TRENTO - Economia, Cgil, Cisl Uil del Trentino: “Anche per Bankitalia in Trentino la crescita arranca. Serve un cambio di rotta nelle politiche economiche”.
Nel primo semestre del 2026 l'attività economica nelle due province autonome ha continuato a espandersi in misura contenuta. Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, il prodotto in termini reali sarebbe cresciuto dello 0,7 per cento in Trentino e dell'1,0 in Alto Adige rispetto al primo semestre dello scorso anno (0,9 in Italia). Alla crescita hanno contribuito sia i consumi, che hanno beneficiato dell'aumento delle presenze turistiche e del lieve incremento del reddito delle famiglie, sia gli investimenti pubblici. Sul quadro congiunturale hanno tuttavia continuato a gravare la flessione delle esportazioni e la debole dinamica dell'accumulazione di capitale privato.
Le imprese
Nel primo semestre del 2026, l'attività del settore industriale ha mostrato lievi segnali di miglioramento. La dinamica dei fatturati delle imprese manifatturiere è tornata positiva in provincia di Trento e si è confermata favorevole in quella di Bolzano. Il comparto ha tuttavia risentito della debolezza della domanda estera: alla sostanziale stagnazione delle vendite verso la Germania si sono associate la contrazione delle esportazioni trentine verso gli altri principali partner europei e la flessione di quelle altoatesine dirette ai mercati extra UE, in particolare agli Stati Uniti.
L'attività nelle costruzioni è cresciuta in Trentino e si è indebolita in Alto Adige. Il comparto ha continuato a beneficiare della domanda pubblica, sostenuta dall'avanzamento delle opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sul territorio delle due province e degli interventi infrastrutturali connessi alle Olimpiadi invernali del 2026.
L'andamento del terziario è stato favorevole, particolarmente nei trasporti, nel commercio all'ingrosso, nei servizi alle imprese in Trentino e nell'alloggio e ristorazione e negli impianti di risalita in Alto Adige. Nel comparto turistico le presenze sono ulteriormente aumentate: in provincia di Trento vi hanno contribuito in misura analoga i turisti italiani e quelli stranieri, mentre in quella di Bolzano l'incremento è stato trainato dalla componente estera.
In un contesto caratterizzato da perdurante incertezza, l'accumulazione di capitale è rimasta contenuta in entrambe le province. Le imprese industriali e dei servizi hanno sostanzialmente confermato i piani annuali formulati a fine 2025, che già prefiguravano una riduzione degli investimenti. La redditività si è mantenuta su livelli soddisfacenti per la grande maggioranza delle imprese e la liquidità detenuta dalle aziende è cresciuta rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Nel primo semestre dell'anno si è inoltre arrestata la contrazione della domanda di credito da parte delle imprese, favorendo la dinamica dei finanziamenti. In Trentino si è attenuato il calo del credito bancario al settore produttivo: alla flessione nella manifattura e nelle costruzioni, si è contrapposta la crescita dei prestiti ai servizi. In Alto Adige è proseguita l'espansione del credito alle imprese: la crescita, che ha interessato tutti i principali comparti di attività economica, è stata più intensa nei servizi, soprattutto quelli connessi al turismo.
Il costo del credito è lievemente aumentato sia per i finanziamenti destinati alla liquidità sia per quelli finalizzati agli investimenti.
Il mercato del lavoro e le famiglie
Nel primo semestre del 2026, il numero di occupati si è ridotto in Trentino, dopo tre anni di crescita ininterrotta, risentendo della marcata flessione dei lavoratori indipendenti, ed è rimasto sostanzialmente stabile in Alto Adige. Le persone in cerca di lavoro sono aumentate in provincia di Trento e diminuite in quella di Bolzano.
Il ricorso agli ammortizzatori sociali è calato in entrambe le province, mantenendosi su livelli contenuti nel confronto nazionale.
Il reddito disponibile delle famiglie trentine e altoatesine ha continuato a crescere in termini reali, sebbene frenato dal rialzo dell'inflazione; i consumi hanno registrato un moderato incremento, anche in ragione dell'aumento delle presenze turistiche.
Nel primo semestre del 2026 si è rafforzata la crescita dei prestiti alle famiglie: all'aumento hanno contribuito il credito al consumo, soprattutto in Trentino, e in misura più intensa i mutui per l'acquisto di abitazioni. Rispetto alla fine dell'anno scorso, il costo medio dei nuovi mutui è lievemente aumentato in provincia di Trento e rimasto pressoché invariato in quella di Bolzano. Il risparmio finanziario delle famiglie è ulteriormente aumentato sia nei depositi sia nei titoli detenuti a custodia presso le banche, in particolare quote di fondi comuni e altri organismi di investimento collettivo del risparmio e titoli di Stato.
Il mercato del credito
In Trentino il calo dei prestiti bancari al settore privato non finanziario si è arrestato: è proseguita la flessione di quelli erogati dagli intermediari locali, mentre i finanziamenti delle banche extra-regionali hanno registrato un moderato incremento. In Alto Adige il credito ha continuato a espandersi, sostenuto sia dalle banche locali, sia, in misura maggiore, dalle banche con sede al di fuori della regione.
La qualità del credito si è mantenuta elevata: il tasso di deterioramento è rimasto stabile in provincia di Trento ed è diminuito in quella di Bolzano; l'incidenza dei prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti ha continuato a ridursi in entrambe le province.
I depositi del settore privato non finanziario sono ulteriormente aumentati sia per le famiglie consumatrici sia, con maggiore intensità, per le imprese. L'espansione ha interessato i depositi a vista, a fronte di una riduzione di quelli a risparmio.
LE DICHIARAZIONI DEI SINDACATI
Intervento dei segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher “Il rapporto della Banca d'Italia sull’economia delle province autonome di Trento e Bolzano nei primi sei mesi dell’anno certifica che la crescita economica del Trentino arranca e resta inferiore alla media italiana. Lo diciamo ormai da mesi: per il quarto anno consecutivo anche nel 2026 si profila un pil stagnante per la nostra provincia con aumenti da percentuali ferme allo zero virgola. Calano complessivamente le esportazioni di gran parte del manifatturiero, gli investimenti delle imprese, soprattutto quelle dei settori più vocati all'innovazione, si contraggono ulteriormente mentre il minimo aumento del reale potere d’acquisto di salari e stipendi registrato nel primo semestre dell’anno è già stato eroso dal balzo dei prezzi dei carburanti di questi mesi. Chi può allora riduce i consumi per poter riuscire a risparmiare, altri invece devono accedere al credito al consumo, con tassi di interesse in crescita che pesano sulle famiglie. Se in generale solo turismo e costruzioni vedono un aumento dei fondamentali economici a partire dai fatturati, in generale le imprese mantengono margini considerati positivi anche se non se ne vede una reale espansione. Nonostante questo la domanda di lavoro delle aziende trentine si è ridotta tra gennaio e giugno con un calo degli occupati dopo molti trimestri di aumenti continui. Tassi di interesse elevati, inflazione in aumento, salari che perdono potere d’aquisto, calo dei posti di lavoro, export e investimenti privati ancora in contrazione: si tratta di segnali preoccupanti che abbiamo più volte portato all’attenzione del governo provinciale chiedendo misure che sostengano la crescita economica e il welfare. La continuità nelle politiche economiche della giunta rivendicata dal presidente Fugatti rischia allora di risultare la ricetta giusta per il declino del Trentino, invece che per il suo rilancio. Per questo chiediamo che fin dalla manovra finanziaria per il 2027 vengano attuate misure e garantiti stanziamenti per rilanciare gli investimenti privati, per favorire l’innovazione e quindi raggiungere, almeno in parte, gli obiettivi fissati nel piano Trentino 2040”.