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La figura del Manager territoriale discussa al Festival della Famiglia

giovedì, 10 dicembre 2020

Trento – La pandemia Covid ha confermato la necessità di ripensare i servizi alle persone sul territorio. Da aprile e in pochi mesi, la “nuova normalità” ha portato a profondi cambiamenti nel sistema economico e dell’organizzazione del lavoro, nella scuola. Per quanto riguarda, nello specifico, il sistema di welfare, il superamento della crisi non si tradurrà con la riproposizione del modello precedente bensì nella rimodulazione delle politiche di sviluppo dei territori. Festival famiglia - 2018Una prima risposta alle nuove esigenze è arrivata dal Festival della Famiglia, che negli scorsi giorni ha chiuso l’edizione 2020, rilanciando con una nuova figura: il manager territoriale. “Si tratta di un professionista che mette in campo conoscenze e abilità legate alla progettazione e al lavoro di rete nell’ambito delle politiche territoriali, istituita per valorizzare il lavoro di coloro che – operando soprattutto nelle politiche giovani e familiari – sono in grado di agire in un contesto dinamico, reso difficile anche da una pandemia, mettendo in campo soluzioni anche creative”.

A tratteggiare il profilo è la giornalista Linda Pisani, che ha raccolto le prime esperienze dei manager territoriali, protagonisti di un libro di prossima uscita. La guida, edita da List Lab, è stata realizzata a cura dell’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la Fondazione Franco Demarchi.

Il manager territoriale è il nuovo profilo professionale, individuato dall’Agenzia provinciale per la famiglia, per lavorare in rete nell’ambito delle politiche giovanili, familiari e di sviluppo di comunità. “La figura professionale – spiega Linda Pisani – progetta e organizza azioni integrate sul territorio e promuove il lavoro di rete tra i diversi attori presenti, al fine di rendere protagonista e valorizzare la comunità”.

Ad oggi sono 47 i manager territoriali certificati, presenti in larga parte sul territorio del Trentino che ancora una volta si propone a livello nazionale quale laboratorio per lo sviluppo di politiche innovative e nuovi profili lavorativi. Il modello trentino, nato nel 2018 e unico in Italia, ha già suscitato l’interesse di altre regioni e province italiane, ad esempio Bolzano, che nei prossimi mesi lo adotteranno. Ad occuparsi del percorso di validazione e certificazione delle competenze dei manager territoriali è la Fondazione Franco Demarchi.

La certificazione vuole essere, innanzitutto, il riconoscimento e la valorizzazione dell’esperienza degli operatori territoriali che agiscono in Trentino nell’ambito delle politiche giovanili e familiari. “Il profilo professionale di manager territoriale – spiega Lara Deflorian, referente del percorso di validazione per i manager territoriali della Fondazione Demarchi – è stato inserito due anni fa nel repertorio provinciale delle qualificazioni professionali, valido su tutto il territorio nazionale ed è certificabile attraverso il riconoscimento di competenze derivanti da esperienze non formali e informali”.

I percorsi di certificazione abbracciano un modello innovativo di crescita territoriale e si fondano sul diritto di ciascuna persona di vedere riconosciute le proprie competenze a prescindere dal contesto in cui esse sono state maturate. Le competenze validabili e poi successivamente certificabili sono tutte quelle che le persone acquisiscono in contesti non solo scolastici, ma anche e soprattutto nei contesti lavorativi e in generale, attraverso tutte le proprie esperienze di vita.

“In generale – aggiunge Deflorian – l’obiettivo della certificazione delle competenze ha un valore istituzionale e sociale, ma è importante sottolineare che rappresenta, secondo la normativa nazionale, un diritto di ogni cittadina e di ogni cittadino e un dovere civico delle istituzioni”.

“I manager territoriali – sottolinea Luciano Malfer, dirigente dell’Agenzia per la famiglia – sono figure trasversali che, tra le competenze, hanno anche la capacità di generare capitale relazionale strategico e funzionale rispetto allo sviluppo della comunità, ai programmi dei Distretti Famiglia e piani Giovani di zona e ambito. Compito dei Manager territoriali è quello di essere generativi, delineare nuove opportunità, alimentare quella ‘ragnatela’ che non cattura ma che, al contrario, crea vantaggi inediti e moltiplica il capitale relazionale”. I manager territoriali sono dunque facilitatori, innovatori, coloro che nella comunità uniscono soggetti diversi a vantaggio di tutti e capitalizzano le migliori risorse nei giovani e nelle associazioni per sviluppare progetti di innovazione. I nuovi manager hanno un ruolo di figura tecnica di supporto all’istituzione e ciò garantisce continuità nelle politiche e nelle pianificazioni territoriali.

Nel libro “Manager territoriale. Guida alla certificazione delle competenze”, sono contenuti i dettagli tecnici di questo percorso di accompagnamento e dà conto delle politiche e delle visioni che hanno portato ai processi virtuosi di innovazione territoriale. La pubblicazione, attesa per i prossimi mesi, fornisce dettagli utili a coloro che intendono diventare Manager territoriale. “Perché è importante diventarlo”, aggiunge la coautrice Linda Pisani.

Oltre al percorso di certificazione, il volume raccoglierà le storie di chi è diventato manager territoriale, per scelta, per caso, per necessità, per curiosità. Sono mondi diversi, ci sono percorsi diversi, età diverse, ma tutte le interviste hanno un denominatore comune: la sorpresa e lo stupore di scoprire quante cose sappiamo fare e facciamo, senza neanche rendercene conto.

“La certificazione – conclude Linda Pisani – serve a favorire lo sviluppo della comunità, del senso di appartenenza del territorio. Un territorio, se vuole crescere e guardare al futuro, imparando dal passato, deve coltivare eccellenze professionali, in grado di dare risposte ai nuovi bisogni dei cittadini. Ed il manager territoriale è la nostra risposta”.



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