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Cimice asiatica, APOT illustra situazione e progetti futuri

giovedì, 26 settembre 2019

Cles - Halyomorpha halys, detta cimice marmorata o cimice asiatica, è ormai una presenza costante nei frutteti trentini ed all’approssimarsi dell’autunno la vedremo spesso anche nelle case.

È un insetto fastidioso ma innocuo per l’uomo. Al contrario molto dannoso per l’agricoltura, originario dei paesi asiatici ed arrivato fino a noi con i normali mezzi di spostamento, dall’aereo alla macchina, per turismo o per commercio. È frutto anche questo della globalizzazione, che con i suoi pro o contro caratterizza oggi il mondo.

Il sistema frutticolo rappresentato da APOT con i Consorzi Melinda e “La Trentina” ha seguito con costante attenzione e crescente preoccupazione l’evoluzione della “cimice asiatica” in Trentino.

Già dal 2017 è attiva una collaborazione con il finanziamento da parte di APOT di un “dottorato” presso la Fondazione E. Mach per approfondire lo studio dell’insetto. Va innanzitutto evidenziato che già dal 2015 il tema è oggetto di studio da parte dei tecnici e ricercatori della Fondazione E. Mach e che dal 2017 APOT finanzia un dottorato per approfondire le conoscenze base della Halyomorpha halys (cimice asiatica).

Nel 2018 è stato attivato in APOT un tavolo di coordinamento sul problema, proseguito nel corso del 2019 APOT ha coordinato 6 riunioni tecniche con i rappresentanti dei principali Consorzi frutticoli ed i tecnici del Centro di Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach, per seguire lo sviluppo della popolazione di cimice e coordinare le azioni possibili per la mitigazione del problema.

Dalla terza riunione si sono date precise direttive per attivare i primi interventi di controllo fitosanitario, limitatamente alle aree più esposte, in particolare in prossimità di aree boscate, incolte o con presenza diffusa di altre specie “ospite”. Le successive riunioni hanno permesso di fornire ulteriori indirizzi tecnici con la stessa logica, seguendo la crescita del problema non solo nelle zone a Sud di Trento ma anche in altri territori.

Le aree più colpite sono localizzate a sud della città di Trento, con progressiva diffusione verso le vallate laterali, i frutteti a nord di Trento ed anche della Valle di Non, dove l’insetto è già presente ed attivo in vicinanza dei boschi.

A seguito della riunione del gruppo tecnico del 17 settembre scorso si può oggi confermare un danno “medio” di circa il 5-10% nelle zone più colpite e per le aziende che hanno seguito le indicazioni tecniche condivise e fornite dai Tecnici della Fondazione Mach. I danni ai frutti possono però variare da pochi punti percentuali ad oltre il 40-50% per i casi più critici, dove l’applicazione delle indicazioni tecniche è stata meno diffusa o meno diligente.

Si rileva infatti l’importanza di eseguire gli interventi fitosanitari nelle fasi giuste di sviluppo dell’insetto, nei momenti più indicati della giornata e con adeguati accorgimenti tecnici.

Il costante monitoraggio ed il coordinamento tra produttori e consulenza tecnica nel corso della stagione 2019 conferma la possibilità di mitigare gli effetti della cimice seguendo con cura le direttive tecniche fornite.

Dal punto di vista economico, a circa metà della campagna di raccolta delle mele porta a circa 5 milioni di euro una prima stima del danno totale, che potrebbe ulteriormente crescere per le varietà più tardive, più esposte al danno.

“APOT, assieme alle diverse organizzazioni di rappresentanza ed in particolare Assomela, ha indirizzato diverse sollecitazioni alle autorità competenti”sottolinea Alessandro Dalpiaz, Direttore di Apot e di Assomela“Sollecitazioni che riguardano alla urgenza di sbloccare la possibilità utilizzare gli insetti competitori naturali della cimice, alla necessità di mantenere un ventaglio adeguato di fitofarmaci da impiegare con intelligenza, ma anche la urgenza di trovare risorse economiche adeguate per le protezioni passive come le reti antinsetto e per sostenere finanziariamente le imprese danneggiate oltre certi limiti di soglia”.

Il Presidente di APOT Ennio Magnani conferma la diffusa preoccupazione ma anche la forte presenza delle Istituzioni, in particolare della Provincia autonoma di Trento, che ha già provveduto ad attivarsi a tutti i livelli nazionali e locali per trovare soluzioni adeguate al problema: “A sostegno dei produttori un “fondo mutualità” in via di studio e costituzione in collaborazione con il Consorzio di difesa Co.Di.PRA potrebbe rappresentare una strada da privilegiare”.

Una sollecitazione precisa è stata data anche per introdurre dal 2020 l’obbligo di applicare una serie di pratiche e tecniche per massimizzare l’efficacia di controllo del patogeno.

Le direttive tecniche non dovranno limitarsi ai fitosanitari, ma dovranno comprendere pratiche agronomiche come lo sfalcio frequente dell’erba ed una collaborazione, già sondata, con i Consorzi di Bonifica o altri enti per la corretta gestione delle fosse che intercalano i frutteti nelle zone di fondovalle e possibilmente anche le rampe del reticolo stradale, dalla viabilità minore alle autostrade.

Il rispetto di tali indicazioni obbligatorie costituirà pre-requisito per l’accesso ai benefici del fondo. A fine settembre il problema sarà illustrato da Assomela a livello comunitario, sia direttamente che attraverso le associazioni di riferimento Freshfel ed Areflh.

Le principali preoccupazioni delle associazioni riguardano gli indirizzi tecnici e le modalità di sostegno per le aziende nel periodo necessario per un insediamento vasto ed efficace dalla “vespa samurai”, in grado di parassitizzare le uova della cimice, l’equilibrio economico delle aziende frutticole coinvolte ma anche, analogamente a quanto sta succedendo in regioni limitrofe, i riflessi occupazionali e sociali che potrebbero derivare dai danni e mancata produzione del settore melicolo.

APOT rileva un ottimo livello di coordinamento con tutte le Istituzioni coinvolte, in particolare la Provincia autonoma di Trento e la Fondazione Edmund Mach e si confida che la forte organizzazione cooperativa, il diffuso senso di compartecipazione al problema e collaborazione con tutti i soggetti della filiera agricola possa facilitare le sinergie necessarie per superare anche questa nuova emergenza fitosanitaria.



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