
Ultimo aggiornamento: 07/11/2026 00:07

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