BRESCIA - A un anno dall'introduzione dei dazi reciproci statunitensi (7 agosto 2025), il mercato americano mostra i primi effetti concreti sulle esportazioni bresciane: tra il periodo precedente all'entrata in vigore delle misure protezionistiche (3° trimestre 2024 – 1° trimestre 2025) e quello successivo (3° trimestre 2025 – 1° trimestre 2026), l'export della provincia verso gli Stati Uniti è infatti diminuito del
5,9%, passando da
1,145 miliardi a 1,077 miliardi di euro.

A evidenziarlo è l’analisi contenuta nel quinto numero di
BFocus, strumento dedicato ad approfondire
le dinamiche economiche globali lette attraverso la prospettiva bresciana. In poche pagine, il report – realizzato a cadenza periodica dal
Centro Studi di Confindustria Brescia e
OpTer dell’
Università Cattolica del Sacro Cuore – mira a semplificare temi economici complessi e a diventare una guida essenziale per gli imprenditori del territorio.
Nel documento sono presenti anche tre interviste realizzate a imprenditori bresciani presenti sul mercato americano:
Mario Bonomi (General Manager Bonomi Group Plumbing Division e vice presidente Confindustria Brescia),
Mario Gnutti (vice presidente Gruppo Gnutti Carlo) e
Gianfranco Sala (amministratore unico Sala Srl).
All’interno dell’arco temporale citato precedentemente, le esportazioni complessive del territorio sono tuttavia aumentate del
2,4%, raggiungendo oltre
15 miliardi di euro. In tale contesto, la dinamica generale riferita al solo mercato statunitense nasconde differenze significative a livello settoriale. I comparti metalmeccanici, da sempre la spina dorsale della manifattura bresciana, hanno sperimentato nel complesso una riduzione del 4,0%, passando da 937 a 900 milioni di euro verso gli USA.
Entrando nel dettaglio dei comparti metalmeccanici, le flessioni più marcate hanno interessato la metallurgia (-25,5%), i prodotti in metallo (-14,3%) e i mezzi di trasporto (-32,8%). Hanno invece mostrato una significativa capacità di resistenza i macchinari (+1,5%) e soprattutto il comparto dei computer, apparecchi elettronici e ottici (+32,3%). Segnali positivi arrivano inoltre – fuori dalla metalmeccanica – dall'industria alimentare e bevande (+5,8%).
Il rapporto evidenzia inoltre come la situazione bresciana si inserisca in un quadro nazionale nel quale la crescita dell'export italiano verso gli Stati Uniti (+5,1%) sia stata sostenuta esclusivamente dall'eccezionale performance del comparto farmaceutico e da quello della componentistica navale.
Al netto di questi due settori, infatti, anche l'export italiano verso il mercato americano risulterebbe in diminuzione (-7,3%).
L’andamento della provincia di Brescia appare in linea con quello degli altri principali territori a vocazione metalmeccanica: su tutte Modena (-9,0%), Vicenza (-9,6%) e Torino (-13,2%); in ogni caso, tra le prime quindici realtà per export negli USA, solo tre registrano segno positivo: Firenze, Frosinone e L’Aquila (tutte legate al settore farmaceutico).
Nel complesso, i dazi hanno rafforzato gli incentivi a riportare alcune produzioni negli Stati Uniti, ma non vi sono ancora prove di un reshoring ampio e generalizzato, ovvero di un rientro nel Paese d’origine di attività produttive precedentemente delocalizzate all’estero. Nel frattempo, l’economia americana continua a crescere, ma presenta fragilità rilevanti, soprattutto inflazione elevata e conti pubblici deboli.
"Il mercato statunitense è un punto di riferimento strategico per molte imprese bresciane – commenta Maria Chiara Franceschetti, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Internazionalizzazione ed Ecosistema Imprese –. Il dato che emerge è delicato, ma non allarmante: il calo dell'export verso gli USA si inserisce in un contesto in cui le vendite all’estero della nostra provincia continuano a crescere e in cui Brescia si muove in linea con le altre grandi province manifatturiere italiane. La flessione registrata nell'ultimo anno va letta all'interno di un contesto internazionale diventato più complesso rispetto a un anno fa, e i numeri confermano che le misure protezionistiche stanno producendo effetti sugli scambi commerciali. Brescia non è immune a queste dinamiche, ma le nostre imprese continuano a dimostrare una forte capacità competitiva, confermandosi tra le realtà manifatturiere più solide e competitive del Paese. In tale contesto, alcuni comparti stanno attraversando una fase più complessa, mentre altri continuano a crescere e a cogliere nuove opportunità: è la conferma di un tessuto industriale che sa adattarsi ai cambiamenti e che, anche in uno scenario globale sempre più incerto, mantiene una solida vocazione internazionale. Il nostro compito è continuare a sostenere le imprese nei percorsi di crescita verso l’estero, favorendo l'accesso a nuovi mercati e rafforzando la loro capacità di competere attraverso qualità, innovazione, competenze e relazioni di lungo periodo."
“A un anno dall’introduzione dei dazi reciproci voluti dall’amministrazione Trump, l’economia degli Stati Uniti continua a crescere, ma presenta elementi di fragilità e il reshoring resta un obiettivo più difficile di quanto suggerisca la retorica protezionistica – aggiunge Daniela Bragoli, professore associato di Economia politica e membro del comitato scientifico di OpTer, Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Brescia –. Produrre nel Paese richiede investimenti elevati, filiere affidabili e, soprattutto, manodopera tecnica qualificata. Questo rappresenta un ostacolo anche per le imprese italiane che intendono aprire uno stabilimento negli Stati Uniti. Qui le aziende incontrano difficoltà sia nel reperire tecnici e operai specializzati, sia nel trattenerli, anche per la minore attrattività del lavoro manifatturiero tra le nuove generazioni e per l’elevata mobilità che caratterizza il mercato del lavoro americano. Le pressioni inflazionistiche e l’elevato disavanzo pubblico rendono il quadro ancora più incerto. Inoltre, la dipendenza da componenti e materie prime importate fa sì che i dazi possano aumentare anche i costi della produzione domestica.”