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Biliardino e ping pong tassati come il gioco d’azzardo, la rivolta dei gestori turistici

venerdì, 24 giugno 2022

Garda – Stabilimenti balneari, oratori, associazioni no profit e gestori di bar/locali dopo le decisioni giunte da Roma di paragonare biliardino e ping pong al gioco d’azzardo, con conseguente necessità di licenza e ulteriori tasse.

L’Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli sta infatti preparando un giro di vite sui cosiddetti biliardini, su ping pong e flipper, anche se usufruiti gratuitamente dal pubblico.

La norma è molto al limite, con un alto livello interpretativo, visto che da una norma nata per distinguere giochi con vincite in denaro e non, è nato il decreto n. 65 del 18 maggio 2021 che stabilisce però che siano sottoposti a certificazione anche esempi come calciobalilla, carambola, biliardo, flipper, freccette e addirittura dondolanti per bambini. Giochi per i quali si deve versare l’imposta sugli intrattenimenti (Isi), che si applica ai giochi a pagamento con vincita.

Per poter mantenere questi giochi all’interno dell’attività occorrerà dunque mettersi in regola con la burocrazia, procurandosi un certificato, un nulla osta e pagando l’imposta sugli intrattenimenti. La certificazione ha lo scopo di escludere i giochi “azionati a gettone” dalla casistica e dalle regole del gioco d’azzardo, dimostrando che non prevedono alcuna vincita in denaro.

Per chi trasgredisce, le conseguenze non saranno leggere: per ogni biliardino fuori regola la sanzione sarà di 4mila euro. La tassa da versare ammonta invece all’8% dell’imponibile medio forfettario oltre al limite Iva.

Al putiferio scatenato negli ultimi giorni soprattutto dai balneari (alcuni di essi per protesta hanno già tolto dagli stabilimenti biliardini e tavoli da ping pong), ha cercato di rispondere il direttore dell’Agenzia delle Dogane, Marcello Minenna, secondo cui l’imposta “della discordia” esiste da 20 anni e che “niente è cambiato nella regolamentazione”. “Per poter usare il calcio balilla ora basta un’autocertificazione”. L’imposta coincide con una quota mensile fissa di “una decina di euro”.



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