TRENTO -
"Oltre il traguardo. La scienza che muove lo sport", è la nuova mostra originale e interattiva del
MUSE di Trento che dal
1° febbraio al 27 settembre 2026 porta alla scoperta di ciò che contribuisce alle prestazioni olimpiche.

La mostra promuove l’attività sportiva quale pratica di salute e di benessere e invita a scoprire come scienza e tecnica applicate alla pratica di atlete e atleti consentano loro di raggiungere prestazioni di alto livello e rendano lo sport accessibile a tutte e tutti. L’iniziativa fa parte del progetto culturale di sistema “Combinazioni caratteri sportivi”, ideato e promosso dall’assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento e si inserisce nell’ambito dell’
Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che promuovendo il dialogo tra arte, cultura e sport accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali
(credit Michele Purin e Muse).
All'inaugurazione di questo pomeriggio al MUSE sono intervenuti: l'assessora provinciale alla cultura
Francesca Gerosa, la vicesindaca del Comune di Trento
Elisabetta Bozzarelli, il direttore MUSE
Massimo Bernardi e il presidente MUSE
Stefano Bruno Galli, la presidente CONI Trento
Paola Mora, il presidente Comitato Italiano Paralimpico CIP di Trento
Massimo Bernardoni, il coordinatore del Comitato olimpico provinciale
Tito Giovannini, i curatori della mostra Robert Burli (mediatore scientifico MUSE) e
Paolo Crepaz (medico dello sport).
Sul palco poi hanno preso parola
Stefania Belmondo, ex fondista e campionessa olimpica,
Franco Bragagna, storico telecronista sportivo, e
Giuliana Chiara Filippi, atleta paralimpica specialista nei 100 metri piani e nel salto in lungo, la più giovane atleta italiana a presenziare alle Paralimpiadi di Parigi 2024.
"Nell’occasione delle Olimpiadi e delle paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, che vedono protagonista anche il Trentino - racconta il presidente del MUSE
Stefano Bruno Galli -
il MUSE è presente con la proposta di una mostra che spiega i segreti più profondi dello sport, analizzando le capacità fisiche e le prestazioni dell’essere umano attraverso i principi scientifici alla base delle discipline sportive, l’innovazione tecnologica e la meccanica del movimento. Secondo una prospettiva più ampia, tuttavia, il vero traguardo è guardare a un domani di crescita, accettando le sfide che la vita ci lancia. Nei fatti, oltre il traguardo agonistico, c’è quello della vita quotidiana, che è fatta di successi e di sconfitte. Con questa mostra intendiamo svelare i segreti delle vittorie, non solo per gli sportivi, ma per tutti coloro che guardano al futuro con ottimismo e curiosità".
Come evidenzia l'assessore provinciale alla cultura,
Francesca Gerosa, la mostra parla di inclusione e accessibilità e dell'importanza di sensibilizzare a questi temi, proprio in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi che si svolgeranno a breve sul nostro territorio. Mettersi in gioco nonostante le difficoltà può essere un modo per rilanciarsi nella vita, dandosi nuovi obiettivi. Il MUSE parla di sport, con l'occhio della scienza, anche a chi lo sport lo guarda soltanto dagli schermi e non lo pratica in prima persona.
Allestita in occasione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, la mostra viene proposta nello spazio del museo dedicato alle esposizioni temporanee: oltre 500 mq in cui si possono trovare exhibit interattivi, playground – come un piccolo campo da sitting volley e una pista da floor curling. Oggetti originali, attrezzature da competizione e test di ricerca, facilmente utilizzabili da ogni persona, permettono di sperimentare come un atleta si prepara per affrontare una gara olimpica, conoscerne le storie, toccarne gli strumenti, provare in prima persona le attrezzature per l’allenamento e toccare con mano alcuni adattamenti paralimpici, tra i quali l'handbike o le protesi utilizzate nelle competizioni di atletica leggera.
Vengono illustrati principi fisici su cui si basano le discipline sportive, raccontati gli studi che vengono svolti sulle prestazioni delle atlete e degli atleti e che, proprio grazie al metodo scientifico applicato al gesto atletico e alle attrezzature, consentono di migliorare i record, nonché la preparazione psicologica che prepara alla gara.
Una sezione della mostra è inoltre dedicata all’importanza dell’attività fisica quotidiana e dei comportamenti virtuosi che, uniti a uno stile di vita sano, contribuiscono al benessere psico-fisico.
Tra i pezzi di maggior interesse, in mostra si trovano la bicicletta Colnago Y1Rs gialla usata da Tadej Pogačar per l’ultima tappa del Tour de France 2025 e la sua maglia gialla, l’handbike e la medaglia d’oro conquistata alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016 da Vittorio Podestà, in staffetta con Alex Zanardi, e il Kayak K1, con cui nel Daniele Molmenti ha vinto l’oro Olimpico a Londra 2012.
“Per la mostra – spiega Robert Burli, mediatore culturale del MUSE che ne ha curato l’allestimento – abbiamo scelto di dare rilevanza a sport tipicamente invernali, come il curling, e alle discipline in cui l’Italia ha vinto recentemente dei titoli olimpici. Per le discipline paralimpiche abbiamo posto l’accento sulla componente tecnologica, sottolineandone l’efficacia in termini di accessibilità e inclusione”.
L’impianto spaziale: Playground e sistema espositivo
L’allestimento, progettato da Dotdotdot, è concepito come uno spazio inclusivo e condiviso, in cui la progettazione dell’esperienza di visita trasforma la dimensione fisica dell’esperienza in uno strumento per veicolare i contenuti scientifici, grazie a un allestimento aperto, una grafica chiara e riconoscibile e una disposizione inclusiva di reperti e attività.
Il progetto di allestimento si fonda sul principio di accessibilità universale, inteso come elemento strutturale che guida le scelte spaziali, formali e narrative. L'obiettivo è creare un'esperienza di visita che sia simultaneamente fisica, cognitiva e relazionale. L'inclusione è garantita attraverso l'interazione e la concreta possibilità per tutti i pubblici di partecipare attivamente allo spazio museale.
La mostra si articola attorno a due nuclei principali: al centro dello spazio espositivo si sviluppa il Playground, un’arena informale dedicata all’esercizio fisico, al gioco e alla relazione. Lo spazio riprende la segnaletica sportiva e gli elementi grafici tipici dei campi da gioco e si organizza in cinque sezioni tematiche corrispondenti ai cerchi olimpici: destrezza, velocità, forza, resistenza e pratica sportiva. In quest'area sono proposte attività hands-on che seguono la logica del learning by doing, consentendo a chi visita di comprendere fenomeni scientifici complessi attraverso l'esecuzione di esercizi e gesti atletici.
Lungo il perimetro si sviluppa un sistema modulare di pedane espositive “a forbice”, dedicate all’esposizione di oggetti sportivi e reperti. La regolabilità delle pedane in altezza e inclinazione consente una fruizione diretta e non gerarchica degli oggetti e allo stesso tempo accessibile a persone di età, stature e abilità differenti senza mediazioni forzate.
Linguaggio visivo, orientamento e flessibilità
Anche la progettazione del linguaggio visivo e cromatico veicola l’organizzazione dello spazio. Ogni sezione è identificata da un colore che funge da codice narrativo, garantendo coerenza tra grafiche, superfici e aree di gioco. La grafica è progettata secondo criteri rigorosi di leggibilità e contrasto, contribuendo a rendere l’esperienza accessibile anche sul piano cognitivo. Questa scelta favorisce un orientamento intuitivo e una fruizione libera, senza imporre un percorso di visita predefinito. L’allestimento infatti non prevede un percorso obbligato, ma, anche grazie all’assenza di spazi chiusi, favorisce un alto grado di personalizzazione della visita.
Contributo tecnico scientifico
Il Ce.Ri.S.M. (Centro di Ricerca “Sport, Montagna e Salute”) ha contribuito alla realizzazione di un’area dedicata ai test di valutazione funzionale su atlete e atleti, inserita nello spazio dedicato alla “Forza”. Quattro le attrezzature in mostra: Test di salto in alto da fermo; Test dei tempi di reazione (a uno stimolo luminoso); Test di forza o hand grip; Test di flessibilità del tronco, o sit and reach. Per ogni test, il Ce.Ri.S.M. offre alcune tabelle di riferimento che mostrano i valori medi delle performance di atlete e atleti, in base all’età o alla disciplina. È presente, inoltre, un video girato interamente al centro, in cui i tre membri del comitato scientifico della mostra, Barbara Pellegrini, Roberto Modena e Lorenzo Bortolan raccontano l’attività di studio condotta. Sullo sfondo l’atleta di sci di fondo Maria Eugenia Boccardi, ripresa durante l’allenamento.
Accessibilità
La mostra è priva di barriere architettoniche; grazie ai BlindTag, un sistema che consente alle persone cieche e ipovedenti di orientarsi, ma è fruibile da tutte le persone in visita, chi lo desidera può accedere ai contenuti in modo autonomo tramite informazioni audio. A disposizione anche mappe tattili della mostra, video interviste con traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e in IS (International Sign);
Per il periodo di apertura della mostra - 1° febbraio - 27 settembre 2026 - verranno proposte inoltre visite guidate tattili e visite guidate in LIS.
"In Oltre il traguardo, l’accessibilità non è un requisito, ma una postura progettuale, insieme all’interazione - dice Laura Dellamotta, General Manager di Dotdotdot - Abbiamo immaginato una visita costruita su registri diversi, in cui ciascuno può scegliere il proprio livello di coinvolgimento e di approfondimento, muovendosi in uno spazio libero e personalizzabile. L’interazione fisica mette in relazione il corpo con l’ambiente espositivo e, attraverso l’esperienza diretta del movimento, trasforma il gesto in uno strumento di comprensione, rendendo la conoscenza scientifica accessibile sul piano fisico e cognitivo. È l’approccio che Dotdotdot porta avanti da sempre, nella convinzione che il museo sia prima di tutto un luogo aperto di scambio culturale e non solo cognitivo, uno spazio in cui costruire esperienze condivise, attivare relazioni e sviluppare una consapevolezza che nasce dall’incontro tra persone, contenuti e pratiche".