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Passo Tonale, emergenza cervi. La lettera: “I colpevoli devono pagare”

sabato, 31 marzo 2018

Passo Tonale – L’emergenza cervi sembra non aver fine. Un professionista camuno, Santo Spavetti, ha inviato una riflessione e chiesto alle istituzioni preposte di avviare un piano di selezione.

cervo 30Ecco il testo:

In Alta Valle Camonica e nella vicina Valtellina è molto animato il dibattito sulla morte dei cervi, tra quanti vorrebbero sfamarli con del foraggio e i biologi del parco dell’Adamello e dello Stelvio che sostengono invece di lasciar fare alla natura. Da quando le competenze in materia di caccia sono passate alla Regione, l’incombenza spetta ai Comuni, i quali oltre ai costi del personale e dei mezzi di trasporto, debbono anche sobbarcarsi l’onere dello smaltimento. Sono allibito di fronte a queste cose e mi chiedo, se di animali selvatici ce ne sono troppi, mi sembra evidente che anziché farli morire di fame si può fare una caccia di selezione con rimozione dei capi in più, che venduti fruttano anche un introito, facendoli decimare dalla fame costano addirittura alla collettività per il recupero, oltre alle sofferenze agli animali. Inoltre il responsabile in merito sentito il parere dei biologi, doveva esaminare anche le conseguenze sentendo la Polizia Stradale, ex ASL (ASST) per le carcasse di animali, i cittadini che finanziano si rendono conto che i poveri animali spinti dalla fame si sono riversati per le strade più in basso nelle zone antropizzate, con il rischio di sinistri. Pertanto a mio parere vanno individuati i responsabili chi questo indecente comportamento e va aperta un’inchiesta dalla Procura sull’operato dei responsabili della morte di fame degli animali del Parco dello Stelvio, che se in sovrannumero si poteva pensare di cederli ad altri Parchi o zone in cui non ce ne sono. Per me i responsabili di questa sconcertante ed inammissibile rimozione di cervi e altre specie in un Parco Nazionale vanno rimossi dall’incarico o affiancati da un esperto serio e razionale che ne controlli l’operato per evitare altri incivili genocidi di animali, sperpero di fondi a rimuovere animali che si potevano, se in eccesso, prelevare e vendere, pericolo di incidenti per gli automobilisti. Io abito in zona e in sovrannumero sono nel Parco dello Stelvio, in quello dell’ Adamello sono rari, per cui si potevano anche prelevare e spostare, senza farli morire di fame. Che lo Stato intervenga a ridefinire il Parco dello Stelvio per evitare altre situazioni di questo tipo. Quando c’era il CFS (Corpo Forestale dello Stato), in questi casi “eccezionali” gli si dava il fieno, cosi fanno anche in Svizzera, dove nei boschi ci sono le apposite mangiatoie, nel caso di mancanza totale di cibo per nevicate abnormi, non vedo perché non salvali dalla morte per fame e alimentazione impropria, tipo campo di concentramento dove mangiavano le “rusche de le patate” per non morire di fame. E’ chiaro che se c’era erba o fieno non mangiavano il cibo “improprio”, causa del decesso in molti casi è il sale delle strade, in quanto non sarebbero scesi a valle e nemmeno sarebbero stati investiti dalle auto, grazie ai morti di fame che non finanziano un po’ di fieno in questi casi eccezionali. Mi pare evidente che, se troppi, anziché la morte per fame con sofferenze per l’animale e spese di recupero a carico di pantalone, si rimuovono i capi in più e si spostano nel vicino parco dell’ Adamello, in cui sono rarissimi, evitando la migrazione a valle in cerca di cibo con rischio di tragici sinistri, questi signori pensano alle conseguenze delle loro azioni incivili, un allevatore i cui animali fossero riversati dai pascoli alpini sulle strade verrebbe denunciato e perseguito. E i biologi non hanno colpe, ma li ha chi ha sentito solo tale parere, senza pensare alle conseguenze, chiunque capirebbe che senza erba un animale scende a valle prima di morire di fame, il responsabile va immediatamente rimosso stante i pericoli che condotte incivili possono comportare, e indagato per maltrattamento e soppressione per “morte di fame” di centinaia di animali protetti in un Parco Nazionale ed eventuali altri reati e in merito ai pericoli causati per la sicurezza stradale“.


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