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Economia, manifattura lombarda in crescita

Anche nel primo trimestre 2026 nonostante le tensioni globali: tutti i dati

SONDRIO - La manifattura lombarda apre il 2026 confermando dinamismo e capacità di adattamento. Nel primo trimestre dell’anno la produzione industriale registra una crescita dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, accompagnata da un incremento del fatturato pari al +0,6%. Positivo anche l’andamento degli ordini interni (+1,3%), mentre quelli esteri si mantengono stabili (+0,3%), consolidando la forte vocazione internazionale del sistema produttivo regionale.

Anche il comparto artigiano mostra segnali di continuità e resilienza, con produzione in crescita del +0,3%, fatturato al +0,2% e ordini esteri in aumento del +0,7%. Numeri che confermano la capacità delle imprese lombarde, grandi e piccole, di continuare a generare valore anche in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati.

Su base annua, la Lombardia continua a distinguersi per performance superiori alla media europea. La produzione industriale cresce infatti del +2,4%, mentre l’artigianato registra un incremento del +2%. Ancora più significativa la crescita del fatturato: +2,8% per l’industria e +1,9% per l’artigianato. Dati che testimoniano la competitività e la capacità innovativa del tessuto economico regionale.

L’export si conferma uno dei principali punti di forza della Lombardia, con il 38,9% del fatturato industriale realizzato sui mercati internazionali, un livello che resta vicino ai massimi storici. Parallelamente, si rafforza anche la domanda interna, con ordini industriali in crescita del +3,2% rispetto allo stesso periodo del 2025: un segnale importante di fiducia e vitalità del mercato domestico.

Positivi anche i dati occupazionali. Nell’industria il saldo tra ingressi e uscite torna in territorio favorevole (+0,4%), mentre nell’artigianato raggiunge il +0,8%. Resta inoltre contenuto il ricorso alla Cassa integrazione, a conferma della buona tenuta complessiva del sistema produttivo regionale.

La crescita appare diffusa in gran parte dei settori manifatturieri. Nell’industria spiccano le performance di mezzi di trasporto, legno-arredo, siderurgia, meccanica e sistema moda ad alto valore aggiunto. Anche nell’artigianato prevalgono i comparti in espansione, con risultati particolarmente positivi per alimentare, tessile, carta-stampa e manifatture innovative.

Permangono naturalmente elementi di attenzione legati all’instabilità internazionale, ai costi energetici e alle dinamiche delle materie prime. Tuttavia, il quadro complessivo conferma la straordinaria capacità della Lombardia di reagire ai cambiamenti globali facendo leva su export, innovazione, filiere produttive solide e capitale umano qualificato.

“Teniamo duro ma non è facile - ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi -, ora o c’è un cambiamento radicale rispetto ai vincoli europei ed al protagonismo dei territori o rischiamo veramente di uscire dalla competitività. Su tutti i settori e su tutte le filiere c’è una competizione internazionale iniqua; su tutti i settori registriamo una aggressività sempre più influente da concorrenti cinesi e extraeuropei che hanno meno vincoli e meno costi di produzione. Non c'è più tempo: o si cambia impostazione o noi a medio termine non reggeremo.
Per difendere il lavoro serve un coraggio istituzionale che a Bruxelles non vedo; un coraggio che la Lombardia invoca a voce alta e unanime”.

“I numeri di questo primo trimestre – ha sottolineato Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia – confermano la tenuta e la forza del nostro sistema produttivo In uno scenario internazionale complesso, la Lombardia continua a dimostrare competitività, capacità di esportazione e grande qualità manifatturiera. È fondamentale continuare a sostenere le Mpmi, rafforzando export, produttività e competenze per consolidare il ruolo della nostra regione come uno dei principali motori economici d’Europa”.

“A causa del contesto globale incerto il 2026 – ha commentato Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia - per le imprese si prefigura duro e ricco di incognite. I risultati della produzione industriale lombarda (+0,5% sul trimestre, +2,4% sull’anno) seppur in un quadro di crescita evidenziano che la frenata è in corso. Incertezza, guerre e crisi permanenti si stanno ripercuotendo sui prezzi delle materie prime (+8,4% sul 2025), in particolare sulle commodity energetiche: gli imprenditori sono preoccupati dagli effetti inflattivi sull’economia reale e dalla eccessiva dipendenza da terzi nell’approvvigionamento perché è ormai evidente che, nelle attuali condizioni di caos geopolitico e guerre commerciali, chi controlla l’energia e le materie prime controlla la crescita. Con il prezzo del petrolio da giorni stabilmente sopra i 100 dollari/barile e del gas intorno ai 50 euro/MWh la situazione è emergenziale e il sistema Italia ha tutte le ragioni per ottenere lo sforamento del Patto di Stabilità. Confindustria Lombardia chiede maggiore coraggio ai decisori italiani ed europei nel definire rapidamente soluzioni che vadano nella direzione di una autonomia strategica che consenta di competere ad armi pari nel nuovo scenario competitivo. I positivi passi in avanti sul nucleare nelle Commissioni competenti devono essere accompagnati in parallelo da interventi di potenziamento della rete infrastrutturale, investimenti di interconnessione Nord-Sud degli impianti di rinnovabili e sblocco delle concessioni per gli impianti rinnovabili; da oltre due anni, poi, attendiamo dal Governo la cosiddetta ‘Quarta via’ sull’idroelettrico, fonte che in Lombardia rappresenta il 27% dell’energia prodotta. Anche a livello regionale, Confindustria Lombardia si attendeva più coraggio in relazione alla legge sulle Fer, in particolare nella definizione del perimetro delle aree idonee, che nell’ultima proposta risulta più ristretto rispetto alla legge nazionale”.

“Le principali preoccupazioni degli artigiani in questo momento - ha dichiarato Stefano Fugazza, presidente Unione Artigiani Lombardia - sono sicuramente l’impennata dei costi energetici e dei prezzi delle materie prime in questo contesto di crisi internazionali. Sono e restano pertanto fondamentali tutte le misure che possano agevolare l’efficientamento e l’autoproduzione energetica, temi che sono entrati in modo importante e concreto nei piani d’investimento delle imprese artigiane. In questa spirale di costi imprevedibili, tolti i bandi regionali e statali, l’iperammortamento e l’azione meritoria dei Confidi, il sistema creditizio tradizionale, in questo delicatissimo momento, sembra chiudere i rubinetti alle micro e piccole imprese. A fianco di tutto ciò, resta la difficoltà di reperire nuova forza lavoro. L’età media dei titolari delle nostre imprese è sempre più elevata e manca il ricambio generazionale: insieme alle istituzioni e al mondo scolastico dobbiamo metterci al più presto intorno ad un tavolo per presentare ai più giovani l’artigianato come un'opportunità concreta, attuale ed appassionante”.
Ultimo aggiornamento: 25/05/2026 21:00

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