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Il ricordo di Silvius Magnago da parte dell’assessore Claudio Cia

lunedì, 25 maggio 2020

Trento - Dieci anni fa, il 25 maggio 2010, ci lasciava Silvius Magnago. Obman dell’Svp, uomo di Castel Firmiano e del “Los von Trient”, presidente della Provincia di Bolzano per un trentennio ha portato sulla sua pelle per gran parte della sua vita i segni del secondo conflitto mondiale, cosa che lo convinse della necessità di risolvere i conflitti con il dialogo e non con lo scontro. La sua straordinaria intelligenza e capacità diplomatica gli permisero di dialogare a tutti i livelli, ottenendo riconoscimenti personali (premio Robert Schumann nel 1971 e titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana nel 1991) e nuove prerogative per il suo popolo.

Silvius MagnagoAttraversando anni di difficili trattative tra Roma, Vienna e il Sudtirolo divenne, assieme ad altri, il geometra dell’edificio all’interno del quale muove i suoi passi l’Autonomia delle due Province di Bolzano e di Trento (con il “Pacchetto” e poi con il secondo Statuto d’Autonomia e le sue norme di attuazione) .

“Da questo suo progetto venne scartata però una pietra, che io personalmente ritengo molto importante, ovverosia la Regione, che negli anni successivi – proprio da chi oggi ci dice che non esistono confini, muri e barriere e che siamo tutti uguali – è stata fortemente depotenziata e ha visto ergersi un muro inteso a separare le due Province e le rispettive popolazioni”, commenta l’assessore regionale e consigliere provinciale Claudio Cia.

“In tempi di Governi nemici dell’Autonomia – prosegue Cia – non bisognerebbe mai parlare di modifiche allo Statuto o di cambiamenti nel suo ordinamento; è tuttavia nel solco dell’esempio di Magnago – che certo non amministrò il suo territorio in un periodo facile – che ritengo si debba iniziare una riflessione, la quale porti l’istituzione Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol a diventare, da pietra scartata, a pietra angolare che sostiene l’intero edificio dell’Autonomia basato su una nuova identità regionale che riunisca finalmente i popoli delle due province valorizzando adeguatamente i gruppi linguistici presenti all’interno di esse, la nostra storia comune e la nostra capacità di amministrazione”. Il motto di Magnago era quello di “raccogliere fiori lungo la strada”.



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