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Avvio raccolta olive sul Garda: i dati e le previsioni

Nel frantoio della cooperativa agricola San Felice del Benaco

SAN FELICE DEL BENACO (Brescia) - La raccolta delle olive sul lago di Garda ha preso il via sotto i migliori auspici. Dopo alcune stagioni segnate da produzioni non soddisfacenti, costi elevati e difficoltà per le aziende, il 2026 si annuncia come una delle annate più favorevoli delle ultime sei-sette. Le piante sono cariche di olive, i frutti presentano condizioni sanitarie ottime e le prospettive sono per una produzione particolarmente abbondante, accompagnata da un livello qualitativo elevato. È il quadro tracciato da Confagricoltura Brescia, in occasione della conferenza stampa organizzata al frantoio della cooperativa agricola San Felice, dove stanno iniziando ad arrivare i primi cassoni di olive della nuova campagna olearia.

“Si preannuncia una delle annate più belle degli ultimi sei-sette anni, come non se ne vedevano dal periodo 2018-2020 – afferma il presidente dell’organizzazione Oscar Scalmana -. È una vera iniezione di fiducia non soltanto per l'olivicoltura bresciana e lombarda, ma per tutto il Nord Italia. La soddisfazione è ancora maggiore, perché arriva dopo un periodo particolarmente complicato, segnato da raccolti scarsi, spese di produzione crescenti e aziende costrette a confrontarsi con margini economici sempre più ridotti”. Quest'anno, invece, le condizioni si sono ribaltate. Il caldo intenso dell'estate, pur avendo provocato stress alle piante e rallentato alcuni processi, ha limitato moltissimo la presenza dei principali insetti dannosi, come mosca dell'olivo, cimice ed euzophera. “Dal punto di vista della sanità delle piante e delle olive – aggiunge Marco Penitenti, vicepresidente della sezione Olivicola di Confagricoltura Brescia - siamo ai massimi livelli. Con le competenze e le tecniche di raccolta acquisite negli ultimi anni, ci sono tutte le condizioni per ottenere oli di qualità eccezionale”.

Un'altra caratteristica distingue la campagna 2026 dalle precedenti: la maturazione delle olive e l'accumulo di olio nei frutti sono procedute più lentamente, soprattutto negli oliveti che non disponevano di irrigazione. Non è emersa quindi, in generale, la necessità di anticipare la raccolta ai primissimi giorni di ottobre, come spesso accaduto negli ultimi anni per limitare le conseguenze degli attacchi parassitari.
Il periodo centrale della campagna si colloca quindi tra metà e fine ottobre, tornando così al calendario tradizionale dell'olivicoltura gardesana. L'estate ha comunque evidenziato, ancora una volta, le sfide poste dai cambiamenti climatici, con temperature che hanno raggiunto punte di 38-40 gradi, notti particolarmente calde e scarsa escursione termica. Condizioni che hanno sottoposto gli olivi a un forte stress, pur senza comprometterne, quest'anno, il potenziale produttivo. “È per questo – prosegue Rita Rocca, presidente della sezione Olivicola - che diventa sempre più determinante sviluppare tecniche agronomiche capaci di proteggere le coltivazioni dagli eccessi climatici: dalla gestione dell'inerbimento per limitare il riscaldamento del terreno all'impiego di polveri di roccia per ridurre l'irraggiamento solare sulle foglie, fino a una gestione attenta delle risorse idriche”.

Nel Bresciano si contano 1.925 ettari coltivati a olivo, pari all'81 per cento dell'intera superficie olivicola lombarda. Nel 2025 la produzione provinciale aveva raggiunto circa 32mila quintali di olive, corrispondenti al 90 per cento del totale regionale (nel 2024 erano stati 48mila quintali), con una resa per ettaro di 16,5 quintali. Dati che confermano il ruolo centrale del Garda bresciano e degli altri territori olivicoli della provincia, ma che impongono anche una riflessione sul futuro del comparto. La superficie coltivata è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2023, mentre nel confronto con il 2019 registra una lieve flessione del 2,8 per cento. “Per Confagricoltura Brescia – conclude Scalmana – è quindi fondamentale affiancare alla valorizzazione dell'olio un impegno concreto per la conservazione degli oliveti esistenti, il recupero delle superfici abbandonate e la promozione di nuovi investimenti produttivi. L'olivicoltura non è solo un'attività economica, ma contribuisce alla tutela del paesaggio gardesano, al presidio del territorio e alla valorizzazione di un prodotto identitario”.

La scelta della sede dell'incontro, la cooperativa agricola San Felice del Benaco, non è causale, ma in occasione degli ottant'anni dalla fondazione, avvenuta il 27 ottobre 1946, una delle principali realtà di riferimento dell'olivicoltura lombarda. Con oltre 400 soci, circa 320 ettari di oliveti e più di 71mila piante, la cooperativa dispone del più grande frantoio della Lombardia per quantità di olive lavorate. In una buona annata la struttura arriva a molire circa 10mila quintali di olive, mentre per la campagna appena iniziata le previsioni indicano volumi potenzialmente superiori. Mediamente il frantoio lavora tra il 18 e il 20 per cento delle olive prodotte nell'intera regione.
Ultimo aggiornamento: 15/10/2026 00:12

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