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Valle Adamè, niente sanatoria per la centralina

Il Comune di Saviore dell'Adamello ha respinto la richiesta avanzata dall’associazione Gruppo Baita Adamè

SAVIORE DELL'ADAMELLO (Brescia) - Il Comune di Saviore dell'Adamello ha respinto la richiesta di sanatoria avanzata dall’associazione Gruppo Baita Adamè per le opere della centralina idroelettrica costruita in Valle Adamè, a 2.150 metri di quota nel cuore del Parco dell'Adamello. La decisione porta la data del 19 agosto 2026 ed è pubblicata all'albo pretorio del Comune di Saviore dell'Adamello fino al 3 settembre.

È l'esito di una vicenda cominciata un anno fa, quando il Comitato per la Difesa del Parco dell'Adamello ha consegnato alle istituzioni una relazione tecnico-ambientale di 85 pagine, costruita in mesi di lavoro volontario - e il contributo di esperti e professionisti del settore - su documenti, cartografie e rilievi effettuati in Valle Adamè, che segnala le differenze tra il progetto autorizzato nel 2022 e ciò che era stato effettivamente costruito (foto credit Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello).

Situazione dei terreni interessati dall’opera Idro Baita Adamé al 28 giugno 2026
Il motivo del no.
Un impianto idroelettrico su un torrente ha bisogno di due permessi distinti: quello edilizio, che rilascia il Comune, e la concessione per prelevare l'acqua, che rilascia la Provincia. Lo scorso 29 luglio la Provincia di Brescia ha comunicato che le opere realizzate non corrispondono alla concessione rilasciata nel 2020, e che questo impedisce di autorizzarle. Il Comune ha constatato la pronuncia della Provincia, traendone le conseguenze amministrative: un permesso edilizio non può sanare un'opera che è irregolare sul fronte autorizzativo dell’uso della risorsa idrica e la sola domanda di sanatoria non può risolvere la questione aperta.
Nel provvedimento, infatti, il Comune scrive che la procedura edilizia non può sostituire né produrre gli effetti del titolo sulla derivazione idrica, e che non sussistono i presupposti per una conclusione favorevole.

Le norme violate
Oltre al difetto di titolo sulla derivazione, la relazione tecnico-ambientale di 85 pagine redatta dal Comitato un anno fa documenta come l'impianto sia in contrasto anche con la disciplina di tutela propria del Parco. Le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Naturale dell'Adamello vietano, all'art. 6, comma 1, lettera h), la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici e captazioni d'acqua, ammettendo in deroga solo prelievi temporanei strettamente funzionali alla gestione di rifugi e malghe, purché resti garantita la defluenza continua anche nei regimi di magra e non siano interessate zone umide e torbiere. Per potenza (oltre 30 kW), diametro della condotta (450 mm) e portata di progetto, l'opera realizzata eccede quanto ammissibile entro questa deroga, ben oltre il fabbisogno energetico del rifugio. La stessa relazione rileva che l'area ricade nelle Zone di riserva naturale parziale, dove l'art.
9, comma 2, lettera a) delle NTA vieta la realizzazione di nuovi edifici - compreso il locale della centralina - al di fuori degli interventi previsti.

Situazione dell’opera Idro Baita Adamé al 17 giugno 2026
Nell'ottobre 2025 il Comune aveva già ordinato la demolizione delle opere non autorizzate e il ripristino dello stato dei luoghi, concedendo 90 giorni di tempo per adempiere all’ordinanza. Su richiesta dell'associazione che ha commissionato i lavori, il termine era stato prorogato al 30 giugno 2026. Quasi due mesi dopo la scadenza dei termini, in Valle Adamè non è stato demolito nulla, nemmeno in parte.

Il provvedimento del Comune del 19 agosto
La legge, nel caso in cui l'inottemperanza venga accertata dal Comune, prevede l'acquisizione gratuita delle opere e delle aree al patrimonio comunale e una sanzione da 2.000 a 20.000 euro, che nelle aree vincolate come questa va applicata sempre nella misura massima.

La dichiarazione del Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello: "È una vittoria e vogliamo dirlo con chiarezza, ottenuta con competenza e professionalità: una corposa relazione tecnica di 85 pagine di documenti, mappe e fotografie che un gruppo di cittadini e professionisti a titolo volontario ha redatto con cura e precisione. Un anno fa abbiamo segnalato che quelle opere non corrispondevano a quanto autorizzato e oggi sappiamo che avevamo ragione. Nonostante chi ha costruito abbia chiesto una sanatoria per mantenere tutto com’è, le istituzioni hanno rigettato l’istanza. Ora chiediamo che agli atti seguano i fatti, perché un ordine di demolizione scaduto da quasi due mesi, ma ancora valido e mai eseguito, è un problema che riguarda il rispetto della legalità e va ben oltre i confini di questa vicenda. Le regole di tutela di uno dei più straordinari gioielli naturalistici alpini, la Valle Adamé, inserito anche nei più alti livelli di protezione europea, dovrebbero essere viste come un incentivo per il territorio, non come un limite; e questa lettura dovrebbe essere fatta propria anche da chi continua a proporre di ridurre i confini del Parco stesso. Ci teniamo tuttavia a evidenziare due aspetti fondamentali: il primo è che tutt’oggi non siamo in grado di spiegare come sia stata possibile l’autorizzazione di un’opera di questo genere, senza verifiche né controlli, in palese violazione delle norme del Parco stesso; in secondo luogo, un ambiente naturale delicato come quello della Valle Adamé non potrà tornare ad essere quello di un tempo se non fra decine di anni, a causa di un intervento massiccio e impattante come l’opera Idro Baita Adamé. Il ripristino ambientale è il minimo sindacale se commisurato all’impatto creato, consapevoli di rappresentare un Comitato di cittadini e associazioni che si è caricato di un onere di vigilanza e tutela che dovrebbe, per legge, essere in capo all’ente gestore del Parco Regionale dell’Adamello, di cui non ci risulta alcuna dichiarazione pubblica in merito a qualunque aspetto della vicenda".

Il provvedimento può essere impugnato davanti al TAR di Brescia entro sessanta giorni. Resta aperto presso la Provincia di Brescia il procedimento di revoca e decadenza della concessione sull'acqua, avviato nel settembre 2025 insieme alla diffida a non utilizzare la derivazione. E resta la questione paesaggistica, mai esaminata nel merito: la Soprintendenza aveva giudicato la documentazione insufficiente e chiesto integrazioni che non sono mai arrivate all'esame.

È importante ricordare che l'area interessata ricade non solo nel cuore del Parco dell'Adamello, ma anche in due siti della Rete Natura 2000, la ZPS “Parco Naturale Adamello” e la ZSC “Vallone del Forcel Rosso”.
Ultimo aggiornamento: 21/08/2026 09:47

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