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Bormio: convegno sulla sicurezza degli sci e sulla disabilità

domenica, 14 dicembre 2014

Bormio – Più sicurezza sulle piste da sci. Un convegno a Bormio, che ha riunito i migliori esperti della disciplina a livello nazionale. Il diritto deve saper dare risposta alle nuove sfide che provengono da un contesto turistico completamente cambiato. Fra le sfide più delicate e importanti sotto il profilo sociale c’è quello delle disabilità. Un numero crescente di turisti e sportivi diversamente abili frequenta ormai le montagne italiane ed europee, incoraggiati dal successo delle paraolimpiadi e motivati da una diversa concezione medica del rapporto fra sport e salute. Si tratta di un fenomeno di progresso e di civiltà, che esige tuttavia un adeguamento della disciplina giuridica. Dal momento che sempre più disabili praticano un’attività sportiva, diventa infatti necessario riconsiderare i criteri di idoneità allo sport. Non solo. Diventa fondamentale un allargamento dell’accesso alle attività turistico-ricreative che abbia come premessa l’adeguamento degli impianti sciistici alle esigenze della disabilità, alla stregua dei normali mezzi di trasporto pubblico. È il tema su cui si è soffermata in modo specifico Marisella Chevallard, consulente del Collegio dei maestri di sci della Val d’Aosta.

IL TEMA DELLA DISABILITA’

Il tema delle disabilità si inserisce d’altra parte in un più ampio contesto che negli ultimi anni ha visto trasformarsi la giurisprudenza in modo radicale. Oggi, come ha sottolineato Carlo Bruccoleri, presidente del Forum, disponiamo di un vasto corpus di leggi che regolamenta sia la condotta sulla neve che le modalità di costruzione e di gestione delle aree sciabili. Questo corpus si è andato formando in conseguenza di un cambiamento di sensibilità da parte dell’industria turistica e degli appassionati di sport invernale, per cui se fino a pochi decenni fa ci preoccupavamo esclusivamente dell’agibilità delle piste, oggi ci interessiamo dello stato della sua manutenzione.

Il risultato, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, è un diritto fin troppo protezionistico nei confronti degli sportivi e dei turisti: una linea di tendenza opposta per esempio a quella diffusa negli Stati Uniti dove chi va a sciare è investito della più completa responsabilità. L’eccesso protezionistico del nostro sistema giuridico, è stato notato da Waldemaro Flick, componente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur,  vuol dire eccesso di norme, obblighi e divieti. Diventa allora importante ripensare un equilibrio fra le libertà dello sciatore e la sua assunzione di responsabilità, un tema su cui ha insistito anche Michel Bailly, docente di diritto internazionale presso lo I.U.P di Chambery.

LA RIFORMA

Tale “riforma” deve tenere conto d’altra parte di  un problema di fondo, che è quello del rischio. Se è vero che la sicurezza è l’obiettivo fondamentale di una buona gestione delle aree sciabili, è anche vero – ha osservato Heinz Walter Mathys, presidente d’onore della Commissione svizzera per la prevenzione degli infortuni sulla neve – che il rischio zero non esiste. Il problema allora è accettare un rischio moderato e ragionevole come contropartita imprescindibile del divertimento e della libertà dello sport.

C’è tuttavia un metodo per semplificare l’iter dei conflitti che possono sorgere in ambito sciistico, e consiste nel risolvere la disputa di fronte a un mediatore o arbitro, anziché in tribunale. Un tema sottolineato da Ignacio Arroyo, professore di diritto commerciale all’università di Barcellona, e Federico Fernandez de Bujan, ordinario di diritto romano all’università di Madrid.  La scelta del mediatore va compiuta naturalmente dalle parti in causa. Ma è una modalità che facilità la ricerca di un compromesso, per cui nessuna delle due parti sarà totalmente soccombente.

Non sono mancati i commenti alle proposte di legge di iniziativa governativa o parlamentare presentate in Italia, alcune ragionevole e migliorative, altre francamente incomprensibili o addirittura bizzarre. Ma, se nel complesso, il Forum ha preso atto di un progresso della sensibilità giuridica di fronte ai problemi legati agli sport invernali, rimane un rammarico: la mancata disponibilità da parte dell’Unione europea a impegnarsi davvero per arrivare a un’unica legislazione, comune a tutti i paesi membri.


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