TRENTO -
Vita Trentina, il
settimanale diocesano, compie
100 anni e sta festeggiando il traguardo in grande stile, con una fitta serie di iniziative culturali.
Nella cappella Vantini di via delle Orne a Trento è stata inaugurata dal
direttore Diego Andreatta e dall'amministratore delegato don Stefano Zeni una mostra -
"Un secolo di caratteri e di ... carattere" - che documenta la storia e anche le modalità di lavoro del giornale, mutate ovviamente nel tempo assieme alla evoluzione tecnologica (dai mitici caratteri di piombo alla stampa offset...).

Era presente il
presidente Claudio Soini (nella foto), che ha concesso il patrocinio all'iniziativa.
"Nel 1926 - ha ricordato tra l'altro Soini, salutando anche il consigliere Francesco Valduga
- il vescovo Celestino Endrici decise di dare vita a un nuovo giornale, affidandone la direzione a don Giulio Delugan. La Chiesa di Trento non rimase in silenzio di fronte all'avvento del fascismo, ma scelse di stare al fianco del popolo trentino, di non abbandonarlo, di continuare ad annunciare il messaggio di speranza della fede cattolica.
Pochi mesi prima, nel maggio del 1926, aveva anche debuttato il primo coro alpino, all'origine di quella grande storia della coralità alpina che oggi prosegue tra l'altro nelle esperienze dei cori della Sat e della Sosat. E' una storia che ricorderemo a dicembre a palazzo Trentini, con una mostra dedicata ai loro cento anni". "In quel dicembre 1926 si affermò con la nascita di Vita Trentina un principio che conserva ancora oggi tutta la sua forza: la libertà della Chiesa e, insieme, la libertà civile di un popolo. Durante il fascismo, le voci della Chiesa e della società sono state scomode, hanno messo in discussione, con stile e intelligenza, convinzioni o scelte".
Il presidente del Consiglio provinciale ha sottolineato che Vita Trentina è di fatto la testata giornalistica più antica tra quelle tuttora operanti. E ha concluso il suo intervento ricordando come il settimanale sappia e voglia sempre guardare alle singole persone, alla comunità, in particolare a chi fa fatica, a chi soffre. L'ha sempre fatto - ha specificato - con un'ispirazione cattolica "disarmata" e dialogante, grazie anche agli editorialisti che le autorevoli direzioni hanno saputo ingaggiare nel tempo e che tuttora il direttore responsabile Andreatta propone ai suoi abbonati e agli acquirenti in edicola".