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Scuola e Covid-19: confronto in Consiglio Provinciale a Trento

mercoledì, 6 maggio 2020

Trento - Il Consiglio provinciale si è riunito stamane “fisicamente” in aula per una seduta straordinaria dedicata alle problematiche della scuola alle prese con l’emergenza sanitaria da Covid-19. L’assessore Mirko Bisesti in aula: sulla scuola in questi mesi di emergenza Covid non sono stato assente. I consiglieri chiedono con alcune risoluzioni un piano preciso per la riapertura in settembre.

Consiglio Provinciale - TrentoIniziativa richiesta dalle minoranze e fatta propria dai capigruppo che ha portato alla seduta del Consiglio provinciale di Trento di ieri, aperta da una lunga e articolata relazione introduttiva dell’assessore Bisesti sul tema “emergenza epidemiologica e sistema dell’istruzione scolastica”. L’assessore ha detto di non essere stato “assente” in questi due mesi di emergenza epidemiologica evidenziando le indicazioni fornite dal Dipartimento istruzione della Provincia alle scuole per non rimanere ferme e perché potessero utilizzare con gli alunni la didattica a distanza (dad) e lavorando su questo tema alla formazione dei docenti. Bisesti ha anche anticipato alcune linee guida che la Giunta renderà note a breve sulla riapertura delle scuole in settembre. Al suo intervento è seguito un dibattito protrattosi nel pomeriggio nel quale i consiglieri di minoranza hanno presentato 6 Risoluzioni che impegnano la Giunta a definire entro fine maggio un piano che indichi come ripartirà concretamente la scuola trentina.

Bisesti risponde ai “leoncini della tastiera”: non è vero che io sia stato assente.

A presentare la relazione dell’esecutivo sul tema emergenza epidemiologia e scuola, è stato l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti. Leggendo un lungo documento Bisesti ha esordito ringraziando “per gli sforzi fatti e il buon lavoro svolto tutti i soggetti della scuola: dirigenti scolastici, personale Ata, assistenti educatori sia pubblici che privati, personale ausiliario” L’assessore ha rivolto un grazie anche agli studenti e alle loro famiglie, al suo dipartimento, all’Iprase e al suo staff. Questi due mesi, ha ricordato, sono stati molto intensi. Ha poi risposto alle accuse di “assenza” a lui rivolte da alcuni consiglieri e amplificate da “leoncini della tastiera”, con un puntiglioso resoconto cronologico delle iniziative messe in campo dall’assessorato, dal dipartimento e dall’Iprase in tempo di Covid-19. E soffermandosi infine sulla didattica on line e gli interventi formativi rivolti ai docenti per fronteggiare l’emergenza. Bisesti ha quindi passato in rassegna tutti i provvedimenti adottati dal presidente della Provincia e conseguenti ai decreti emanati dal presidente del Consiglio dei ministri (i Dpcm) a partire dalla prima ordinanza del 22 febbraio, che sospendeva i servizi socio educativi per la prima infanzia e i viaggi di istruzione fuori Trentino, fino al Dpcm del 26 aprile scorso relativo all’avvio della cosiddetta “Fase due”. Dpcm dhe confermava la sospensione della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche in presenza in tutte le scuole fino alla fine dell’anno scolastico. E alla delibera del 30 aprile scorso con cui la Giunta provinciale forniva indicazioni alle istituzioni scolastiche e formative, provinciali e paritarie, del primo e del secondo ciclo, connesse alla prosecuzione del periodo di sospensione delle attività didattiche in presenza, e aggiungeva disposizioni sulla didattica a distanza, la valutazione degli apprendimenti e della capacità relazionale, la validità delle riunioni degli organi collegiali delle scuole in videoconferenza. Quel giorno la Giunta approvava anche un’altra delibera per disciplinare gli esami finali della formazione professionale.

La didattica a distanza, “unica modalità per veicolare contenuti agli studenti”

Molto spazio l’assessore ha poi riservato al tema della didattica a distanza (dad) nelle istituzioni scolastiche e formative, da cui definita “unica modalità per veicolare contenuti agli studenti”. Improvvisamente si è reso indispensabile organizzare ambienti digitali, acquisire competenze nell’uso di piattaforme e attivare strumenti di relazione e di condivisione per scambiare risorse educative in cloud e utilizzare app. La preparazione e l’esperienza dei docenti in questo campo è molto eterogenea e quindi il passaggio improvviso dalla didattica in presenza alla dad è stato molto diverso. Il Dipartimento Istruzione e Cultura – ha ricordato Bisesti – ha subito effettuato una mappatura delle piattaforme per l’insegnamento a distanza implementate nelle istituzioni scolastiche, da cui risultava che per quasi tutte erano già attivi degli ambienti per l’e-learning. “Si è quindi provveduto a dare supporto per l’attivazione delle Google suite alle istituzioni che ne erano sprovviste. Ecco perché oggi, ha evidenziato l’assessore, “tutte le istituzioni scolastiche sono dotate di strumenti che consentono di attuare attività didattiche a distanza, utili a sostenere alunni e famiglie in una situazione eccezionale”.
Il 24 marzo scorso l’assessorato ha inviato alle scuole una nota con indicazioni più ampie ed articolate sulla gestione della dad e le prime indicazioni sulla valutazione.

Un sondaggio e un questionario sulla didattica a distanza

Bisesti ha citato anche un sondaggio sottoposto alle scuole il 16 aprile scorso, che chiedeva di indicare sia punti di forza sia criticità riscontrate dal punto di vista didattico nella realizzazione delle attività a distanza. “Il contributo che potrà arrivare in questo modo – ha commentato – è utile sia per la condivisione delle esperienze maturate sia per elaborare linee guida per il futuro”. Bisesti ha preannunciato che consegnerà i risultati del sondaggio al presidente Kaswalder perché sia messo a disposizione di tutti i consiglieri provinciali. L’assessore ha aggiunto che il 23 aprile scorso alle scuole sono state anche fornite indicazioni utili alla valutazione degli apprendimenti con la dad. Inoltre l’11 marzo, ha proseguito l’assessore, il dipartimento ha chiesto ai dscolastici di compilare un questionario di rilevazione delle attività di insegnamento/apprendimento effettuate a distanza, per avere un quadro dettagliato sulle scelte operate dalle scuole sulle dad già avviate e programmare altri strumenti a supporto di docenti e alunni. L’indagine permetterà di identificare lo stato dell’arte delle scuole, tenendo conto di chi è partito attrezzato, perché aveva già l’infrastruttura tecnologica e le risorse per la dad ,e di chi ha dovuto avviare ex novo il processo, “mobilitando da un giorno all’altro coloro che avevano le competenze professionali per supportare i colleghi su questo sistema. Dall’indagine è emerso che per un gruppo di docenti il passaggio è stato “naturale” e “indolore” soprattutto nelle superiori e nella scuola professionale, meno nelle altre.

L’animatore digitale, docente indispensabile per gli altri insegnanti

Per i docenti per cui la dad era una novità o quasi la scuola ha organizzato percorsi di formazione attingendo prevalentemente a risorse interne. La figura chiave in queste attività formative per docenti è stata quella dell’animatore digitale che, rilevando i bisogni formativi dei colleghi ha differenziato gli interventi in base alle loro competenze e li ha affiancati nell’acquisizione delle abilità strumentali necessarie per attivare differenti tipologie di dad. I dirigenti hanno giudicato “indispensabile” la figura dell’animatore digitale in questa emergenza. Molto diversa – ha proseguito l’assessore – appare la situazione tra scuola primaria e scuola secondaria di primo grado: per molti docenti della scuola primaria è stata un’assoluta novità e sono stati colti un po’ alla sprovvista, al contrario, nella scuola secondaria di primo grado molti docenti già utilizzavano Classroom in continuità alla didattica in presenza. Il ‘nucleo’ dei docenti “digitali” ha saputo in breve tempo coinvolgere in modo attivo e costruttivo i colleghi. I docenti che non si sono ancora attivati sono in numero molto limitato, in qualche caso anche a causa di problemi tecnici legati alla mancanza di connessione. I primi giorni si sopperiva andando a scuola, ma poi è emersa un’ottima collaborazione di tutti: dal riscontro dell’ottimo lavoro dell’animatore digitale, al peer learning dei docenti, fino al supporto costruttivo delle rappresentanze sindacali interne.

Le criticità: passaggio troppo veloce alla dad, banda insufficiente, pc inadeguati

Bisesti non ha nascosto alcune criticità riscontrate in questa fase ed emersa dal monitoraggio della situazione delle scuole. Il passaggio dalla didattica “tradizionale”, svolta in aula alla dad è stato troppo veloce perché tutti potessero adattarsi, la banda disponibile talvolta è insufficiente per un approccio massivo alla dad, si è saputo che i docenti disponevano di strumenti tecnologici inadeguati. Si sono poi notate la necessità dei bambini della primaria di accedere al pc in presenza del genitore, e la difficoltà di utilizzare la dad per le materie tecnico-manuali. Nel complesso, tuttavia, l’assessore ha parlato di “una buona partecipazione da parte degli studenti, particolarmente attenta e regolare da parte di quelli della scuola secondaria di primo e secondo grado”. Due le criticità più rilevanti rilevate: di connessione e strumentali, legate al supporto della famiglia e alla responsabilità degli alunni. Nel primo caso emerge una certa disuguaglianza nell’accesso alle risorse Internet, perché non tutte le famiglie hanno un pc e/o una connessione efficiente e quelle con più figli non dispongono di più dispositivi, oppure c’è il genitore che lavora in smart working. Per molteplici esigenze, insomma, vi è spesso un unico computer da condividere. Per questo alcune scuole hanno messo a disposizione tutti i computer di proprietà, riservandone alcuni per lo smart working del personale. Nel secondo caso vi sono situazioni di difficoltà, per la necessità di supportare i bambini della scuola primaria da parte dei genitori, cosa che non è sempre fattibile per mancanza di tempo, incapacità di utilizzare gli strumenti digitali oppure per il contenuto dei compiti richiesti. Un altro punto cruciale rimane la responsabilità degli studenti nell’eseguire le consegne dei compiti assegnate dai docenti.
Si evidenzia una diffusione più lenta nei bacini di utenza con alta percentuale di famiglie in difficoltà e un numero elevato di studenti con bisogni educativi speciali (bes) di fascia a e di bambini stranieri che avendo un’autonomia limitata hanno bisogno di guida e supporto. Difficoltà sono emerse anche per la formazione professionale per l’impossibilità di riprodurre in virtuale i laboratori tecnici. Tuttavia sono state escogitate soluzioni interessanti e creative a seconda della tipologia di laboratorio.

Iprase: quintuplicati i docenti che hanno partecipato all formazione del personale

Bisesti ha poi occupato gran parte delle sua relazione al’Iprase che ha curato le attività di formazione per docenti, dirigenti e personale Ata durante l’emergenza sanitaria, indicando anche le prospettive di lavoro future del centro.
“Ciò che colpisce – ha osservato commentando i dati delle iniziative – è il rilevante numero soprattutto di docenti attivato dalle proposte Iprase. Dai dati sulle attività di formazione emerge una partecipazione/coinvolgimento di persone almeno 5 volte superiore rispetto al passato. Questo per la maggior fruibilità delle proposte di formazione a distanza, che riducono gli oneri di spostamento e consentono una gestione della partecipazione più libera e autonoma in termini temporali (una persona può decidere autonomamente quando svolgere la propria formazione e i compiti assegnati). Sul risultato ha pesato anche l’emergere. Per il futuro, l’assessore ha informato che l’Ipras intende programmare nel breve periodo l’accompagnamento formativo alla chiusura dell’anno scolastico in corso e poi quello per l’avvio del prossimo. Sicuramente, ha concluso, il tema della didattica a distanza rimarrà centrale per le scuole, perché il diritto allo studio dovrà essere garantito privilegiando un sistema “misto” (a distanza /in presenza), che assicuri il rispetto del distanziamento sociale e l’uso dei dispositivi individuali di sicurezza.

Le prospettive: distanziamento, accesso e utilizzo dei locali e dei mezzi

Nella parte finale della sua relazione l’assessore ha ricordato che le tutele sanitarie imposte alla scuola in tutta Italia, limitano le possibilità di pensare all’organizzazione del sistema provinciale, ma sono anche il punto di partenza per definire le possibilità concrete di esercizio delle nostre prerogative autonomistiche. Bisesti ha confermato che su queste basi l’anno scolastico in corso non si concluderà con il rientro in classe. Proseguirà quindi l’attività didattica, formativa ed educativa da remoto e sono attese dal ministro dell’istruzione le istruzioni per lo svolgimento degli esami di stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione. “Seguendo un approccio pragmatico”, Bisesti ha segnalato tuttavia che in questa fase di emergenza le scuole sono state chiamate ad esercitare un ampio margine di autonomia organizzativa e senza dover patire limiti o condizionamenti da parte dell’amministrazione scolastica centrale. Amministrazione centrale che si è limitata a sollecitare gli interventi didattici da remoto più opportuni, e sarà solo il ministro con un’apposita ordinanza a “definire specifiche misure sulla valutazione degli alunni e studenti”. L’assessore ha detto di temere che “la stanchezza” di alunni, studenti e docenti “a cui devono essere associate minori motivazioni legate al mancato ritorno sui banchi di scuola e al confronto d’aula, genereranno difficoltà specifiche, soprattutto in chi ha dimostrato minore capacità di adattamento a questa nuova situazione didattica”. “Pensare al nuovo anno scolastico – ha proseguito – impone senza dubbio un’ampia e condivisa riflessione, in primo luogo con le istituzioni scolastiche oltre che con altri soggetti esponenziali, per la presa in carico dei vincoli derivanti da potenziali scelte sanitarie operate sul piano nazionale, ma anche dei condizionamenti specifici che la realtà del nostro territorio ci potrà imporre. Più concretamente, già oggi si parla della necessità di prevedere formule organizzative e logistiche tali da garantire il distanziamento sociale delle persone ed, inoltre, di adottare presidi e precauzioni nell’accesso e nell’utilizzo dei locali e dei mezzi destinati ad un pubblico servizio”.

Ecco come potrà cambiare da settembre la scuola trentina: trasporti, mensa, orari

“I mezzi di trasporto adibiti al servizio scolastico vedrebbe ridotta l’attuale capacità di movimento degli studenti ad un valore inferiore al 50% di quello attuale. Per ovviare, almeno in parte, a ciò si potrebbe solo pensare a rivedere significativamente il tempo scuola al fine di differenziare gli orari di avvio e di conclusione delle lezioni, così da evitare le attuali concentrazioni. Analogo ragionamento dovrebbe essere fatto per le mense: per l’accesso al servizio di ristorazione scolastica, visto che gli spazi dimezzerebbero l’attuale capienza, secondo Bisesti si può pensare a modalità alternativa di somministrazione dei pasti impiegando anche altri locali. E tra essi potrebbero considerarsi le stesse aule ovvero riducendo i rientri pomeridiani in modo tale da ridurre gli accessi quotidiani al servizio di mensa. Per l’attività didattica sia l’orario giornaliero sia quello settimanale e annuale delle lezioni dovrà essere ripensato tenendo conto di tutti i vincoli presenti e avendo come linea guida la conservazione necessaria delle attività essenziali, tenendo conto delle età e delle situazioni di disagio e dei bes.

Sotto il profilo logistico, ciascuna istituzione scolastica sarà chiamata ad una verifica puntuale delle capienze in rapporto al numero degli studenti e degli insegnanti potenzialmente presenti in classe. Esemplificando in una classe di 45 metri quadri andrà indicato a livello di sicurezza sanitaria il numero massimo di presenze possibili in contemporanea. Potenzialmente andrebbe valutata anche la reale possibilità di articolare il servizio scolastico impiegando il maggior numero possibile di aule disponibili, ma anche di turnazione degli studenti con frequenze antimeridiane e pomeridiane. Oltre a questi aspetti essenziali, grande importanza dovrà essere garantita alle fasi d’ingresso e di uscita dalla scuola come ai momenti di ricreazione. Si dovranno conservate le prescrizioni relative a: dispositivi di sicurezza, igiene personale, arieggiamento costante dei locali e sanificazione degli spazi. Ossia tale impianto organizzativo garantirà ulteriori e necessarie condizioni di sicurezza per l’attuazione del servizio scolastico.

Su questi aspetti, vista la diversificazione e articolazioni delle scuole, la Provincia fornirà alle istituzioni linee guida fondamentali e indicazioni operative valide per l’intero sistema, lasciando spazi di autodeterminazione organizzativa per una migliore e più efficace definizione delle modalità concrete di avvio del servizio scolastico.

Le anticipazioni delle linee guida della Pat per la ripartenza dell’attività

A breve, ha preannunciato l’assessore, la Giunta approverà le linee guida per la ripartenza dell’attività didattica. Esse saranno il frutto di alcuni gruppi di lavoro che stanno già operando in questi giorni. Cardini imprescindibili delle linee guida saranno, l’autonomia scolastica che permetterà a ciascun istituto di agire in collaborazione con gli altri enti e associazioni del territorio anche per reperire spazi, ecco il secondo punto, per evitare eccessive concentrazioni di persone nelle singole classi e rispettare le prescrizioni mediche. Si sta pensando per questo a una turnazione delle classi, con attività che possono essere fatte da casa. Sarà molto per questo differenziare e concentrarsi anche sulle caratteristiche degli studenti. Mentre quindi i laboratori saranno necessariamente a scuola in presenza, le lezione teoriche si potranno svolgere in remoto con postazioni da casa o utilizzando le postazioni nelle aule informatiche delle scuole. Bisesti ha escluso i viaggi di istruzione all’inizio del prossimo anno scolastico. Ancora, le prime classi della primaria avranno più tempo in classe rispetto alle quinte. Idem per le scuole secondarie. Più si va avanti con l’età dello studente, maggiore è la sua autonomia e maggiore deve essere la sua responsabilizzazione.
Per la fascia 0-6 anni Bisesti prevede che la Pat abbia insieme ai Comuni la maggiore autonomia decisionale pur nel rispetto delle norme sanitarie impartite dai Dpcm. “Siamo consapevoli che il ritorno alle attività produttive comporterà in molte famiglie il problema della conciliazione del lavoro con la cura dei figli. Ma auspichiamo che il governo ampli per tutti i lavoratori con figli il congedo straordinario stabilito per il Covid-19. Una volta che questo strumento sarà adottato, come amministrazione provinciale lavoreremo per potenziare gli assegni unici alle famiglie e sull’incremento di risorse per i voucher famiglia per i servizi conciliativi”.

Ora tagli a favore delle imprese, ma la scuola avrà risorse con l’assestamento

L’assessore ha detto di comprendere il malumore delle organizzazioni sindacali per il mancato adeguamento contrattuale legato al pubblico impiego nel settore scuola in quanto per l’emergenza le risorse sono state dirottate sulle imprese. E ha spiegato che “siamo stati costretti ad operare questa scelta per i tanti settori del privato forzatamente chiusi e il sacrificio è stato dovuto alle limitate risorse in nostro possesso. Ma Bisesti ha annunciato che comunque “nell’assestamento la Giunta prevede ulteriori fondi per la scuola che colmino soprattutto il digital divide.

La discussione. Cinque le risoluzioni presentate dalle minoranze

I primi 4 interventi del dibattito sono stati di Ugo Rossi del Patt, di Lucia Coppola di Futura, di Sara Ferrari del Pd e di Filippo Degasperi del Gruppo misto. Ciascuno ha utilizzato tutti e 30 i minuti a disposizione anche per presentare i contenuti delle 5 risoluzioni presentate dalle minoranze.

Rossi: la Giunta presenti un piano sulla ripartenza della scuola entro il 30 maggio

Rossi ha criticato l’assessore per essersela presa con i “leoni della tastiera” (“sulle tastiere – ha ribattuto l’ex presidente della Provincia, si sono costruite delle carriere”), per aver presentato un excursus degli atti emanati evitando di fornire “numeri” emergenti dal monitoraggio della situazione. “Lei – ha aggiunto – avrebbe dovuto iniziare questa relazione con un profilo istituzionale, da assessore all’istruzione della Provincia autonoma. Altro che leoncini da tastiera!”. Rossi ha poi ricordato che era stata la Giunta da lui guidata ad introdurre nell’aprile del 2018 la figura dell’animatore digitale, peraltro, allora, snobbata e criticata mentre oggi si rivela cruciale. Rossi ha poi preso di mira la “parole magica” utilizzata da Bisesti: assestamento. “L’assessore ha detto che se serviranno delle risorse per la scuola saranno messe nell’assestamento. Ma – ha ricordato – la Giunta ha appena tolto risorse alla scuola con la variazione del bilancio. E’ normale che in una situazione di emergenza come questa si debbono fare risparmi di spesa Ma se c’era un settore in cui occorreva aumentare la spesa questo era ed è la scuola”. I motivi secondo il consigliere non mancano di certo. “Aspetteremo allora questo assestamento”, ha commentato. Secondo Rossi l’assessore non ha dato alle famiglie indicazioni chiare con date e interventi per chiarire il percorso della scuola all’inizio del prossimo anno. In particolare per i genitori che manderanno i bimbi nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido. Per Rossi serve un potenziamento per rafforzare il welfare familiare con i voucher e i congedi parentali da aumentare proprio come aveva proposto prima dell’emergenza, inascoltato, il Patt. Secondo il consigliere l’assessore dovrebbe quindi assumersi gli impegni individuati nelle risoluzioni presentate dalle minoranze, tutte condivisibili e che indicano obiettivi precisi per trasporti, mense, formazione professionale, assistenza e bes. “Il problema è di metodo”, ha concluso, perché “ora non occorre una riforma della scuola ma coinvolgere tutti gli attori della interessati perché diano il loro contributo. Su queste basi l’assessore potrà e dovrà compiere scelte trasparenti, basate su numeri, monitoraggi, pareri scientifici. Scelte da comunicare a tutti perché sia possibile lavorarci su. Insimma, ecco la proposta, entro il 30 maggio la Giunta dovrà presentare un piano che definisca come saranno le attività scolastiche degli istituti di ogni ordine e grado e la formazione professionale nell’anno scolastico 2020-2021. Servirà un censimento puntuale e analitico della situazione delle disponibilità e dei bisogni, compresi i device per fornire i quali vi sarà bisogno di sostegni finanziari alle famiglie. Si tratterà anche di programmare il potenziamento della formazione dei docenti in tema di dad. E infine di indicare le risorse necessarie per realizzare questo piano, anche con una inevitabile maggiore dotazione di organici. Se questo piano arriverà, ha concluso Rossi, il Patt è disponibile a garantire il proprio sostegno alla Giunta, “perché non è nostro costume limitarci alla critica”. E ha suggerito all’assessore di usare la tastiera “per prendersi appunti, scrivere possibili soluzioni e trasformarle in atti amministrativi concreti che oggi mancano”.

Coppola chiede meno auto: si incentivi la mobilità scolastica con le e-bike

Lucia Coppola (Futura) ha ringraziato l’assessore per la relazione e soprattutto gli insegnanti che hanno davvero messo l’anima nel loro lavoro per seguire gli studenti. La consigliera ha ricordato di aver sottoscritto tutte e 5 le risoluzioni e contribuito alla stesura di quella del proprio gruppo. I temi aperti sono tanti e spesso riguardano problemi immediati come quelli dei genitori con bambini ai nidi e alle materne. L’auspicio di Coppola è che l’assessore tenga conto delle proposte contenute nelle risoluzioni per creare condizioni adeguate ad una ripartenza in tutte le scuole che garantisca la sicurezza e la tutela della salute, ma anche una risposta ai bisogni di socializzazione dei ragazzi privati in questo periodo della vicinanza di amici e amiche. Fra i tanti eroi citati in questo periodo si possono annoverare anche bambini e ragazzi.
Giusto per Coppola tenere chiusi gli istituti fino a settembre visto che di Covid si ammalano anche i minori che possono diventare vettori di contagio per i compagni e gli operatori della scuola. La decisione di non riaprire entro la fine di quest’anno scolastico per Coppola è quindi sensata, anche per predisporre un piano strutturale che metta tutti, bambini e bambine, nelle condizioni di poter ripartire in sicurezza.
La scuola, ha aggiunto, richiede investimenti e gli ultimi tagli operati dalla Giunta anche ai contratti nella scuola non lasciano ben sperare. Queste risorse, quindi, secondo Coppola andranno quindi reperite in altro modo con l’assestamento a sostegno della scuola. La tempistica è un elemento fondamentale per poter attuare queste condizioni perché tutte le scuole dovranno ad esempio affrontare la questione degli spazi che mancano anche negli edifici di più recente costruzione. Vi sono problemi che riguardano anche la sanificazione degli ambienti, carenze negli interventi di sostegno ai Bes che rischiano di rimanere indietro rispetto agli altri alunni. Atlro tema delicato per Coppola: i trasporti nell’ottica di una mobilità ordinaria che deve tener conto anche dei passeggeri che non si muovono per la scuola. I pullman dalle valli, infatti, sono di solito strapieni. Per l’esponente “verde” di Futura si dovrà disincentivare l’uso delle auto e favorire l’utilizzo della mobilità ciclopedonale verso le scuole. A suo avviso i giovani in servizio civile potrebbero fungere da accompagnatori degli alunni. Si potrebbero mettere a disposizione anche bici con pedalata assistita. Importantissimo sarà per Coppola il tema dell’inclusione sociale avvalendosi delle associazioni di volontariato e le cooperative che supportano le istituzioni scolastiche. Occorre chiedersi quale sarà il futuro degli assistenti educatori e delle persone che devono prendersi cura degli alunni. Tutte queste urgenze, insieme a quella della dad, mostrano che il tema scuola è particolarmente difficile e richiede un concorso di forze il più ampio possibile per conciliare salute e istruzione, diritti entrambi inalienabili da tutelare.

Ferrari: la Provincia eserciti la propria autonomia fornendo una cornice all’interno della quale le scuole possano adottare soluzioni adeguate e innovative

Sara Ferrari (Pd) ha chiesto che tutti siano messi nelle condizioni di poter dare un contributo di idee sul futuro della scuola trentina. Ma soprattutto per Ferrari la Provincia è chiamata oggi più che mai ad esercitare creativamente la propria autonomia in questo settore. “Quest’autonomia ci chiede di essere coraggiosi e sfidanti e non solo intervenire per l’emergenza aspettando che finisca”. Questa è a suo avviso una straordinaria occasione per compiere un grande passo in avanti. Vero, come ha detto l’assessore, che la struttura della scuola trentina sta reggendo all’emergenza, ma la parte politica dev’essere guida nel saper mettere insieme spunti e suggerimenti da trasformare in un piano innovativo. Su molti versanti: da quello degli spazi a quella dei numeri e del frazionamento degli alunni per classe, dalle regole d’ingresso e uscita agli orari, dalla dad a quella in presenza. Su questi cambiamento obbligatori occorrerà costruire un “nuovo passo” per la scuola trentina. Perché corra veloce e ottenga ancora risultati di eccellenza per i propri studenti. Come è già avvenuto in passato, quando l’autonomia esercitata dall’amministrazione provinciale e dalle stesse scuole ha messo a disposizione degli studenti “una filiera di servizi di qualità che parte da 0 anni fino all’università e alla ricerca”. L’investimento da fare, quindi, per Ferrari, è sulle persone. “Se la Pat deve fare debito – ha aggiunto – allora faccia sulla scuola. Per scommettere sulla conoscenza come leva economica del Trentino”. Si tratta a suo avviso di costruire un piano provinciale che affidi agli istituti la responsabilità di esercitare con ancor più forza la loro autonomia in rapporto a tutto ciò che è comunità educate sul territorio. Questo per ripensare il servizio scolastico a tutti i livelli. Nel rispetto delle caratteristiche di ogni territorio nella cornice generale di regole e regolamenti provinciali. Tutto questo implica un lavoro di regia da parte della Pat. Per Ferrari la Provincia deve dare questo indirizzo, queste linee guida per poi lasciare che ogni territorio faccia la sua parte. Si tratta di seminare oggi gli elementi perché la scuola sia competitiva anche domani. Ma questo a suo avviso dev’essere fatto in tempi rapidi. E in questi mesi una forte guida provinciale non si è vista. Questo ha generato una disomogeneità ingiusta tra scuole, territori, classi e all’interno delle stesse scuole. Per questo la consigliera ha esortato a contare sull’alleanza di tutti. Il rischio è altrimenti che la stanchezza segnalata anche dall’assessore nella sua relazione alimenti anche un calo motivazionale. Un primo segnale per evitare questa deriva sarà la rinuncia della Provincia ad applicare pedissequamente la regola dei 25 studenti per classe nelle scuole. Questo potrebbe portare alla nascita di “classi pollaio” suscitando malessere diffuso. Non sarebbe un bel segnale, per Ferrari, ridurre il numero delle classi per risparmiare sugli insegnanti. “Non possiamo permetterci un regolamento ante-guerra”, ha aggiunto. “E gli operatori scolastici devono essere considerati dei partner”. Bene quindi, per Ferrari, l’avvio di tavoli di confronto per cercare soluzioni condivise. Infine la consigliera ha ricordato il problema dei bambini più piccoli, che hanno più bisogno di relazioni sociali e rapporti umani per crescere e apprendere. Alle famiglie va quindi data un’indicazione urgente in termini di conciliazione vita-lavoro. Positivo, quindi, per Ferrari, è lo sdoganamento del bonus baby sitter, che in Trentino esiste già.

Degasperi: caricare gli alunni di attività a distanza non è sinonimo di qualità

Filippo Degasperi (Onda Civica Trentino) rispondendo alle critiche rivolte dall’assessore alle minoranze perché alimenterebbero polemiche, gli ha ricordato che di scuola è la prima volta che si parla in aula. E che mentre la Giunta si può permettere il lusso di occupare le televisioni, questo non è consentito alle minoranze. Ma ecco il punto: secondo il consigliere di OcT, di tutte le indicazioni date dall’assessorato alle scuole e citate da Bisesti nella sua relazione, nessuno ha verificato l’applicazione effettiva. Nessuno si è preso la briga di verificarne l’adozione. “Forse, ha proseguito, ho esagerato a definire anarchia questa situazione, ma occorre porre rimedio alla mancanza di verifiche, perché se si dice che la didattica a distanza è lo strumento per colmare il disagio, allora devono seguire indicazioni chiare per capire cosa si intende con la dad. Significa lezioni? Significa inviare i compiti via mail e poi lasciare ai genitori l’onere di rispedire al docente quel che è stato fatto? Quanto tempo va dedicato alle lezioni online? Autonomia delle scuole per Degasperi non può voler dire mancanza di disposizioni precise. Serve una strategia politica, altrimenti tutti procedono sulla base della convinzione che, ad esempio, più ore di videolezione significhino più qualità della scuola. Qui l’assessore, secondo il consigliere, “doveva mettere un freno dicendo che caricare gli studenti di ore e ore di lezioni davanti ad un monitor n è sinonimo di qualità”. Se si punta sulla quantità delle ore trascorse connessi con la scuola a distanza, secondo Degasperi gli studenti rischiano di essere lobotomizzati. Il consigliere ha contestato in particolare i dirigenti che, pur non essendosi mai preoccupati di preparare la strada all’utilizzo della dad prima dell’emergenza, ora “saltano sul tram” di questa formula solo a scopo propagandistico, moltiplicando le videolezioni erogate. Questo anche se secondo l’Iprase – ha ricordato Degasperi – un’ora davanti a un monitor equivale a due trascorse in classe. Da questa osservazione si dovrebbe a suo avviso partire: “se si iniziano le lezioni alle 7.30 e si concludono alle 13.00 con 60 minuti all’ora, cosa che non avviene mai neanche quando gli alunni sono “in presenza”, si esce dai binari della ragionevolezza”. Certo, ha proseguito il consigliere, “docenti, famiglie e studenti trentini hanno dimostrato che la scuola è comunque un mondo vitale, sapendo sopperire alle inevitabili problematiche”. Giusto quindi ringraziare questi soggetti, ma questo dovrebbe avvenire anche con un riconoscimento dei loro meriti per un impegno che è andato oltre le previsioni contrattuali. Degasperi ha richiamato anche il tema dell’uniformità dell’attività didattica, “lasciata al buon cuore dei docenti”. La Pat non ha chiarito quante ore di una certa disciplina devono essere erogate sotto forma di videolezioni.
Quanto al futuro, il consigliere di OcT ha detto di considerare quello attuale con la didattica a distanza “un momento eccezionale che va superato”. A suo avviso non è condivisibile l’affermazione che il futuro della scuola sia la didattica a distanza. Si sta gestendo una fase di emergenza ma poi bisognerà tornare a una didattica tradizionale che secondo Degasperi è anche l’unica adeguata alle esigenze di insegnamento e apprendimento. La didattica a distanza non va enfatizzata perché la relazione che si crea nel gruppo classe con l’insegnante e con i compagni è il vero motore della crescita e dell’apprendimento, altrimenti si rischia di tornare alle lezioni frontali che per anni i docenti hanno contestato. Anche qui la politica dovrebbe dire qual è l’obiettivo da perseguire. La relazione per Degasperi “è fatta soprattutto di vicinanza, che è l’esatto contrario della d ella distanza, altrimenti si snatura l’essenza stessa della didattica”.
Infine un giudizio sulla relazione dell’assessore Bisesti, in cui Degasperi ha ravvisato “molto apparato ma poca politica”.

Scaramuccia Tra Paoli e Zeni che posta una foto al leghista senza la mascherina

Da segnalare durante la discussione la richiesta rivolta da Denis Paoli (Lega) al presidente Kaswalder di far cancellare da un post pubblicato su un social da Zeni (Lega) una foto a lui scattata in aula che mostra il consigliere del Carroccio sprovvisto di mascherina obbligatoria. Zeni ha ribattuto ricordando l’ordinanza che prescrive di indossare la mascherina in luoghi aperti al pubblico qual è l’aula del Consiglio. Anche se la mascherina è scomoda – come ha riconosciuto Kaswalder rispondendo a Paoli – secondo Zeni le norme non si possono interpretare liberamente e contro la lettera della legge come in questo caso. Claudio Cia (Agire) ha ricordato il divieto imposto mesi fa ai consiglieri di scattare foto in aula a colleghi. E Paccher (Lega) se l’è presa con Zeni che “mentre si criticano i leoncini da tastiera pubblica foto utilizzandola”. Il presidente Kaswalder ha richiamato tutti a una maggiore serietà.

La seduta si è conclusa con la votazione delle risoluzioni proposte da minoranze e Civica: accolte 3 su 6

Il Consiglio straordinario riunito da questa mattina per discutere di scuola, attorno alla comunicazione dell’assessore Bisesti sull’organizzazione del sistema trentino nell’era Covid-19, ha proseguito i lavori nel pomeriggio con diversi interventi e un confronto sulle 6 proposte di risoluzione prodotte dalle minoranze e dalla Civica. Raggiunto l’accordo sulla risoluzione 6 (di Vanessa Masè) e, con modifiche minime, sulle proposte 4 e 5 (di Sara Ferrari). I temi: l’attivazione di servizi di conciliazione per bambini e ragazzi, servizi per l’infanzia e la conciliazione, avviamento di un tavolo di confronto plurale e investimento straordinario per la scuola dell’autonomia.

Marini: dotazioni tecnologiche e banda larga le priorità
Alex Marini (Misto) ha definito il dibattito che ha animato questo Consiglio straordinario, che ha permesso a tutti di arricchire la proposta della Giunta, “un buon punto di partenza a cui guardare con ordinarietà per i successivi momenti di confronto”. Perchè, ha aggiunto, questa è una crisi strutturale, nella quale la dimensione reale è diventata una dimensione virtuale, con una serie di reazioni imprevedibili, alcune positive, altre più dannose. In un siffatto scenario due gli aspetti prioritari: quello della dotazione tecnologica e quello della banda larga, sui quali dobbiamo accelerare in maniera decisa. E il mondo della scuola potrebbe essere uno dei contesti nei quali questa accelerazione potrebbe essere più visibile, anche con la sperimentazione di momenti di confronto che coinvolgano scuola e cittadinanza, dove si parli di programmazione per il futuro.

Dalzocchio: gratitudine e pieno appoggio al lavoro della Giunta
Dobbiamo riconoscere che la situazione che stiamo affrontando è drammatica e nuova, ha esordito Mara Dalzocchio (Lega). 6 mesi dell’età evolutiva corrispondono a 5 anni della vita di un adulto, ha osservato: possiamo dunque immaginare il peso che può avere questo lockdown sulle menti e sulla personalità in evoluzione dei nostri ragazzi. Dobbiamo dunque in questo contesto distinguere le priorità: la prima è quella tutela della salute, con l’individuazione di modalità che garantiscano alla ripartenza la copertura da nuovi focolai, poi c’è l’impugnativa da parte del Governo, il cui esito non si potrebbe conoscere in anticipo. A fronte di questo, la consigliera Dalzocchio ha suggerito di considerare anche le esigenze dei genitori e valutare soluzioni alternative vagliando altre possibilità, pur nella più volte ribadita necessità di tutelare in primis la salute. Infine, in qualità di capogruppo Dalzocchio ha concluso ringraziando la Giunta e l’assessore Bisesti che si è trovato costretto, con molta difficoltà, a non porre in essere l’adeguamento contrattuale per aiutare i molti lavoratori del comparto privato che rischiano di restare senza lavoro.

Masè: la politica deve mettersi nei panni dei bambini oltre che dei genitori
Vanessa Masè (Civica), supportata da dati, ha notato che ci sono decine di migliaia di bambini che hanno perso il loro riferimento in questi mesi di confinamento fisico e mentale. La politica dovrebbe mettersi nei panni, oltre che dei genitori, dei bambini, ha notato perché le conseguenze di disagio psicologico di questo lockdown non si possono sottovalutare. I genitori sono stremati, senza una prospettiva certa di futuro non solo dal punto di vista economico, ma anche dei servizi, ha aggiunto. Servono dunque pronte risposte e non possiamo permetterci di sacrificare delle lavoratrici o in alternativa i nonni perché mancano i servizi.

Cia: una rivoluzione copernicana che ha stravolto il mondo come lo conoscevamo anche perché ci verranno a mancare 810 milioni di euro
La relazione di Bisesti ha fatto emergere che ci siamo trovati ad affrontare una rivoluzione copernicana come mai ci saremmo aspettati, ha osservato Claudio Cia (Agire). L’istruzione sarà stravolta nelle modalità di insegnamento, nell’uso delle strutture, forse anche nei contenuti, chissà. In questa rivoluzione, l’intera classe insegnante si è dovuta mettere in discussione, scoprendo alcune difficoltà e impreparazioni tecnologiche, ma anche psicologiche. Lo stesso dicasi per le famiglie che si sono trovate a coadiuvare l’insegnante nella formazione dei ragazzi. Valorizziamo dunque il ruolo dei docenti, ha suggerito Cia, ma anche quello della famiglia nella didattica a distanza, e laddove si ridefiniranno i percorsi si tenga sempre conto di questo soggetto considerandolo fondamentale. Realismo, la parola chiave a suo avviso: dal momento che alla fine dei conti avremo un ammanco totale di 810 milioni di euro dobbiamo tenere i piedi saldi per terra.

Leonardi: occorre capitalizzare questa crisi nel migliore dei modi: piena fiducia nell’operato della Giunta
Giorgio Leonardi (FI) ha apprezzato le misure adottate dalla Giunta fin qui anche per il comprato scolastico, considerando che i tempi sono stati strettissimi e le decisioni si devono prendere praticamente in tempo reale. I docenti hanno compiuto sforzi considerevoli e anche la politica si sta sforzando per offrire supporti adeguati alle esigenze e per organizzare la ripartenza. Ciò che conta è capitalizzare questa crisi nel migliore dei modi e in questo ho piena fiducia nell’operato della Giunta ha concluso.

Guglielmi: pensare al rientro a settembre, ma anche ai genitori con politiche di conciliazione
L’interazione sociale è un aspetto fondamentale per crescere bene, ha esordito Luca Guglielmi (Lista Fassa) che ha sottolineato la sofferenza che devono aver patito i bambini in questo forzato confinamento, purtroppo necessario. E’ giusto programmare per settembre, ha osservato e ha raccomandato di pensare anche ai genitori con politiche di conciliazione, precisando che il babysitting può essere una strada da intraprendere anche se forse non funzionale per tutte le esigenze. Sarebbe piuttosto il caso di coinvolgere le realtà che già lavorano nel settore e individuare soluzioni a partire da questi, ha concluso.

Bisesti: ripartenza possibile solo in un contesto di unità su un piano concordato
L’assessore Mirco Bisesti ha quindi chiesto una sospensione per valutare le risoluzioni con i capigruppo di minoranza e trovare una possibile sintesi tra le proposte. Al rientro in aula ha comunicato che è stato raggiunto l’accordo con modifiche minime sulle proposte 4 e 5 (di Ferrari) e 6 (di Masè). L’assessore ha detto di aver apprezzato il contributo dei consiglieri al dibattito e ha colto l’occasione per ringraziare anche gli attori del mondo scolastico per il confronto fattivo, coinvolgente e costante di questi mesi. La ripartenza deve avvenire in un contesto di unità su un piano concordato, ha aggiunto, confermando la volontà di mantenere attiva e rafforzare la modalità di confronto fin qui adottata. Il responsabile dell’istruzione ha quindi risposto ad alcuni spunti offerti dai consiglieri negli interventi sulla didattica online, sulla conciliazione, sull’organizzazione di un sistema della scuola trentino ecc. evidenziando lo sforzo fatto dal personale docente e dalla struttura provinciale e ringraziando chi ha dato in questi mesi il proprio contributo con proposte serie e sensate e con al giusta voglia di partecipare. Alcuni ottimi contributi sono venuti anche da ex consiglieri e assessori di quest’aula, ha aggiunto, richiamando infine tutti al senso di unità d’intenti del mondo della scuola e di tutto il Trentino.

Ghezzi: delusione per il mancato accoglimento di una proposta complessa, frutto di un approfondito lavoro
Paolo Ghezzi (Futura) prendendo atto del mancato recepimento dei numerosi punti proposti nella risoluzione del suo gruppo, ha rilevato come l’attenzione dell’assessore sia stata “parziale e selettiva”. Detto questo ha illustrato il lavoro fatto che conteneva indicazioni sopratutto per la ripartenza, ma anche per l’estate e che metteva in guardia dal rischio di una messa in discussione di diritti sanciti dalla Costituzione. Questo periodo ha messo in difficoltà chi già prima era in difficoltà, amplificando le disuguaglianze, ha detto: l’emergenza è infatti educativa, oltre che sanitaria. Di qui la proposta di un Osservatorio psicosociale educativo di cui all’ultimo punto della risoluzione, rivolto a tutti i componenti del sistema per un sostegno permanente nel post-trauma. Accanto a questo la proposta conteneva spunti per la ricerca della conciliazione scuola-famiglia, bonus digitali a disposizione delle famiglie numerose in difficoltà, la costituzione in ogni scuola di un gruppo tecnico multidisciplinare per l’organizzazione e la gestione degli spazi, la progettazione di una “scuola di strada” che occupi anche gli spazi esterni in diversi modi a seconda dell’età, la considerazione della continuità didattica con raccordo tra i diversi ordini di scuola e attenzione alla formazione professionale nel suo dialogo con le aziende, riorganizzazione del tempo scuola, implementazione degli interventi finanziari della Provincia sui bilanci dei Comuni relativamente alle politiche sociali e all’edilizia pubblica ecc. Ghezzi ha terminato ringraziando gli insegnanti che hanno accolto la sfida del cambiamento, ma ha messo in guardia dalla tentazione di incoraggiare rapporti educativi a distanza: devono tornare prima possibile i volti che sono il vero tramite tra docente e alunno, ha detto, invitando l’assessore ad ascoltare anche le voci che non arrivano alle sue orecchie.

Masè: soluzioni sperimentali e nuove modalità per conciliare i tempi scuola-famiglia
La strada da seguire deve essere ad avviso della consigliera Vanessa Masè quella della sicurezza però senza riduzione del tempo di scuola, perlomeno non di tutti e con la salvaguardia dei servizi conciliativi. In questa direzione i contenuti della sua proposta di risoluzione che parte dalla considerazione dell’impossibilità di riaprire le scuole e propone l’individuazione di soluzioni sperimentali e modalità nuove.

Ferrari: voucher conciliativi e iniezione di risorse per la scuola
Invita all’urgenza nella messa a disposizione dei voucher conciliativi, ampliando anche la platea dei beneficiari di questi strumenti Sara Ferrari con la sua risoluzione 4 che impegna anche a pensare soluzioni e strumenti collettivi ad hoc per le settimane a venire, anche con la sperimentazione di nuovi modelli di approccio con i bambini e il reperimento di organico adeguato alle nuove necessità. Per il documento 5 la consigliera chiede una convinta iniezione di risorse a bilancio, premessa indispensabile affinché tutto si traduca in realtà: con questa risoluzione, ha chiarito con soddisfazione, decidiamo che sulla scuola le risorse finanziarie sono una scommessa da incrementare oltre quello che la ragioneria più spicciola dirà che serve.

Rossi: tutte le risoluzioni meritevoli, ma purtroppo prive dell’indicazione sul metodo di lavoro, sui tempi e sulle risorse
Il consigliere Ugo Rossi (Patt) ha fatto una dichiarazione di voto su tutte 6 le proposte premettendo che l’ottica delle opposizioni è stata quella di trasferire nei diversi documenti le proposte dei diversi attori del mondo della scuola che si stanno preoccupando del proprio futuro. Il nostro gruppo voterà dunque tutte le risoluzioni, perché ciascuna contiene uno sforzo e un contributo per costruire soluzioni. Tuttavia, tutte queste proposte mancano di una definizione del metodo di lavoro, dei tempi, dell’individuazione delle risorse. Anche la proposta 5 che impegna al sostegno finanziario non da un’indicazione precisa e dunque vanifica in parte lo sforzo fatto. La proposta del Patt, che è stata bocciata dalla Giunta, chiedeva di approvare entro il 31 di maggio un piano per le attività scolastiche di ogni ordine e grado: venivano chiesti tempi e orari, azioni e costi con relative risorse da inserire a bilancio. Noi dobbiamo decidere su atti amministrativi e da questo punto di vista tutte le mozioni, pur encomiabili dal punto di vista dei contenuti, hanno un ovvio deficit.

Degasperi: un’occasione persa per riconoscere i meritevoli e fornire linee guida utili
Filippo Degasperi (Onda Civica) ha evidenziato gli argomenti della propria risoluzione respinta dalla Giunta, che chiedeva di riconoscere i meriti del personale della scuola e di fornire linee guida per un’efficace prosecuzione dell’anno scolastico nelle quali si indicassero le competenze degli organi collegiali e dei docenti, indicazioni in tema di quantità e durata delle video lezioni, modalità di utilizzo del registro elettronico ecc. Un contributo di supporto e insieme un riconoscimento concreto a chi si è sacrificato, rispetto al quale la Giunta svicola, lo ha definito.

Degodenz: voterò tutte le risoluzioni, ma si recuperino i suggerimenti preziosi anche di quelli non accolti
Voterà tutte le risoluzioni Pietro Degodenz (Up) che ha definito positiva questa giornata, ha ringraziato i colleghi per lo sforzo e ha suggerito all’assessore di recuperare parte dei preziosi suggerimenti contenuti anche nei documenti non accolti, non ultima la proposta di Degasperi di riconoscere anche economicamente i meriti degli insegnanti che ha voluto infine ringraziare, insieme ai dirigenti e agli alunni per il lavoro e i sacrifici fatti in questi difficili mesi di emergenza.

Dallapiccola: non parteciperò al voto
Non parteciperò al voto in forma di disprezzo politico per come è stata considerata la nostra proposta, ha esordito Michele Dallapiccola (Patt). Rivolto a Bisesti ha rilevato un vuoto spinto di idee, di proposte, di presenza concreta. Quello che si fa qui in quest’aula, purtroppo, è cercare di muovere una carta in un castello di carta: sarebbe invece bello che ci fosse la concretezza e la sostanza, ovvero i soldi, che in queste risoluzioni manca del tutto. Il consigliere ha concluso consigliando all’assessore di rivedere il proprio atteggiamento e di impegnarsi un po’ di più.

Moranduzzo: pieno appoggio a Giunta ed assessore
Il consigliere Devid Moranduzzo (Lega) ha preso le distanze dai toni sopra le righe del consigliere Dallapiccola e ha ringraziato i consiglieri che hanno contribuito al dibattito e l’assessore Bisesti e la Giunta per il lavoro che stanno svolgendo. Ha poi ricordato come per Statuto ci dobbiamo attenere alle direttive del Ministero che però tardano ad arrivare ed ha sottolineato l’imponente operazione di ascolto messa in campo in questo come in altri settori.

Cia: realismo e concretezza senza speculazioni
In dichiarazione di voto Claudio Cia ha ribadito la necessità di adottare azioni concrete anche in considerazione delle perdite che purtroppo registreremo sul nostro bilancio. Il consigliere di Agire ha quindi espresso perplessità per l’intervento del consigliere Dallapiccola che ha definito “tarantolato”.

Marini: risoluzioni tutte apprezzate, anche per il metodo
Alex Marini ha espresso posizione favorevole rispetto a tutte le risoluzioni, anche per il metodo, molto concertato, adottato all’interno delle minoranze nella scrittura dei documenti: amarezza per il mancato accoglimento di alcune proposte, ma questo resta comunque un buon punto di partenza. L’auspicio: che venga fatto un elenco degli impegni e da lì si cominci a lavorare.

Leonardi: massimo appoggio a Giunta e assessore
Un conto è la teoria, altro la pratica. In questo momento così delicato, ha detto Giorgio Leonardi, massimo appoggio a Giunta e assessori.

La votazione non ha registrato sorprese: respinte con 13 sì e 20 no le risoluzioni 1 (Degasperi), 2 (Rossi), 3 (Ghezzi). Approvate all’unanimità la 4 (Ferrari), con due astensioni la 6 (Masè) con un non partecipante al voto la 5 (Ferrari).



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