TRENTO - La conoscenza come strumento di riabilitazione, il museo come spazio di possibilità. Con “Articolo 27” il MUSE – Museo delle Scienze di Trento avvia un progetto di equità sociale rivolto alle detenute e ai detenuti della Casa Circondariale di Trento, realizzato in collaborazione con la Casa Circondariale e con le associazioni CRVG – Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Trentino-Alto Adige e APAS – Associazione Provinciale Aiuto Sociale.

Il progetto prende il nome e si ispira all’articolo 27 della Costituzione italiana, che stabilisce come la pena debba avere funzione rieducativa nei confronti del condannato.
Attraverso attività culturali e scientifiche, come la cura degli spazi verdi del museo o la fabbricazione digitale, le persone detenute avranno l’opportunità di esprimersi, confrontarsi e sviluppare nuove competenze, favorendo il loro percorso di rieducazione e reinserimento nella società. Il progetto è stato presentato da
Massimo Bernardi, direttore Muse;
Paolo Fontana, dirigente generale di unità di missione strategica Umst per i beni e le attività culturali Provincia autonoma di Trento;
Alessandro Zen, referente Programma equità sociale MUSE;
Lucrezia Aielli, Responsabile Area Trattamentale della Casa Circondariale di Trento;
Lucia Fronza Crepaz, presidente CRVG Trentino-Alto Adige,
Maria Coviello, presidente APAS Trento, e
Federica Sartori, dirigente Servizio politiche sociale Provincia autonoma di Trento.USE,
La rieducazione al centro
Il progetto “Articolo 27” si realizza grazie a due convenzioni complementari.
La prima, con la Casa Circondariale di Trento, prevede attività di formazione qualificante e professionalizzante in ambito botanico, come la preparazione del terreno, la semina, la piantumazione e la pulizia dei semi, contribuendo al mantenimento degli spazi verdi del museo con l’obiettivo di fornire competenze utili anche nel mondo del lavoro e percorsi concreti di reinserimento; è rivolta a detenute e detenuti con facoltà di uscire dall’Istituto Penitenziario per svolgere attività lavorative e formative in regime di pubblica utilità (art. 20-ter L. 354/1975).
La seconda, con CRVG – Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Trentino-Alto Adige e APAS – Associazione Provinciale Aiuto Sociale, coinvolge le persone detenute in un progetto al MUSE FabLab, l’officina di fabbricazione digitale del museo. Il percorso prevede la realizzazione di repliche in 3D di reperti originali del Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, attraverso scannerizzazione laser, stampa 3D e texturizzazione manuale, seguite in tutte le fasi dallo staff del MUSE e di Ledro. L’attività è rivolta a detenute e detenuti in regime di semilibertà o lavoro esterno (art. 21 L. 354/1975).
Un impegno più ampio del MUSE
“Articolo 27” si inserisce nel più ampio programma del MUSE dedicato a equità sociale, accessibilità e intercultura, attento alle esigenze della società e delle fasce più fragili: minorenni in povertà socio-educativa, migranti, comunità di immigrati, persone senza fissa dimora, persone over 60, adolescenti in dispersione scolastica e pubblico proveniente da altri Paesi. Anche grazie a questo progetto, il museo si conferma così spazio pubblico aperto, relazionale e generatore di opportunità concrete e inclusione sociale.
Dichiarazioni
Massimo Bernardi, direttore MUSE, con Alessandro Zen, responsabile di progetto:
“Prima ancora di operare per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio, i musei sono luoghi di incontro e confronto in cui ogni azione deve essere tesa a favorire una partecipazione quanto più possibile inclusiva. Questo progetto, semplicemente, rimarca che il MUSE è di tutte e di tutti, anche di chi è temporaneamente soggetto a pene detentive. Le attività sulle quali si sviluppa il progetto, poi, concretizzano il senso di un museo: una comunità d’azione basata su forti competenze, che mette il passato e il presente in gioco per contribuire a realizzare un futuro migliore, anche quello che attende detenute e detenuti al termine della reclusione”.
Lucrezia Aielli, Responsabile Area Trattamentale della Casa Circondariale di Trento:
"Come Casa Circondariale di Trento, attualmente vediamo il coinvolgimento di una persona detenuta, con l’obiettivo di integrare e aumentare progressivamente i numeri nel corso del tempo. Alla base del progetto, da cui prende il nome l’articolo 27, c’è la volontà di valorizzare il reinserimento sociale della persona detenuta, mettendo al centro chi è in esecuzione di pena e restituendo al contempo un beneficio alla collettività. L’obiettivo è quindi duplice: da un lato offrire alla persona detenuta l’opportunità di restituire, responsabilizzandosi in modo concreto verso la comunità; dall’altro, restituire valore sociale attraverso il lavoro, in questo caso l’attività svolta all’interno del MUSE".
Lucia Fronza Crepaz, presidente CRVG:
"Siamo orgogliosi di essere capofila di questo progetto, che nasce dalla convinzione che un reinserimento sociale di valore passi attraverso la comunità e i luoghi che tutti frequentiamo ogni giorno. Con 'Articolo 27' vogliamo offrire ai detenuti e alle detenute l’opportunità di conoscere, formarsi e sperimentarsi, aprendo porte verso nuove possibilità e nuovi mondi. Ringraziamo APAS e il MUSE per aver creduto in questa esperienza, e la Direzione della Casa Circondariale per la collaborazione e il supporto costante che hanno reso possibile questo percorso, che speriamo possa crescere e consolidarsi nel tempo".
Avvocatessa Maria Coviello, presidente APAS Trento:
"Da oltre quarant’anni APAS lavora per accompagnare le persone in percorsi di reinserimento sociale, lavorativo e abitativo. In 'Articolo 27' vediamo la continuità di questo impegno: un progetto concreto che permette ai detenuti di confrontarsi con il mondo esterno, acquisire competenze e sentirsi parte della comunità in cui torneranno a vivere. Siamo felici di collaborare con CRVG e MUSE per offrire queste opportunità".
Le detenute e i detenuti saranno coinvolti in attività culturali e scientifiche, come la cura degli spazi verdi del museo o la fabbricazione digitale.