Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad
Ad


Lockdown e regole anti-Covid, i dati del picco di disoccupazione in Alto Adige: “Cronicizzazione da evitare”

lunedì, 28 settembre 2020

Bolzano – Altri numeri del disastro socio-economico provocato dal lockdown e dalle regole anti-Covid che condizioneranno la vita in Italia ancora per diversi mesi impedendo una reale ripartenza. All’inizio di maggio erano quasi 29.000 le persone disoccupate in provincia di Bolzano, in parallelo si è registrato un calo dei lavoratori dipendenti.

badia dolomiti estateTra gli effetti della crisi sul mercato del lavoro altoatesino vi è una diminuzione del numero di dipendenti e un aumento del numero di disoccupati iscritti. All’inizio di maggio il numero dei disoccupati iscritti ha raggiunto un picco di quasi 29.000 unità. “Si tratta di una situazione particolare” analizza Stefan Luther, direttore della Ripartizione lavoro della Provincia. “Normalmente in Alto Adige è novembre il mese con il maggior numero di disoccupati iscritti: nel 2019, ad esempio, abbiamo avuto fino a 24.000 disoccupati. Nei mesi estivi dello scorso anno tale numero si è attestato su circa 10.000 persone. Quest’anno le cifre variano da circa 24.000 persone in giugno a 14.000 in agosto. Una variazione importante”. Luther individua una ragione principale per l’aumento del numero di disoccupati iscritti: la maggior parte di essi sono lavoratori che, a causa dell’inizio ritardato della stagione nel settore alberghiero e della ristorazione, hanno potuto essere assunti solo in un secondo momento o in alcuni casi non sono stati assunti affatto.

Disoccupati con diverse situazioni sociali

“Attualmente il numero di disoccupati iscritti si avvicina di nuovo alle cifre del 2019. Ma dobbiamo notare che ci sono ancora 3.900 persone iscritte in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso” sottolinea Luther. La Ripartizione lavoro della Provincia è una delle poche amministrazioni del mercato del lavoro in Italia che pubblica i dati dei disoccupati iscritti. Dietro questi dati si nascondono situazioni sociali molto diverse: si va dalle madri con dimissioni per maternità ai lavoratori stagionali con promessa d’assunzione, alle persone che sono disoccupate per diversi mesi e che non possono essere collocate facilmente, indipendentemente dalla situazione attuale.

Cronicizzazione della disoccupazione da evitare: sarebbe antisociale e antieconomico

L’assessore provinciale al lavoro Philipp Achammer è cautamente ottimista sulla performance del mercato del lavoro. “La ripartenza dopo il lockdown ha messo al sicuro i posti di lavoro e ha evitato un ulteriore aumento della disoccupazione. Ma le cifre sono ancora impressionanti. L’espansione delle attività di mediazione lavoro attraverso i nostri centri mediazione lavoro e il rafforzamento delle politiche attive del lavoro deve essere una priorità nei prossimi mesi e anni” spiega l’assessore individuando proprio in questo un importante obiettivo politico. È da evitare che in Alto Adige si cronicizzino tali livelli di disoccupazione strutturale: ciò sarebbe antisociale e antieconomico, fanno sapere dalla Ripartizione lavoro.



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136