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Caratteristiche, vantaggi e possibili effetti collaterali della vitamina C

martedì, 25 agosto 2020

La vitamina C si definisce tecnicamente acido ascorbico, è un micronutriente solubile (cioè che si scioglie nell’acqua) e non può essere trattenuta dal nostro organismo, solo in piccole quantità. Questo significa che ogni giorno l’essere umano dovrebbe assumere una piccola dose di vitamina C in modo da averne sempre a disposizione.

vitamina cSe tutti conoscono le proprietà benefiche dell’acido ascorbico, fosse anche solo il fatto che fa bene all’organismo, alcuni pensano che se ne possano assumere quantità esorbitanti traendone maggior beneficio. Uno dei vari miti su questa sostanza che andrebbero sfatati.

Cominciamo col dire che secondo il LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrizione ed energia per la popolazione italiana) stilato dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) ogni giorno gli uomini dovrebbero assumere intorno ai 110 mg di vitamina C, mentre le donne circa 90 mg. Visto che questo micronutriente è presente per larga parte in frutta e verdura, vediamo in che misura è contenuta nei vari alimenti: l’arancia, frutto più associato alla vitamina C, ne contiene mediamente 45 mg. Fanno meglio il kiwi verde (93 mg) e quello giallo (161 mg). Il frutto da cui si estrae maggior vitamina C è l’acerola (1678 mg) che è anche detta ciliegia delle Barbados o Malpighia Glabra.

L’acerola non si trova sui banchi dei supermercati ma nei barattoli degli integratori. In pratica il suo sapore è molto asprigno visto la quantità spropositata di vitamina che contiene. Proprio per questo si utilizza il frutto per estrarne l’acido ascorbico e sintetizzarlo in laboratorio. La domanda che spesso ci si pone è: la vitamina C sintetizzata fa bene comunque?

In termini prettamente biologici la vitamina sintetizzata ha le medesime proprietà di quella naturale, con una differenza non da poco: nella capsula di un integratore troveremo, generalmente, solo la vitamina C mentre in un’arancia ci sono molti altri nutrienti. Quindi si può pensare di utilizzare un integratore per compensare una carenza di vitamina, ma non per sostituire il ruolo della frutta in generale che assicura un fitocomplesso, un insieme di vari principi attivi che non sono contenuti in un integratore e che agiscono su vari aspetti del nostro organismo.

Spesso la vitamina C la ritroviamo nei prodotti per la cosmesi, e anche in questo caso tocca riprendere il discorso precedente. Una crema per il viso che, per ipotesi, contenesse solo vitamina C allora produrrebbe solamente gli effetti legati a quella sostanza: contrasto ai radicali liberi e formazione di collagene, in altre parole maggiore elasticità dei tessuti e quindi effetto anti-age. Nei creme, nei sieri, nelle maschere però non è mai contenuta solo la vitamina C ma anche altre sostanze che vanno valutate nella loro azione. Prendiamo l’esempio di un siero per il viso (bio) a base di vitamina C: oltre all’acido ascorbico contiene anche acido ialuronico, arginina e acido ferulico. Si tratta di sostanze che hanno caratteristiche esfolianti, schiarenti e rimpolpanti, quindi se l’obiettivo è ridurre i segni dell’età in modo naturale vanno più che bene. Il concetto è che va presa in considerazione la totalità degli ingredienti.

D’altronde siamo abituati a pensare che la vitamina C faccia bene e basta. Un’idea che viene da lontano: nel ‘70 il 2 volte nobel Linus Pauling scrisse un libro, che diventerà un best seller, sui benefici della vitamina C contro il raffreddore. All’epoca Pauling assumeva oltre 10mila mg di acido ascorbico al giorno nella convinzione che ciò allontanasse il rischio di ammalarsi. Nessuna evidenza scientifica è mai stata dimostrata a sostegno di questa tesi. Anzi, è dimostrato che un’assunzione elevata di vitamina C può portare soprattutto a disturbi gastrointestinali, non dimentichiamo infatti che si tratta pur sempre di un acido.



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