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Dalla Val di Non ad Harare, Margherita da Cles racconta il lockdown in Zimbabwe

lunedì, 1 giugno 2020

Cles – Da quattro mesi Margherita da Cles è lontana dalla sua terra d’origine, Cles (Trento), la Val di Non e il Trentino e in questi mesi ha raccolto nel suo diario appunti ed ha tante storie da raccontare. Il primo desiderio è riabbracciare i propri cari. Margherita de Cles lascia l’Italia lo scorso febbraio per un viaggio di lavoro in India, con in programma una tappa di qualche giorno in Zimbabwe per festeggiare il compleanno di un amico e nel Paese africano sta trascorrente il lockdown.

Margherita da Cles 01Dal diario di viaggio il racconto di queste settimana da Margherita da Cles
“Visto lo scoppio violento in Italia dell’emergenza coronavirus e l’impossibilità di rimpatriare a casa, sto trascorrendo il lockdown in Zimbabwe dove fino a poche settimane fa i casi di Covid-19 erano solo 54 e nelle ultime giornate sembrano aumentare a vista d’occhio. Da Zambia, Botwsana, Mozambico e Sud Africa rientrano illegalmentante a casa i rhodesiani e portando con loro il virus.  Una situazione incontrollabile e, se fino a poco tempo fa, sembrava contenuta, ora si teme il peggio e che possa scoppiare da un momento all’altro e addirittura anticipare la seconda ondata.

L’inverno in Zimbabwe è comunque generoso, il sole splende fino alle 17.45, il momento in cui regala indimenticabili tramonti, lasciando poi subito spazio a un buio profondo. Si cena presto qui, tra le 18 e le 19. Per strada la gente rispetta le regole indossando le mascherine, anche la social distance si fa ancora un pò fatica vista la voglia di comunicare o anche solo per il fatto di sottovalutare corona. Un Paese che aveva già imparato a vivere situazioni difficili e in cui la comunità nera è una minoranza in termini di diritti e potere.

Ma qui più che mai si vivono situazioni scomode imposte da un governo che ha il potere di far cambiare il cambio del dollaro dello Zimbabwe da 55 a 60 per un dollaro americano e pensare che negli anni d’oro due dollari dello Zimbabwe valevano al massimo un dollaro americano. E se da un lato l’economia non sembra migliorare come ormai in tutto il mondo in questo momento, dall’altra parte lo Zimbabwe gode di un gran senso di adattamento e ottimismo.

Margherita da Cles 02In una delle mie giornate qui mi è capitato di portare del cibo a una comunità di bambini fuori Harare e vedere che molte persone qui donano cibo più che denaro garantendo almeno un pasto al giorno per questi bambini. La gente vive comunque in case in mattoni e non in case di paglia o fango come in Brasile o India. Il problema dell’acqua e dell’elettricità è un problema di ricchi e poveri a cui dovrebbe provvedere il governo…

Ci sono purtroppo molti street children come del resto in tutto il resto dell’Africa e molto spesso quelli sono i più difficili da recuperare.

Margherita da Cles 03E se da un lato ciò che vivo qui ha davvero qualcosa di magico e unico, dall’altra la nostalgia di casa si fa sentire forte anche se so già che sarà difficile lasciare questo Paese che mi ha coccolata protetta e aperto la mente.

Non c’è giornata che passi che non ci sia qualcosa da fare nuovo o che qualcuno organizzi qualcosa.

Shabbat, serate a tema, corsi di cucina, compleanni o un semplice caffè, cene diplomatiche, sono momenti di gioia e genuina, senza parlare poi della varietà di culture ed etnie e del fascino indistinto delle case che mi ospitano tutte coloniali e con tocchi di arte locale.

Ci sono posti incantevoli qui con persone davvero speciali e che hanno girato tutto il mondo, poi hanno deciso che questa era la loro casa, hanno creato luoghi in cui bere una tazza di thè con una tartina al limone o una centrifuga di mela e zenzero hanno un valore in più. Inoltre le galline e i pavoni fanno compagnia mentre ascolti un vecchio LP di Edith Piaf che suona la tua canzone preferita. E per un attimo ti dimentichi di tutto ciò che sta accadendo fuori e lasci che i tuoi sensi siano trasportati in un’altra dimensione di bellezza e pace.

Perchè con il coronavirus non possiamo che essere pazienti e non fare programmi se non vogliamo essere delusi, così aspetto il mio volo, il mio ritorno in patria quando le frontiere saranno aperte anche per i voli internazionali. Ma una cosa è certa non sarà un biglietto di sola andata…“.



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