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Lombardia zona rossa, fioccano le proteste ma è troppo tardi. Fontana: “Schiaffo per la gente”

mercoledì, 4 novembre 2020

Brescia – Dopo l’annuncio di Conte sulla Lombardia ‘zona rossa’ con un duro lockdown per le prossime settimane, fioccano le proteste ma il danno ormai è fatto.

Come a inizio pandemia, settimane di allarmismo e una sequenza infinita di ordinanze inefficaci e controproducenti non solo a livello nazionale ma anche e soprattutto a livello locale hanno rimesso sotto i riflettori la situazione lombarda con la priorità data all’emergenza sanitaria rispetto alla catastrofe socio-economica scatenata dagli ultimi mesi di gestione, generando inoltre una serie di capri espiatori col solo effetto di alzare lo scontro sociale: il risultato, come già accaduto in primavera, è un effetto-boomerang per i cittadini lombardi che per altre settimane (o più probabilmente mesi) dovranno convivere con insostenibili chiusure e limitazioni delle libertà fondamentali senza alcuna prospettiva per il futuro.

“Comunicare ai lombardi e alla Lombardia, all’ora di cena, che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma inaccettabile. A rendere ancor più incomprensibile questa decisione del Governo sono i dati attraverso i quali viene adottata: informazioni vecchie di dieci giorni che non tengono conto dell’attuale situazione epidemiologica”. Lo dice il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commentando le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Le richieste formulate dalla Regione Lombardia, ieri e oggi, dunque – conclude Fontana – non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita”.



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