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Produzione idroelettrica e tutela dei corsi d’acqua in Trentino

Commissione d’indagine su Hydro Dolomiti Energia: confronto e proposte

TRENTO - Commissione d’indagine su Hydro Dolomiti Energia: audizioni su ambiente, acque e territorio. Ascoltate le associazioni dei pescatori, Val di Fiemme Outdoor, CIRF e Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino.

Nel pomeriggio di oggi si è riunita a Palazzo Trentini, nella Sala “G. B. Lenzi”, la Commissione speciale di indagine sulla società Hydro Dolomiti Energia (HDE), presieduta da Andrea de Bertolini (PD del Trentino). La Commissione ha proseguito il percorso di approfondimento e ricostruzione della storia di Hydro Dolomiti Energia, nell’ambito del mandato conferito dal Consiglio provinciale con la deliberazione numero 1 dell’8 aprile 2025.

La seduta è stata dedicata in particolare al confronto con alcune realtà impegnate sui temi della tutela delle acque, dell’ambiente, della pesca e della fruizione dei corsi d’acqua, con l’obiettivo di raccogliere elementi e punti di vista sul rapporto tra produzione idroelettrica, territorio e utilizzo della risorsa idrica. In commissione il presidente dell’Unione pescatori del Trentino, Stefano Martini, il vicepresidente della Federazione Adriano Gardumi, Dino Zocchi, presidente dell’Ass. Pescatori Alto Chiese, Gianni Broll, Vicepresidente Ass. Pescatori del Trentino, Mauro Salvaterra, Ass. Pescatori Alto Sarca e Claudio Giordani, presidente Ass. Pescatori Vallagarina.

In apertura il presidente Andrea de Bertolini ha inquadrato l’audizione nel percorso della Commissione, volto non solo a ricostruire la storia di Hydro Dolomiti Energia, ma anche a individuare indicazioni per il futuro. Ai rappresentanti delle associazioni territoriali ha chiesto in particolare di approfondire il rapporto tra produzione idroelettrica e tutela dei corsi d’acqua.

Il vicepresidente della Federazione, Adriano Gardumi, ha parlato di un rapporto di dialogo con Dolomiti Energia, evidenziando tuttavia alcune criticità legate allo sfruttamento della risorsa idrica. L’attenzione si è concentrata soprattutto sulle variazioni repentine delle portate, che possono danneggiare l’ecosistema e mettere in difficoltà anche i pescatori, e sulla gestione dei limi e dei sedimenti durante le operazioni di svaso dei bacini. È stato citato in particolare il caso della diga di Stramentizzo, dove il materiale rilasciato a valle può depositarsi sul fondo compromettendo gli habitat di pesci, avannotti e microrganismi. Le associazioni hanno chiesto quindi una diversa gestione dei sedimenti e maggiore attenzione agli effetti ambientali delle oscillazioni dei livelli dell’acqua. Nel confronto è stato affrontato anche il rapporto tra le esigenze della produzione energetica e la salvaguardia dei corsi d’acqua. I rappresentanti dei pescatori hanno sostenuto che le frequenti variazioni della produzione idroelettrica, legate alla domanda di energia e alla quotazione in borsa, si riflettono direttamente sulle portate dei fiumi. È stata inoltre richiamata la necessità di garantire il deflusso minimo vitale e di tenere maggiormente conto di questi aspetti nella definizione delle future concessioni.

La consigliera Vanessa Masè (La Civica) ha ricordato il ruolo affidato alle associazioni nella gestione della pesca e nella tutela delle acque. Gardumi ha chiesto in questo senso una revisione delle risorse provinciali destinate alle associazioni, richiamando anche il confronto con l’Alto Adige, sollevato anche da Mirko Bisesti (Lega), dove parte dei finanziamenti deriva però dai ristori legati allo sfruttamento dei bacini idrici.

Eleonora Angeli (Misto) ha infine approfondito il rapporto tra andamento della produzione energetica e variazioni delle portate. Per Val di Fiemme Outdoor sono intervenuti Aldo Nicolodi e Federica Simoni, che hanno illustrato le attività legate ai corsi d’acqua e il loro peso nell’offerta turistica della valle, anche in chiave di destagionalizzazione. Al centro dell’intervento, la difficoltà di programmare le attività a causa delle variazioni della portata del torrente, legate in particolare alle chiusure della centrale di Predazzo.
Dal 2022, hanno ricordato, era stato avviato un rapporto con Hydro Dolomiti Energia che consentiva di conoscere in anticipo il programma delle chiusure, comunicazione che nell’ultimo anno è venuta meno. Da qui la richiesta di istituire un tavolo di confronto che permetta agli operatori di programmare con maggiore certezza. Nicolodi ha evidenziato anche l’impatto che la presenza di un torrente quasi asciutto può avere sulla percezione dei turisti, sottolineando come una maggiore regolarità dei flussi sarebbe utile alle attività outdoor. Rispondendo al presidente de Bertolini, ha precisato che i cali repentini comportano soprattutto problemi organizzativi, mentre gli aumenti improvvisi potenzialmente pericolosi sono generalmente legati a fenomeni meteorologici intensi e vengono monitorati.

Nel confronto, sollecitato anche da Eleonora Angeli (Misto), è emersa quindi soprattutto l’esigenza di una maggiore prevedibilità e regolarità delle portate, in un quadro segnato anche dal problema generale della scarsità della risorsa idrica. I lavori sono proseguiti con l’audizione del Centro italiano per la riqualificazione fluviale (CIRF). Il presidente Giuliano Trentini ha illustrato gli effetti ecologici della produzione idroelettrica sui corsi d’acqua, soffermandosi in particolare sulle alterazioni dei flussi, sulla frammentazione degli ecosistemi provocata da dighe e sbarramenti sulle modifiche alla morfologia fluviale. Citando i casi del Sarca e del Noce, ha evidenziato come questi fenomeni possano incidere sulla biodiversità e sulla riproduzione della fauna ittica, precisando tuttavia che sull'evoluzione dei fiumi intervengono anche fattori naturali e cambiamenti nell'uso del territorio. Trentini ha richiamato inoltre il problema della gestione di limi e sedimenti, già emerso nelle precedenti audizioni, e la necessità di adottare misure per mitigare gli impatti dell’idroelettrico, anche valutando un possibile compromesso con i livelli di produzione energetica.

Rispondendo alla consigliera Eleonora Angeli (Misto), ha affrontato anche il tema della manutenzione svolta dai Bacini montani e degli effetti delle variazioni di portata, sottolineando come la riduzione dei flussi possa favorire il restringimento e la vegetazione dell’alveo, con conseguenti maggiori esigenze di manutenzione. Ha quindi richiamato l’opportunità di intervenire anche attraverso misure infrastrutturali e gestionali per contenere gli effetti delle oscillazioni dei flussi.

A concludere le consultazioni sono stati Tommaso Bonazza, presidente del Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino, e l’ecologo fluviale Bruno Maiolini. Sollecitato dal vicepresidente Mirko Bisesti (Lega), Bonazza ha posto l’accento sugli effetti del cambiamento climatico, elemento da considerare anche in vista delle future concessioni. L’idroelettrico, ha osservato, continuerà ad avere un ruolo importante nei prossimi decenni, ma occorrerà valutarne gli impatti, soprattutto per quanto riguarda i piccoli impianti, che a fronte di una produzione limitata possono determinare una significativa frammentazione dei corsi d’acqua. Tra le principali criticità ha indicato l’accumulo dei sedimenti nei bacini e l’hydropeaking, ovvero le variazioni artificiali e repentine delle portate legate alla produzione energetica. Maiolini ha sottolineato la necessità di rafforzare le competenze nel campo dell’ecologia fluviale e di creare un gruppo multidisciplinare in grado di valutare gli effetti delle derivazioni. Ha ricordato che l’hydropeaking incide sugli ecosistemi non solo attraverso le variazioni dei volumi d’acqua, ma anche della temperatura, indicando alcune possibili misure di mitigazione: dalla diversa gestione delle prese alla realizzazione di bacini a valle, utilizzabili anche per il ripompaggio dell’acqua, fino alla separazione dei flussi destinati alla produzione da quelli naturali. Bonazza ha infine proposto una maggiore autonomia dell’APPA rispetto alla Provincia e sostenuto l’opportunità di mantenere in mano pubblica le società di produzione idroelettrica. Secondo il Comitato, inoltre, una parte degli utili generati dall’idroelettrico dovrebbe essere destinata alla rinaturalizzazione e alla tutela dei corsi d’acqua, secondo un principio di restituzione al territorio.

Lucia Coppola (AVS) ha condiviso le riflessioni emerse, sottolineando l’importanza dell’indagine come occasione per il’importanza dell’indagine come occasione per individuare le scelte da compiere in futuro.
Ultimo aggiornamento: 28/09/2026 19:25

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