TRENTO - Giovedì scorso all’APRaN si è conclusa una trattativa per noi molto importante. La sua centralità risiede nel fatto che rende giustizia a una richiesta che avanziamo a tutte le amministrazioni avvicendatesi negli anni e portiamo ostinatamente a tutti i tavoli di contrattazione, vale a dire equiparare i trattamenti giuridico-economici di tutto il personale della scuola in Trentino, docente e non, così come è nel resto del Paese. Il confronto si è focalizzato su due istituti contrattuali cruciali: la ricostruzione di carriera, il calcolo che va a considerare anche i periodi di precariato ai fini dell’anzianità di servizio effettiva, e il passaggio garantito e immediato alla posizione stipendiale superiore una volta maturati i requisiti di anzianità, quelli che una volta si chiamavano scatti per intenderci. Istituti contrattuali che in provincia di Trento riguardano solo i docenti della scuola a carattere statale — che possono contare su un contratto provinciale aderente al contratto della scuola statale nazionale — e non sono previsti da quello che noi chiamiamo il “contrattone”, il CCPL che abbraccia tutto il resto del personale della scuola: ATA (tecnico-amministrativo e collaboratori scolastici), insegnanti e coordinatori pedagogici delle scuole dell’infanzia, assistenti educatori e, fino a oggi, gli insegnanti della formazione professionale provinciale.
La novità per questi ultimi, che figura nel programma elettorale della maggioranza al governo provinciale in materia d’istruzione, è un’apertura a rivederne sostanzialmente il percorso di carriera prevedendo i due istituti contrattuali di cui sopra.
Un’iniziativa che imbocca la strada giusta — sebbene si stia parlando di soli tre istituti e un investimento totale di meno di seicentomila euro per la PAT — ma che, pensata in questi termini, apre una enorme questione di giustizia, equità, opportunità.
L’elefante nella stanza per noi consiste nel fatto che le nuove previsioni riguardano solo i docenti della formazione professionale ed escludono tutto il resto del personale dello stesso contratto collettivo, ragion per cui abbiamo deciso di lasciare in sospeso la sigla dell’accordo perché significherebbe ammettere la possibilità che questo trattamento sia appannaggio solo una piccola parte del personale; e noi non lo possiamo accettare. Sappiamo che l’amministrazione puntualizzerà che ha concepito e si è impegnata su un’armonizzazione che riguarda la categoria dei “docenti” in quanto tali, ma stabilito che per noi è inconcepibile non considerare tutte le altre figure professionali, non possiamo comunque fare a meno di chiederci: le insegnanti delle scuole dell’infanzia che lavoro svolgono? Che ruolo hanno? Non sono docenti? E i docenti della formazione professionale paritaria finanziata al 100% dalla PAT? Insomma, le intenzioni sono buone, la strada è giusta ma vi sono parecchi tasselli ancora da sistemare. Diversamente, invece di appianare le disuguaglianze il rischio è di generarne altre, persino peggiori. Senza rassicurazioni e un impegno solido da parte del decisore politico diventa molto difficile per noi firmare quell’accordo. Per questo abbiamo chiesto al Presidente Fugatti di riceverci per spiegare la bontà della nostra richiesta e ottenere da parte sua un impegno ideale e finanziario per tradurre l’accordo in una svolta che il personale attende da anni per un contratto sul quale la PAT ha competenza primaria e non deve dare conto a nessuno.