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Ance Brescia sui danni del lockdown: “Lavori pubblici, difficoltà su organizzazione e approvvigionamento”

venerdì, 27 novembre 2020

Darfo Boario Terme – Brescia è una provincia attiva anche dal punto di vista dei cantieri pubblici, ma le restrizioni imposte, in alcuni casi, stanno paralizzando la crescita. È lo scenario che emerge dall’indagine di Ance Brescia rivolta agli uffici tecnici comunali della provincia, per valutare gli effetti del secondo lockdown sugli appalti pubblici. Una ricerca che ha visto una forte partecipazione da parte delle pubbliche amministrazioni, le quali hanno contribuito in modo puntuale, fornendo le informazioni necessarie al fine di costruire un quadro il più rappresentativo e dettagliato possibile della realtà bresciana.

Dall’indagine è emerso che tutti i comuni interrogati hanno all’attivo almeno un cantiere affidato attraverso appalto, informazione che delinea un territorio dinamico sotto il punto di vista edilizio e attento alle esigenze di rinnovamento dei propri siti. Il 47,6% del totale ha dichiarato di avere all’attivo da uno a tre cantieri, il 40,5% da tre a dieci e un buon 11,9% oltre i dieci. Più della metà dei lavori sono affidati a imprese lombarde, cioè il 60%, mentre il restante si suddivide in cifre più esigue per tutto il territorio italiano.

“Gli oneri derivanti dalla attuazione delle misure anti-Covid stentano ad essere riconosciuti a chi ha dovuto riorganizzare tutta la produzione di cantiere a causa della pandemia. Una soluzione? Nel contemperamento dei reciproci interessi è prioritario che imprese e pubbliche amministrazioni trovino un punto di incontro, per riallinearsi sui lavori in corso e sui processi nell’immediato futuro, al fine di raggiungere insieme il traguardo e portare al termine il lavoro. Gli effetti negativi di questa pandemia non devono ricadere sulle imprese, ma nemmeno sulle amministrazioni, aspetto necessario per salvaguardare la tenuta di tutto il sistema economico”, dichiara il presidente di Ance Brescia, l’ingegnere Massimo Angelo Deldossi.

Un aspetto interessante della ricerca è il dato sulle difficoltà incontrate dal 21,4% dei soggetti interrogati nell’esecuzione dei lavori a causa delle norme restrittive vigenti. La sospensione delle attività è risultata indispensabile nel 23,8% dei casi.

Ma il segnale positivo è che i cantieri non si fermano: le imprese rimangono fedeli agli accordi pattuiti con le pubbliche amministrazioni, collaborando per trovare soluzioni alle criticità del momento.

Tra le difficoltà incontrate nell’esecuzione dei lavori, il problema maggiore riscontrato da oltre il 30% degli interpellati è l’organizzazione delle trasferte e degli spostamenti degli operai. Infatti, nonostante l’aggiornamento dei piani di sicurezza e coordinamento (Psc), restano ancora alcune criticità irrisolte, quali la programmazione del pranzo dei lavoratori a causa della chiusura della maggior parte dei punti ristoro. Oltre al problema dell’approvvigionamento c’è da segnalare anche una difficoltà nell’organizzazione del cantiere e nell’esecuzione dei lavori. Purtroppo, il rispetto dei protocolli delle norme igienico sanitarie, hanno costretto molte imprese edili a rivedere il progetto presentato in occasione della partecipazione all’appalto, soprattutto in merito ai processi organizzativi delle varie modalità di lavorazione. Tali revisioni, in molti casi, hanno portato a una modifica del cronoprogramma, che ha spesso allungato i tempi e aggiunto spese impreviste.

A queste complicanze si aggiungono i problemi di una normativa pubblica che vive di deroghe mal formulate e di norme “a tempo”. Inoltre, la difficoltà di dover svolgere il lavoro d’ufficio in modalità smart working, segnalata anche dagli stessi enti pubblici interpellati, si scontra con gli ingranaggi di una pubblica amministrazione non ancora digitalizzata nel modo dovuto, che proprio in questo momento sta pagando tutta la sua arretratezza. Situazione che in molti casi provoca pesanti ripercussioni negative sull’attività delle imprese.



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