TRENTO - La complessa riorganizzazione dell'Agenzia provinciale per gli appalti e contratti (APAC) e gli effetti diretti del nuovo Codice dei contratti pubblici sugli enti locali sono stati i temi al centro della seduta della Prima Commissione permanente del Consiglio provinciale, guidata da Carlo Daldoss. I lavori hanno visto l'audizione del dirigente generale dell'Agenzia, Antonio Tita, chiamato a fare il punto sul nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e sulle ricadute per il territorio. Il dirigente ha illustrato le fondamenta della riforma nazionale, nata con l'obiettivo di ridurre l'estrema frammentazione di un sistema che in passato contava oltre 40mila stazioni appaltanti su tutto il territorio italiano.

Il nuovo quadro normativo spinge verso una maggiore specializzazione degli uffici e incentiva il ricorso a centrali di committenza qualificate, distinguendo le competenze necessarie per progettare una gara da quelle richieste per gestire l'esecuzione del contratto. In questo scenario, i dati relativi al Trentino analizzati in Commissione restituiscono una chiara fotografia. Su un totale di 181 enti tra Comuni e Comunità, 81 amministrazioni (pari al 44,75%) non risultano qualificate per operare nell'ambito dei lavori pubblici. Nel settore di servizi e forniture, gli enti privi di qualificazione salgono addirittura a 104, ovvero il 57,46% del totale.
La normativa consente comunque a queste amministrazioni di procedere in autonomia per affidamenti di lavori di importo pari o inferiore a 500mila euro e per servizi e forniture fino a 140mila euro. Oltre tali soglie limite, diventa obbligatorio rivolgersi a una stazione appaltante abilitata. Il dibattito ha toccato diverse criticità legate all'applicazione della riforma. Il presidente Daldoss ha interrogato Tita sul grado di consapevolezza degli enti locali e sulle dimensioni ottimali delle strutture di committenza, ipotizzando aggregazioni tra Comuni. Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) ha chiesto delucidazioni sui costi dei servizi e sugli incentivi destinati al personale. A tal proposito, il dirigente ha rassicurato che i servizi APAC sono gratuiti e che per i dipendenti sono previsti incentivi per specifiche funzioni fino a un massimo di 25mila euro lordi.
Maria Bosin (PATT) ha concentrato il suo intervento sui margini d'azione dell'Autonomia provinciale e sulla possibilità per APAC di supportare anche le associazioni sportive. Su questo aspetto normativo, Tita ha ricordato che l'ANAC non ha riconosciuto la possibilità di adottare un sistema trentino indipendente di qualificazione. Francesco Valduga (Campobase) ha espresso la propria preoccupazione politica per il rischio di un'omologazione normativa in grado di penalizzare le peculiarità del territorio. Vanessa Masè (La Civica) ha infine sollevato il delicato tema della rotazione delle imprese negli appalti centralizzati. In risposta, Tita ha fornito alla Commissione un dato rassicurante a tutela del tessuto economico locale: nella fascia di affidamenti fino a 5 milioni di euro, che rappresenta circa il 90% dei volumi indicati, il 99% degli appalti viene aggiudicato ad aziende con sede in provincia di Trento.