Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad

Ad
Ad

Ad


Legambiente sul lago di Garda: “Serve un progetto unitario per tutelarlo”

domenica, 26 luglio 2020

Sirmione – Goletta dei Laghi fa tappa sul Garda, che rappresenta un patrimonio idrico, economico e ambientale fondamentale non solo per la Lombardia o il Veneto, ma a livello italiano ed europeo. Legambiente da sempre sostiene la necessità di una valutazione unitaria e la condivisione di tutti i piani e i progetti che possono avere ricadute a livello ecosistemico e/o di area vasta.

Tra i progetti oggi centrali per il bacino del Garda, c’è sicuramente quello del rifacimento del collettore fognario, “un’opera che dovrà sostituire l’impianto esistente, e che fin dall’inizio ha dimostrato i propri limiti sia per la scelta di raccolta di acque miste (bianche e nere), sia per l’infelice collocazione prevalentemente sulle rive. Ma il progetto di rifacimento è purtroppo ancora denso di criticità: a tutt’oggi solo sulla sponda veneta è stato elaborato e approvato il progetto definitivo, mentre sulla sponda bresciana è ancora nella fase di studio del progetto di fattibilità preliminare. Ma le due sponde  sono inscindibilmente legate tra loro, dato che anche la raccolta e la depurazione delle acque miste bresciane sono convogliate nell’impianto di depurazione di Peschiera, realizzato unitariamente dai Consorzi veronese e bresciano. Questo vuol dire che l’attuazione del progetto veronese, da poco approvato, continuerà a mantenere in vita anche quegli aspetti – collettori sublacuali e raccolta dei reflui misti – che in teoria erano i principali e irrinunciabili elementi critici richiamati per motivare la necessità del nuovo impianto di collettamento. Francamente non se ne comprende la logica e il senso“.

Legambiente con i suoi circoli sul territorio da anni lavora per ottenere una progettualità unitaria e si è da tempo esposta in prima fila a sostegno della necessità di un nuovo sistema di depurazione, dichiarandosi disponibile a discutere e lavorare per ricercare le migliori soluzioni atte a garantire non solo le migliori tecnologie disponibili, ma anche per promuovere sul territorio la partecipazione e la condivisione di un progetto di tale portata” dichiarano Chiara Martinelli, presidente del Circolo di Verona e Cristina Milani del Circolo per il Garda di Sirmione. Il nuovo impianto di collettamento è, infatti, una grande occasione per promuovere un nuovo corso e una nuova vita al lago di Garda, con proposte e impegni che coinvolgano tutti i livelli istituzionali.

Rimaniamo convinti che sia indispensabile: 

sostenere e promuovere la redazione di un progetto unitario per il nuovo impianto di collettamento per la costa veneta e lombarda, sottoposto a un processo di Valutazione di Impatto Ambientale, come prescrive il Testo Unico dell’Ambiente;

fare riferimento per tutta la progettazione riguardante il lago di Garda alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con particolare attenzione al capitolo riguardante gli “Ecosistemi di acque interne e di transizione” dove si definiscono i laghi di origine alpina (come il Garda) soggetti a diverse pressioni: prelievi idrici, turismo, carichi dei nutrienti ed eutrofizzazione;

valutare tecnicamente l’opportunità di utilizzare il solo impianto di depurazione di Peschiera del Garda per soddisfare le esigenze di depurazione delle acque reflue veronesi e bresciane, iniziando a praticare la separazione delle acque bianche e nere nei comuni serviti dall’impianto di collettamento. Promuovere di conseguenza la dismissione delle condotte sublacuali;

coinvolgere nel processo elaborativo anche la regione Trentino Alto Adige, dato che parte del bacino lacustre ricade nella Provincia di Trento;

introdurre, per tutte le dinamiche che coinvolgono il Garda, il concetto di “limite”. Il nuovo impianto di collettamento non deve in alcun modo essere il veicolo per proseguire con gli stessi modelli di sviluppo fin qui adottati che hanno sottratto suolo e ambiente. Il suolo è prezioso e non rinnovabile, limitato e finito;

promuovere uno studio approfondito sulla fascia perilacuale che ne preveda la parziale rinaturalizzazione e il conseguente spostamento di ogni tipo di impianto al di sopra delle rive. Gli habitat costieri contengono molti elementi naturali che si intrecciano con l’ecosistema lacustre per formare una rete ecologica. La vegetazione, i sedimenti e il detrito giocano un ruolo importante nei cicli vitali dei pesci e della flora e fauna costiera e permette l’abbattimento dei carichi di fosforo e azoto;

valutare lo stato di salute dei corsi d’acqua che scendono a lago, promuovendo periodici prelievi delle loro acque per verificare la presenza di inquinanti, organici e non, per permettere di individuare eventuali scarichi abusivi o mancati allacciamenti alla rete fognaria locale. L’obiettivo in capo alle amministrazioni locali sarà quello di fornire reti adeguate per la raccolta separata delle acque nere da veicolare nel nuovo collettore, promuovendo una riforma dei regolamenti edilizi che privilegino ed incentivino la realizzazione di vasche per la raccolta delle acque piovane con il loro riutilizzo sul posto per i servizi sanitari e per l’irrigazione; 

istituire un Osservatorio Interregionale per il Garda, che riunisca tutti gli attori del territorio, da quelli istituzionali alle associazioni accreditate, con compiti di tutela dell’ecosistema e di promozione di attività scientifica e di ricerca a supporto dei decisori per la formulazione di proposte idonee alla valorizzazione del territorio gardesano. Dovrà, inoltre, comunicare e rendere partecipi le popolazioni locali anche predisponendo periodicamente un rapporto sull’ambiente e sulle politiche per il paesaggio; 

- aprire un tavolo sulle criticità e i bisogni del lago nel suo complesso“.

È quindi necessario, proprio per il valore ambientale, paesaggistico, storico, culturale ed economico che il lago di Garda riveste, che si giunga al più presto a un nuovo progetto di collettamento e depurazione in grado di risolvere le criticità attuali e che sia invece concepito con il massimo rigore e la massima coerenza avendo come principio cardine la tutela del bacino del Garda e i suoi ambienti” dichiarano Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia e Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136