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Nel Capitello di Ravina è tornato il Crocifisso restaurato

Concluso l'intervento di manutenzione straordinaria curato dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia

TRENTO - E' stata ricollocata la scultura lignea del Crocifisso all'interno del “Capitello del Crocefisso” di Ravina, al termine del lavoro di restauro che ha completato l’intervento di manutenzione straordinaria avviato nell’ottobre 2024 e seguito dalla struttura della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia. L’edicola, oggi di proprietà dell’amministrazione provinciale, rappresenta un luogo particolarmente caro agli abitanti di Ravina e conserva la memoria di una pratica devozionale di antiche origini.

L’intervento è stato avviato anche grazie alla segnalazione e all’interessamento di un cittadino residente nelle vicinanze dell’edicola, che già in passato aveva contribuito ai primi lavori di conservazione.

I lavori hanno visto il ripristino degli intonaci e dei tinteggi interni ed esterni e il rifacimento della copertura, restituendo decoro al semplice edificio.
Nonostante il capitello abbia perduto gli originari apparati decorativi, dei quali resta memoria fotografica degli esterni, le operazioni di scoprimento hanno consentito di riportare alla luce una ricchezza cromatica ormai dimenticata e lo sfondato pittorico raffigurante il fondale della Crocifissione.

La scultura era collocata all’interno del Capitello del Crocifisso di Ravina, in via Filari Longi.

Il crocifisso, in legno intagliato e dipinto, risultava difficilmente leggibile a causa delle condizioni conservative compromesse dalla sovrapposizione di più strati pittorici, caratterizzati da diffuse crettature e lacune. Al tempo stesso, il manufatto rivelava un pregevole modellato scultoreo che lascia ipotizzare una pertinenza alle fasi più antiche del capitello oggi documentate, collocabili tra il XVIII e il XIX secolo.

La scultura policroma appartiene all’iconografia del Cristo dolente, come evidenziano la testa reclinata sulla spalla destra, le palpebre abbassate e la bocca socchiusa in una smorfia di sofferenza.

I fianchi del Cristo sono cinti da un perizoma bianco stretto in vita da un doppio giro di corda, anch’essa intagliata. Gesù è inchiodato alla croce policroma, sulla cui sommità compare il cartiglio bianco con l’iscrizione “INRI” in caratteri neri.

L’opera si presentava in uno stato di conservazione compromesso, dovuto principalmente alle caratteristiche del luogo di conservazione, coperto ma non chiuso. Pur riparata dagli agenti atmosferici diretti, la scultura ha risentito nel tempo delle variazioni di temperatura e umidità relativa, che hanno provocato naturali e continui movimenti del supporto ligneo.

Si è reso pertanto necessario un intervento conservativo finalizzato innanzitutto alla rimozione degli strati di ridipintura ormai degradati, così da restituire una corretta lettura estetica e materica del manufatto. Il restauro, attraverso l’asportazione dei diversi strati che ne avevano progressivamente cancellato la patetica bellezza, riconsegna l’opera alla comunità.
Ultimo aggiornamento: 15/05/2026 09:35:23

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