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OMR Rovereto, tute blu in sciopero: "Vogliamo aumenti certi"

Presidio ai cancelli dell'azienda automotive. Fiom e Fim bocciano la proposta della proprietà: "Premi irraggiungibili"

ROVERETO - Braccia incrociate e presidio davanti ai cancelli per i lavoratori della OMR di Rovereto. I 150 dipendenti dello stabilimento trentino, che fa capo alla multinazionale di Marco Bonometti e produce componenti automotive per colossi come Dana/Allison e Stellantis, sono scesi in sciopero per sollecitare il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto ormai a dicembre 2025.

Al centro della protesta c'è il nodo degli adeguamenti in busta paga. Dopo la presentazione della piattaforma sindacale in primavera, la rottura si è consumata sulle controproposte della dirigenza. «La proprietà continua a rimanere ferma nel proprio intento di non voler riconoscere incrementi salariali certi», denunciano Michele Guarda della Fiom-Cgil ed Ermanno Ferrari della Fim-Cisl.
L'azienda, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, avrebbe messo sul tavolo un aumento giudicato «modestissimo» e legato esclusivamente a un Premio di risultato calibrato su obiettivi «mai raggiunti e irraggiungibili». Una mossa che le maestranze hanno accolto con estrema freddezza, definendola apertamente «una presa in giro».

La tensione tra le parti è tornata così a salire. Dopo un primo pacchetto di otto ore di sciopero consumato a luglio, le sigle sindacali auspicavano un cambio di atteggiamento da parte della direzione alla ripresa delle trattative. Invece, seppur con qualche apertura sulla parte normativa, sul fronte economico è rimasto il muro contro muro.
Una rigidità che ha spinto i lavoratori, riuniti in assemblea nel corso della scorsa settimana, a votare a favore di nuove azioni di lotta. Le proteste si annunciano articolate e prolungate, e andranno avanti fino a quando l'azienda non accetterà di sedersi al tavolo per una trattativa concreta sul tema del salario.
Ultimo aggiornamento: 15/10/2026 15:36

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