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Resta stabile l'indice di fiducia dei consumatori trentini: preoccupano i rincari

TRENTO - Nel mese di settembre 2026, l’indice del clima di fiducia dei consumatori trentini, rilevato dall’Ufficio Studi e Ricerche della Camera di Commercio si attesta a -19,8 punti, un valore analogo a quello registrato nella precedente rilevazione di maggio (-19,6).

Nel confronto territoriale, l’indice è migliore rispetto alla media nazionale (-22,8) e al dato del Nord Est (-21,4), mentre rimane inferiore al valore rilevato in Germania (-14,3) e nell’UE27 (-15,6%).

Le valutazioni sulla situazione economica della famiglia si mantengono pressoché stabili: il 59,9% degli intervistati dichiara di non aver registrato cambiamenti nell’ultimo anno, mentre il 60,9% prevede che la propria condizione rimanga invariata nei prossimi dodici mesi. La tenuta delle valutazioni sul bilancio familiare non esclude, tuttavia, la presenza di incertezze economiche. Il 40,9% delle famiglie dichiara di riuscire appena “a far quadrare i conti”, il 9,7% di dover ricorrere ai propri risparmi, mentre il 3,6% prevede di dover fare debiti. Nel complesso, i dati restituiscono quindi l’immagine di famiglie che ritengono di riuscire a mantenere gli equilibri raggiunti, ma dispongono di margini finanziari limitati.

Mostrano infine un lieve peggioramento le aspettative relative all’andamento futuro dell’economia provinciale. Si riduce, infatti, la quota di coloro che giudicano la situazione sostanzialmente stabile, passata dal 40,4% di maggio al 37,9% di settembre. Parallelamente, si rafforzano i giudizi negativi: la percentuale di intervistati che percepisce un peggioramento, lieve o marcato, sale dal 42,8% al 46,0%.

La propensione all’acquisto di beni durevoli presenta un lieve miglioramento rispetto alla scorsa rilevazione, riconducibile soprattutto alla riduzione della quota di consumatori, che prevede una forte contrazione della spesa (dal 39,3% all’attuale 32,1%), e al contestuale aumento di quanti prevedono di mantenere invariato il livello degli acquisti (da 30,4% a 34,3%). Tuttavia, prevale ancora un orientamento prudenziale: quasi la metà degli intervistati (48,7%) prevede infatti una riduzione degli acquisti di beni durevoli, a fronte del 10,4% che ne prospetta un aumento.

L’indagine ha approfondito anche gli effetti dell’andamento dei prezzi dei prodotti energetici e dei carburanti sulla capacità di spesa delle famiglie.
Oltre il 90% degli intervistati dichiara che tali rincari stanno già condizionando, o condizioneranno nei prossimi dodici mesi, la capacità di spesa della propria famiglia.

Le ripercussioni interessano anche la mobilità quotidiana. Il 50,2% di consumatori afferma di aver modificato la gestione degli spostamenti per lavoro, studio o tempo libero a seguito dell’aumento dei prezzi dei carburanti. Le famiglie cercano quindi di rivedere le proprie abitudini per contenere l’impatto dei maggiori costi.

In generale, la pressione esercitata da tali rincari sui bilanci familiari, si traduce in una revisione delle priorità di spesa, con una particolare attenzione alle uscite che possono essere rinviate o ridotte. Le contrazioni più significative si concentrano sulle voci di spesa più comprimibili e rinviabili come i consumi fuori casa in bar, ristoranti e pizzerie, l’acquisto di abbigliamento e accessori e le spese per tempo libero, cultura e sport.

“L’indice del clima di fiducia dei consumatori trentini rimane su valori piuttosto negativi, e riflette un quadro ancora segnato da incertezza e preoccupazione – afferma Andrea De Zordo, Presidente della Camera di Commercio. L’aumento dei prezzi dei beni energetici e dei carburanti inducono molte famiglie a contenere le spese, soprattutto quelle non essenziali. Si tratta di dinamiche che meritano attenzione, perché l’andamento dei consumi delle famiglie rappresenta un fattore importante per la tenuta del nostro sistema economico”.

“La situazione è fortemente critica. In mancanza di interventi sistemici di natura pubblica, gli strumenti di difesa del potere d’acquisto andranno cercati dai consumatori nel mercato, spostando, con le loro scelte, grandi masse di profitti, ad esempio: cambiare tariffa e fornitore per combattere i rincari energetici o investire in fonti energetiche alternative; cercare maggiori remunerazioni per i depositi bancari (13 mld i risparmi dei trentini sui conti correnti e i depositi bancari, con l’attuale offerta sul mercato di tassi remunerativi fino al 4%) e surrogare i mutui (un punto percentuale in meno, su un mutuo di 200.000 euro, durata 20 anni, porterebbe risparmi intorno ai 25.000 euro)” – commenta Carlo Biasior, Direttore del Centro Ricerca e Tutela Consumatori Utenti (CRTCU) di Trento, che aggiunge “per le situazioni di povertà o sovraindebitamento è necessario uno sforzo comune, pubblico e privato, per ridare dignità alle persone, attraverso forme guidate di accesso al credito”.
Ultimo aggiornamento: 20/10/2026 16:57

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