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Membro task force: “Chiudiamo i lombardi”. Ira della Lega, ma la mobilità extra-regionale resta tema caldo

domenica, 7 giugno 2020

Brescia – Prosegue la bufera dopo il tweet dello scrittore Massimo Mantellini: “La dico piano: chiudiamo i lombardi in Lombardia. Almeno quest’estate”. Ad accentuare la polemica è il fatto che lo scrittore sia un membro della task force istituita dal Governo contro l’odio in rete.

Immediate le reazioni bipartisan, i più duri sono i vertici leghisti: “Parla l’esperto “intellettuale” scelto dal governo per la task force contro l’ODIO IN RETE. Ma vi rendete conto? Disgustoso”, il commento del leader del Carroccio, Matteo Salvini.

L’assessore al bilancio di Regione Lombardia, Davide Caparini, rincara la dose: “Ottima idea! Rilancio: insieme ai lombardi non facciamo più uscire dalla Lombardia anche i 56 miliardi delle loro tasse che generosamente contribuiscono alla ricchezza del Paese”.

“Due cose interessanti mi pare escano dai commenti del mio tweet precedente. La prima è che mi pare ci sia moltissima tensione in giro. Più del solito. La seconda che esiste un riflesso automatico per cui se tu parli di salute molti rispondono parlando di soldi”, ha replicato Mantellini, criticato da pressoché tutto il mondo politico lombardo, da destra a sinistra.

QUESTIONE MOBILITA’ RESTA AL CENTRO DEL DIBATTITO: LOCKDOWN E MESSAGGI DATI SARANNO BOOMERANG PER I LOMBARDI?
La questione sulla mobilità extraregionale, al di là dei toni, resta comunque un tema politico caldo in vista della stagione turistica estiva: i messaggi “chiusuristi” e a tratti di vero e proprio terrorismo psicologico nei confronti di un’incolpevole popolazione, a caccia di presunti “untori” (dai runner alla più recente movida) forse per nascondere le proprie responsabilità, lanciati per mesi trasversalmente dagli esponenti della politica lombarda rischiano di rivelarsi un vero e proprio boomerang per i cittadini.

Grecia, Campania e Sardegna sono solo esempi di territori in cui sono paventate misure specifiche per chi arriverà dalla Lombardia, ma a parti invertite forse avverrebbe lo stesso o peggio. Se infatti il messaggio di fondo ancora oggi nella regione lombarda è di estrema prudenza con regole insostenibili e a tratti tragicomiche e di totale distacco dalla realtà, come è possibile sperare di essere accolti senza batter ciglio negli altri territori? Un mea culpa sulla linea adottata da mesi e una retromarcia nei fatti – non a parole – con un ritorno a una normalità piena e sostenibile non farebbe male in questo senso, con una rabbia sociale che intanto cresce sempre più: viceversa, lamentarsi della diffidenza altrui servirà a ben poco e sarà contraddittorio…



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