RIVA DEL GARDA (Trento) - Doppia inaugurazione, sabato e domenica alla galleria civica «Giuseppe Craffonara», per altrettante mostre fotografiche che l’associazione culturale «Riccardo Pinter-Amici del museo» ha organizzato a partire dalle due tesi di laurea che hanno vinto il premio «Guido Santorum» 2025.
È già da diversi anni che l'associazione «Riccardo Pinter» propone due borse di studio intitolate al ricordo del prof. Guido Santorum, illustre proprio associato, docente al liceo «Andrea Maffei» e studioso di filologia e di storia, autore di rilevanti studi sulla storia rivana, prematuramente scomparso nel 2014.
Le due tesi selezionate quest’anno, e premiate con mille euro ciascuna, sono «Beni culturali e catastrofi naturali: il ruolo delle istituzioni pubbliche all'indomani del terremoto a Riva del Garda del 1976» di Sara Andreasi (corso di laurea magistrale in Arti visive all’università di Bologna) e «Dai repertori alla comunità: il ruolo della popular music nel percorso sonoro del Corpo bandistico di Riva del Garda» di Giulia Leccese (corso di laurea in Musicologia alla Libera università di Bolzano).
Le relative mostre sono state inaugurate rispettivamente sabato 24 e domenica 25 gennaio, presenti le studentesse premiate, lo staff della Pinter con il presidente Graziano Riccadonna e la moglie di Guido Santorum Monica Murru, per l’amministrazione comunale nel primo caso il sindaco Alessio Zanoni e la vicesindaca Barbara Angelini, nel secondo la vicesindaca. Alla prima era presente anche Franco Odorizzi, sindaco di Riva del Garda all’epoca del terremoto.
Il sindaco (presente, come detto, alla prima delle due inaugurazioni) ha apprezzato che una giovane del territorio abbia dedicato la sua tesi di laurea a un brano del passato relativamente recente della città: «La storia è il nostro passato, le nostre radici – ha detto - e ci aiuta a guardare al domani con più consapevolezza. Abbiamo bisogno di nuove figure che pensino alla storia della città.» Inoltre ha sottolineato con soddisfazione come le informazioni siano state reperite negli atti dell’epoca di giunta e consiglio, oltre che sui giornali locali.
«Sono due proposte culturali davvero interessanti e importanti -ha detto la vicesindaca Barbara Angelini- perché ripercorrono una un momento storico intenso e drammatico quale il terremoto del ‘76, che tante conseguenze ebbe sia sul disegno del nostro centro storico sia sulla legislazione antisismica del Trentino, e l’altra la lunga e bellissima storia della nostra banda. In entrambi i casi lo sguardo è quello di una giovane donna, quindi le mostre sono anche il punto di vista delle nuove generazioni sul passato e sulla storia della nostra comunità.»
«Ringrazio l’associazione Pinter e il comune di Riva del Garda per aver reso possibile la mostra che espone i contenuti della mia tesi -ha detto Sara Andreasi- riguardante il ruolo delle istituzioni pubbliche all’indomani del terremoto di Santa Lucia del 1976, raccontando un evento che ha lesionato gravemente la città, ma che ha anche dimostrato la capacità di organizzazione e di progettazione del futuro da parte dell’amministrazione pubblica e dei cittadini di allora. Ringrazio anche l’arch. Francesca Odorizzi per il supporto nella ricerca del materiale fotografico e per l’allestimento di un’esposizione capace di comunicare in modo efficace quei drammatici momenti e i giorni immediatamente successivi al 13 dicembre 1976. Sapere che il mio elaborato ha raggiunto il suo scopo, cioè quello di essere utile alla comunità, mi rende immensamente felice e orgogliosa.»
«Sono molto grata all’associazione Pinter e al Corpo bandistico Riva del Garda per avermi dato la possibilità di realizzare questa mostra -dice Giulia Leccese- piccola nelle dimensioni ma densa di storie che si incrociano, si intrecciano e concertano la storia sonora di Riva. Attraverso volti, luoghi, documenti e immagini, l’esposizione racconta il passato della banda, ma soprattutto il legame profondo con la sua cittadina. A questo racconto ho potuto affiancare lo sguardo etnomusicologico della mia tesi di laurea, che prova invece a osservare la banda nel suo presente: guardarla da questa prospettiva significa vederla non tanto come un’istituzione “congelata” nel tempo, ma piuttosto come un organismo vivo e dinamico, che cambia, si apre al dialogo con i repertori contemporanei e continua a costruire relazioni, identità e senso di comunità attraverso la pratica musicale collettiva.»
Le due mostre, aperte alla visita tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17, rimangono esposte fino al 15 febbraio.
Ultimo aggiornamento:
26/01/2026 18:17:32