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Verso il Congresso PATT: presentata la tesi Panizza-Marchiori. Il documento

mercoledì, 30 dicembre 2015

Trento – Presentata la prima tesi congressuale del PATT, in programma al Palarotari di Mezzocorona (Trento) il prossimo 13 marzo. Il segretario politico, senatore Franco Panizza, ha presentato ieri sera – introdotto da Ugo Rossi – una tesi scritta a quattro mani con il segretario del movimento giovanile del partito Simone Marchiori.

Ha suscitato grande interesse la presentazione, ieri, presso la sala Rosa della Regione, della tesi scritta a quattro mani da Franco Panizza e Simone Marchiori in vista del Congresso del PATT previsto per il 13 marzo 2016. Di fronte a più di 150 tesserati, il Segretario politico uscente ed il responsabile del Movimento Giovanile hanno illustrato la loro idea di Partito Autonomista del futuro e delle sfide da vincere per il Trentino e per l’Autonomia, ponendole sotto un titolo già di per sé significativo: “Il coraggio di essere protagonisti. Passione, Governo, Autonomia”.

L’apertura è stata affidata al giovane Simone Marchiori che, con il suo intervento, si è soffermato sulla necessità di adattare i modelli di comunicazione e le strutture di Partito alle esigenze delle nuove tecnologie e all’importanza del coinvolgimento di un numero sempre maggiore di trentini: “E’ ormai fondamentale riuscire ad arrivare a tutti gli strati della popolazione, anche ai più giovani – ha affermato durante il suo intervento – per coinvolgere quanta più gente possibile nel nostro progetto politico: siamo un partito di popolo e dobbiamo dimostrare di essere l’anello di congiunzione con le Istituzioni. Solo così si può accendere la passione per la politica che in Trentino significa autogoverno e possibilità di decidere autonomamente del proprio destino. Le persone che hanno passione ed entusiasmo – ha detto in conclusione – sono positive e propositive, riescono a trasmettere meglio le idee e, soprattutto, sono più portate ad impegnarsi per il bene della propria terra”.

Franco Panizza, dal canto suo, ha posto l’accento soprattutto sulle sfide del Trentino: “Il PATT è un Partito che porta, sulle sue spalle, la responsabilità di guidare l’Autonomia trentina, potendo contare sulle cariche più importanti. Ciò comporta oneri e onori ma, soprattutto, non ci consente sbagli o leggerezze. Abbiamo quindi bisogno di una politica responsabile, perché senza politica il Governo si limita ad essere una macchina burocratica”.  “Sono necessari – ha specificato il senatore autonomista – meno giochi di corrente, meno polemiche strumentali, meno opportunismi e più proposte valide e orientate al bene comune. Dobbiamo rendere conto di ciò che si fa e di ciò che non si fa”. E per quanto riguarda il fare, Panizza ha accennato alcuni spunti programmatici, racchiusi in cinque aree tematiche riguardanti l’Autonomia e il suo assetto, la conoscenza, l’economia e il lavoro, la salute e il welfare e, infine, il territorio e le infrastrutture.

Al termine dell’esposizione sono intervenuti, per sottolineare il loro sostegno alla tesi congressuale di Panizza e Marchiori, anche i consiglieri provinciali Baratter e Ossanna, l’assessore Michele Dallapiccola e il Presidente Ugo Rossi.

Quest’ultimo in particolare ha spronato gli autonomisti a non avere paura ad affrontare un congresso “vero”, basato sul confronto fra idee e visioni diverse, ma ha sottolineato come lui veda in questa tesi congressuale il giusto mix fra esperienza e innovazione, fra tradizione e visione, fra idealità e concretezza: “trovo in questa tesi tante idee per il nostro Trentino e sono convinto che con l’apporto di Franco e Simone, che hanno dimostrato di saper aprire e rinnovare il partito, coinvolgendo molti giovani e donne, il PATT possa davvero diventare quel grande Partito in grado di rappresentare tutte le sensibilità della Comunità trentina”.

La serata si è conclusa con l’entusiasmo dei presenti che hanno apposto la loro firma alla tesi in vista del deposito avvenuto oggi. La tesi, primi firmatari Panizza e Marchiori, è stata sottoscritta da circa 200 autonomisti, provenienti da tutte le valli del Trentino.

LA TESI CONGRESSUALE PANIZZA-MARCHIORI

“Come Autonomisti, preoccupati per vocazione del Trentino e delle sue sorti, non dobbiamo mai dimenticarlo. Non ci possiamo permettere parole al vento, non meditate, e ancor meno populismi che soddisfano gli umori di giornata, ma non i bisogni del presente e del futuro.

È quindi dai fatti e dalla loro verità che, attraverso questa tesi congressuale, vorremmo sviluppare una riflessione comune sul PATT, il nostro Partito, e una sul Trentino, la nostra terra.

Cominciamo ricordando alcuni passaggi che ci aiutano a ripercorrere la strada che abbiamo compiuto dai primi anni del millennio ad oggi.

Dopo l’esperienza della Giunta Andreotti dei primi anni ‘90, il PATT era tornato all’opposizione, autoconfinandosi in un ruolo marginale e, nelle scelte che più contano per il Trentino, di fatto inincidente.

Alle elezioni del 2003 abbiamo dovuto risolvere un dilemma che, al nostro interno, aveva creato una profonda e lacerante inquietudine: allearci – stante la nuova legge elettorale – con il centrodestra o con il centrosinistra. Chi ha vissuto quella fase ricorda i dubbi, le resistenze, le convinzioni opposte che hanno accompagnato una scelta complessa e per molti versi sofferta.

Alla fine ha prevalso l’alleanza con il centrosinistra, che ci dava le migliori garanzie per la salvaguardia della nostra Autonomia, che iniziava seriamente ad essere messa in discussione. Da notare che questa alleanza non ha significato aggiungere un posto a tavola, ma creare una compagine innovativa e unica a livello nazionale: il Centrosinistra Autonomista, che ancora oggi è la formula più idonea a salvaguardare le nostre prerogative e le nostre aspirazioni.
A questa alleanza abbiamo conferito il nostro pacchetto di consensi, l’8,99%, e abbiamo ottenuto un Assessore in giunta e la Presidenza del Consiglio Provinciale. E questo non certo per assecondare logiche di potere, come qualcuno ha insinuato, ma per servire meglio la causa Autonomista. Quando le condizioni sono stabili, non minacciate nel loro esistere, si può tranquillamente stare all’opposizione, vigilando su come viene gestito il potere e opponendosi, anche duramente, come del resto è spesso accaduto in passato, se non siamo d’accordo.

Ma quando l’Autonomia è minacciata – e lo è sul serio – dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e metterci in gioco, accettando la trincea del confronto duro con i problemi del governare e non arroccarci nelle retrovie, limitandoci a predicare cosa “gli altri” dovrebbero fare o non fare, lasciando comunque nelle loro mani i destini del Trentino.

Tornando al 2003, anche per questa consapevolezza, abbiamo scelto nuovamente la sfida del governare, con tutte le conseguenze, non solo positive, che ciò comporta. Poi sono arrivate le elezioni del 2008 e il dilemma si è riproposto: accettare l’offerta di Lega e Forza Italia o proseguire con la formula del Centrosinistra Autonomista. Abbiamo optato per questa seconda soluzione e abbiamo ottenuto l’8,5%, due importanti assessorati e un ruolo primario in ogni scelta che riguardasse la nostra Autonomia.

Da qui in poi si entra nell’attualità e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: alle elezioni del 2013 il PATT ha ottenuto un risultato formidabile – il 17,5% – più del doppio della legislatura precedente, e una posizione assolutamente primaria nei più alti assetti istituzionali: la Presidenza della Provincia, la Presidenza della Regione, la Presidenza del Consiglio Regionale, la Presidenza dell’Euregio, un Assessore importante in Giunta, il senatore di Trento e un deputato.
Accanto a questo – non dimentichiamolo – possiamo contare su un ruolo primario anche nei livelli istituzionali più prossimi ai cittadini: i Comuni e le Comunità di valle. Ripetiamo, tutto questo non per assecondare logiche di potere che ci sono totalmente estranee, ma per tutelare l’Autonomia in una fase delicatissima, come non la si è mai vista in passato, e per sostenere il Trentino di fronte ad una crisi globale che ha precedenti solo se andiamo con la memoria molto indietro, alla grande crisi del 1929.

Oggi, pur con le difficoltà e le rinunce a cui siamo stati chiamati, l’Autonomia è stata salvaguardata e il Trentino ha subito l’urto della crisi in misura minore che in gran parte del resto del Paese. Non dobbiamo dimenticare che è solo grazie all’accordo sottoscritto da PATT e SVP con il PD nazionale che abbiamo ottenuto le garanzie necessarie per blindare la nostra Autonomia speciale in una fase davvero critica.

Ci chiediamo – e non è una domanda retorica – dove e come saremmo oggi se nel 2003, nel 2008 e nel 2013 avessimo fatto scelte diverse: avremmo ancora un’Autonomia in buona salute e gli Autonomisti chiamati a guidarla?

A questo tipo di domande non ci sono risposte certe, ma certo è che le scelte fatte hanno prodotto il PATT che oggi conosciamo e il ruolo primario che è stato chiamato a svolgere. Il dato di realtà a cui ci riferivamo in apertura è questo. Poi, le opinioni possono essere molte e diverse, ma da questi dati non si può prescindere.

Un risultato – e ce lo dobbiamo dire chiaramente e con coraggio – che non è un punto d’arrivo, ma di partenza. In una fase, che rimane grave e insidiosa, avere posizioni di massimo rilievo più che un onore è un onere, una grande responsabilità che dobbiamo avvertire in tutta la sua gravosa e impegnativa evidenza. Ed è per questo che, come Partito Autonomista Trentino Tirolese, dobbiamo compiere un deciso passo in avanti, in termini di serietà, preparazione e capacità di visione.

La posta in gioco è troppo importante per permetterci scelte superficiali o affidate a logiche che non siano – e lo affermiamo in piena coscienza – dettate dagli alti interessi del Trentino e della sua Autonomia. Avere in mano le leve più importanti dei poteri che lo Statuto di Autonomia ci ha affidato non ci consente sbagli o leggerezze. Le conseguenze sarebbero troppo gravi.

È la ragione che rende questo Congresso di importanza cruciale e altrettanto cruciali sono le scelte che ne deriveranno.
Per far questo, dobbiamo tener conto che il mondo di oggi è lontano anni luce da quello che ci siamo lasciati alle spalle, anche solo pochi anni fa. Dobbiamo rendercene conto soprattutto per quel che riguarda la nostra capacità di rispondere ai cambiamenti in atto. Della crisi economica e finanziaria che ha sconvolto il mondo se ne è parlato in più sedi e in più occasioni. Quindi non ripercorriamo ragionamenti a tutti noti. Teniamo solo a precisare che questi cambiamenti toccano profondamente il nostro modo di fare politica e, ancor più, di fare governo.

Oggi il mercato deve essere lasciato più libero, ma questo non significa che possa fare tutto da solo. A noi spetta il compito di capire come intervenire per supportare lo sviluppo e per evitare che fasce deboli, imprese, famiglie e persone, non vengano espulse dal mercato e dalla società.

Abbiamo importanti competenze sia in materie economiche che in materie sociali. Dobbiamo saperle usare con intelligenza, evitando pericolose semplificazioni e il tranello, sempre in agguato, di ritenere possibile il risolvere i problemi con gli slogan, con le ricette facili, con la falsa convinzione che vi siano strade comode, rapide e senza costi. Chi spaccia ricette miracolistiche per terapie efficaci otterrà qualche consenso in più, ma al prezzo di tradire il senso primo del nostro essere Autonomisti: quello di saper badare a noi stessi, ai nostri bisogni, alla necessità di saper guardare non solo all’oggi, ma anche al domani.

In questo impegnativo scenario si colloca il tema spinoso della riduzione delle risorse finanziarie a sostegno dell’Autonomia. Se non vogliamo che la contrazione dei nostri bilanci si rifletta negativamente sulla competitività delle nostre imprese e sulla qualità del nostro welfare, il fare meglio con meno deve essere la nostra risposta: quella affidata alle Istituzioni e quella che compete alla politica. Due dimensioni, istituzioni e politica, che non possiamo disgiungere, proprio perché le responsabilità che ci sono state affidate dalla Comunità Trentina sono massime e imprescindibili.

Quindi, per rilanciare con forza e credibilità la nostra Autonomia, abbiamo bisogno di un Governo provinciale in grado, insieme a tutti gli altri livelli istituzionali coinvolti, a cominciare dai Comuni, di dimostrare concretamente di saper gestire questo momento critico con lungimiranza, serietà, competenza e capacità realizzativa.

I risultati fino a qui raggiunti sono più che confortanti e per questo dobbiamo ringraziare il Presidente autonomista Rossi e tutte le donne e gli uomini che in questo primo scorcio di legislatura si sono impegnati con passione e competenza. Da parte nostra, abbiamo bisogno di una politica altrettanto avvertita e responsabile, perché senza politica il Governo si limita ad essere una macchina burocratica e, se pensiamo all’ambito nazionale, di queste macchine ne abbiamo già abbastanza.

Una politica che sappia rispondere a due doveri imprescindibili. In primo luogo, che le decisioni prese in ogni sede siano improntate alla massima serietà, partecipate e tecnicamente supportate. Questo significa meno giochi di corrente, meno polemiche strumentali, meno opportunismi e più proposte valide e orientate al bene comune.

Il secondo dovere è quello di rendere conto di ciò che si fa e di ciò che non si fa. E questo deve accadere con regolarità, con chiarezza e in ogni sede: soprattutto in quelle istituzionali e di partito.

Due doveri che poggiano sui valori fondanti di cui il nostro Partito è sempre stato portatore: un’identità politica e comunitaria che all’Autonomia riesca a dare nuovo senso, nuova consapevolezza, nuova fiducia e nuove prospettive di crescita. È la grande sfida che il PATT deve saper cogliere e vincere.

Il Congresso deve saper cogliere questi stimoli e tradurli in una nuova organizzazione all’altezza di questo gravoso compito. Una riorganizzazione che deve tener conto anche dei profondi mutamenti che hanno investito il nostro modo di fare comunità, anche nel nostro piccolo Trentino.

Siamo nel pieno di una rivoluzione digitale di proporzioni immani. Basta semplicemente guardarsi attorno e guardarci intorno, per osservare come la nostra vita quotidiana sia cambiata. Come ciascuno dei nostri singoli momenti sia influenzato e talvolta determinato dalle nuove tecnologie. Non serve essere scienziati per vederlo e per rendersene conto.

Per comunicare, il contatto diretto oramai è solo uno tra i mezzi possibili e purtroppo non sempre il più utilizzato. Sono rare le lettere, ma si scrive tantissimo: con gli sms e le mail, si pubblicano dei post su facebook, si scrive un tweet, si commentano gli articoli che leggiamo. Forse non abbiamo scritto mai così tanto come adesso. E, forse, quello che scriviamo, mai come adesso è più il frutto del momento, di un’emozione contingente, buona o cattiva che sia, piuttosto che della riflessione, della verifica di quel che diciamo, della consapevolezza che, al di fuori di noi e della nostra cerchia di affezionati, c’è un mondo con le sue diversità, le sue contraddizioni, i suoi problemi irrisolti.

La nostra natura di Partito di popolo non può ignorare questi cambiamenti, pena il perdere contatto con la realtà, con le sue esigenze e con le sue aspettative. La nostra risposta a tutto questo rimane il confronto diretto e personale, il nostro più vero e genuino modo di relazionarci con la base e, più in genere, con le nostre comunità e con chi ne fa parte.

Teniamo solo conto che oggi – e non possiamo ignorarlo – vi sono altri modi di comunicare e di partecipare, dai quali non possiamo e non dobbiamo prescindere.

Bisogna allora potenziare l’organizzazione e l’efficacia del nostro Partito, ricercando una forma nuova, oltre che contenuti nuovi. Ma, attenzione, cambiare non significa solo sostituire una persona con l’altra e neppure un semplice avvicendamento generazionale. È necessario coltivare nuova classe dirigente, far crescere la partecipazione consapevole e la capacità di elaborazione e di proposta. E questo non si limita ad introdurre internet nel nostro modo di relazionarci.
Quando la gente scrive su facebook, o commenta un fatto politico, deve esserci un Partito in grado di ascoltare e di rispondere, rilanciando la partecipazione. Dobbiamo pensare il nostro Partito come un luogo dove ci sia una sponda continua tra lato virtuale e lato reale.

Una Sezione territoriale del Partito può essere anche affiancata da una pagina di facebook, che serva a creare quel network che oggi non è sempre realizzabile. Basta che le due dimensioni coesistano: non funzionerebbe né un’organizzazione basata solo sulle Sezioni, né un’organizzazione basata solo sulla rete. Ci vogliono tutte e due: la dimensione fisica e quella virtuale. Basta prendere come esempio la funzione vitale del respiro – per capirci – capace di accogliere l’aria intorno e poi trasformarla in funzioni vitali e rilasciarla. Così con i social media ed ugualmente con le Sezioni, il Partito deve respirare con loro, ascoltare e accogliere quanto esprimono, poi condensare il tutto, valutandolo e trasformandolo in proposte politiche serie e praticabili.

Respirare politicamente in sintonia con i social media e con le Sezioni è quello che dobbiamo fare per essere partecipi e non spettatori del cambiamento. La grande e costruttiva partecipazione di iscritti e persone interessate al tavolo di discussione “Trentino coraggioso”, avviato dal Partito nei mesi scorsi, dimostra la validità di questo metodo, ma allo stesso tempo anche la grande voglia di partecipare della nostra base e delle nostre comunità.

Autonomia e partecipazione sono per noi sinonimi. Dove c’è autonomia ci devono essere le forme partecipative più idonee, fisiche o virtuali che siano: questo deve essere il cuore della nostra riorganizzazione partitica che, per il nostro modo di vedere, si articola in due punti fondamentali.

Il primo riguarda il nostro assetto interno, in particolare il coinvolgimento di nuove persone e il tesseramento di chi condivide i nostri ideali.

È aperto da tempo, ormai, il dibattito sulla “forma” che i partiti dovrebbero assumere e, negli ultimi anni, sembra aver preso piede l’idea di “partito leggero”, senza tessere, con i simpatizzanti legati soprattutto ai leader tramite rapporti diretti o la condivisione di idee forti. Sicuramente le nuove tecnologie facilitano moltissimo le persone ad entrare in contatto con il pensiero e le azioni del proprio leader di riferimento, ma questo rapporto diretto rischia di essere a senso unico, limitato. Si rischia di perdere, insomma, tutta quella fase di elaborazione politica e di confronto, tipica delle Sezioni e delle strutture di Partito.

Certo, è innegabile che i tempi siano cambiati ed anche questa forma di aggregazione è da rivedere. Ma in una terra come il Trentino, basata sull’autogoverno e sulla conoscenza diretta dei propri rappresentanti, per un Partito come il PATT, caratterizzato dalla sua anima popolare e dalla fidelizzazione della propria base, resta imprescindibile e preziosissimo il poter contare su un nucleo di tesserati forte, con i quali confrontarsi e attraverso cui far veicolare messaggi ed attività.

Va, insomma, potenziata ancora di più e ravvivata quella rete di Sezioni e contatti che da sempre abbiamo in ogni angolo del Trentino. Dobbiamo riuscire a far sentire il Popolo Autonomista un tutt’uno con il proprio Partito.
Governare una Provincia come la nostra, assimilabile per competenze ad un piccolo Stato, va fatto con la preparazione di leader capaci, attraverso una base motivata e vitale, dalla quale raccogliere spunti, richieste, necessità ed anche critiche. Quella che dobbiamo creare è una squadra capace e coesa.

Non siamo e non vogliamo essere un Partito che vede un uomo solo al comando. La nostra storia e la nostra cultura ci portano a privilegiare la “gestione comune”, la capacità di far tesoro delle molte risorse politiche che sono cresciute forti in questi anni. Fare squadra è la nostra ricetta e questo vuol dire alte motivazioni, adeguate competenze e la consapevolezza che solo agendo coordinati si possono raggiungere mete ambiziose.

Questo chiama in causa la struttura del Partito: è innegabile che gli organi interni e lo Statuto del PATT siano stati pensati in un momento diverso da quello attuale e vadano aggiornati alle esigenze del momento. A volte gli organismi di Partito hanno mostrato i propri limiti, soprattutto per quanto riguarda il passaggio di informazioni dai vertici alla base e viceversa, nonché la tempestività nell’intervenire nei momenti decisivi.

In particolare vanno ridefiniti i compiti e l’organizzazione dei vari organi: aldilà delle figure apicali, infatti, si deve cercare di coniugare il più possibile la necessità di coinvolgere la base del Partito con l’esigenza di essere sempre pronti a dare risposte precise, puntuali e tempestive, visto il repentino evolversi degli eventi nella politica attuale.

Si deve cercare, quindi, di andare verso una Giunta esecutiva che sia una sorta di ufficio di segreteria, un nucleo di persone che affianchino e supportino la Segreteria politica nella gestione quotidiana del Partito. Questa nuova Giunta dovrà essere in grado di riunirsi il più spesso possibile, a scadenze fisse, arrivando a decisioni chiare e pertinenti. Alla Giunta dovrà spettare anche il raccordo fra l’attività amministrativa e istituzionale e quella di partito, così da evitare tensioni e inutili contrapposizioni.

In questo ambito, un ruolo decisivo deve essere svolto dal Gruppo consiliare e dai nostri rappresentanti in Giunta provinciale, valorizzando e mettendo in comune le loro esperienze e competenze.

Di pari passo andrà potenziato il ruolo del Consiglio provinciale del PATT, facendolo diventare un vero parlamentino dei territori, convocato con cadenza regolare, attraverso cui sentire le richieste delle singole valli e città e in cui condividere e discutere le principali scelte programmatiche e legislative.

Nel rapporto con i Comuni e le Comunità di valle dovrà essere rafforzato il ruolo del Coordinatore degli enti locali, sia per approfondire temi e questioni particolarmente delicate e sentite, sia per mantenere vivi e propositivi i rapporti tra i nostri sindaci, i nostri consiglieri e amministratori comunali e con chi opera nelle Comunità di valle e nel Consiglio delle Autonomie. Non deve essere un lavoro inutile, ma deve essere ascoltato e valorizzato da chi ci rappresenta a tutti i livelli.

Ma è sulla rete territoriale che il Partito deve fare uno sforzo maggiore: va dato slancio alle Sezioni, anche alle più piccole, incentivandole a fare attività, riunioni di approfondimento, coinvolgimento dei tesserati. Ovviamente il

Coordinamento d’ambito deve essere il supporto principale per mantenere una rete a livello di Comunità di valle senza, tuttavia, andare a sostituirsi all’opera fondamentale delle Sezioni.

Bisogna ricordarsi che questo livello, il più basso nell’organizzazione del Partito, è anche quello maggiormente importante per attirare e coinvolgere sempre più nuovi simpatizzanti. La Sezione va vista come l’unità fondamentale su cui costruire la forza del Partito, con un passaggio imprescindibile per qualsiasi successo elettorale. Internet, come abbiamo più volte detto, non è una dimensione che può sostituire la Sezione, ma è un nuovo e insostituibile strumento per dare alla Sezione forza e più adeguati strumenti di comunicazione e di partecipazione.

Un’attenzione particolare va data anche ai Movimenti giovanile e femminile. Il primo deve essere il vivaio in cui si forma la classe dirigente del Partito, anche attraverso la creazione di una scuola di formazione altamente qualificata. Una scuola che deve diventare sempre più il veicolo attraverso il quale accedere ai livelli più alti di responsabilità sia politica che istituzionale.

Un analogo impegno deve essere riservato al Movimento femminile, non per riprodurre la separatezza tra generi, ma per riconoscere e valorizzare il contributo che le donne possono e devono dare alla vita di partito e nell’impegno istituzionale.

Un’innovazione importante potrebbe essere quella di rendere permanenti i Tavoli di lavoro – istituiti per “Trentino coraggioso” – per creare degli ambiti dedicati in cui le varie tematiche – Autonomia e Istituzioni, Economia e Lavoro, Welfare e Salute, Istruzione e Cultura, Territorio e Infrastrutture – siano sviluppate, approfondite e trasformate in proposte utili per il Partito e per le Istituzioni.

Infine, ma non per importanza, va citato il Segretario organizzativo, figura che, nel PATT, non è mai stata sviluppata completamente. Il Segretario organizzativo deve prendere su di sé l’onere di coordinare tutta l’attività delle articolazioni del Partito. Una figura, quindi, assolutamente operativa e dinamica, che sappia porsi come punto di incontro e di raccordo fra i vari livelli e organismi del Partito.

Tutto questo dovrà aiutarci a costruire un PATT più forte, promettente e coraggioso. Un Partito forte perché oggi non ci è concessa nessuna slabbratura, nessuna inefficienza, nessuna indulgenza su scelte politiche che si siano rivelate inefficaci.

Allo stesso tempo abbiamo bisogno di un Partito promettente, che rinnovi il suo impegno autonomista, la sua istanza di libertà e di autogoverno, perché dopo questo Congresso vorremmo essere più influenti, più capaci di gestire le nostre risorse e più liberi di determinare il nostro destino comune.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di coraggio. Coraggio nell’affrontare l’incerto; coraggio nel mettere in discussione anche consuetudini radicate: consuetudini che nel passato hanno avuto successo, ma che oggi mostrano la corda. Coraggio per lasciare il “già visto” e affrontare con determinazione i problemi nuovi che abbiamo davanti.

COSTRUIAMO OGGI IL TRENTINO DI DOMANI
Un secondo e imprescindibile dato di realtà – riprendendo le considerazioni iniziali – deve riguardare l’impianto programmatico. Non le opinioni o le bandierine da difendere a tutti i costi, ma la capacità di trovare alcune parole chiave, alcune priorità o emergenze, intorno alle quali raccogliere le idee-guida necessarie per gestire il passaggio dal “non più” al “non ancora”, dal Trentino che ci lasciamo alle spalle a quello che vogliamo costruire insieme.

Nell’elaborazione di queste linee guida sono stati assolutamente preziosi i risultati e gli apporti del lavoro dei cinque Tavoli tematici, attivati dal Partito in collaborazione con il Gruppo consiliare e il Movimento giovanile.

Senza pretesa di compiutezza – visto che le proposte definitive dovranno essere elaborate con il dibattito precongressuale e poi con gli organi che usciranno dal Congresso – abbiamo ritenuto opportuno individuare e proporre cinque linee di riflessione, in analogia con il numero dei Tavoli di lavoro, intorno alle quali riteniamo che il nostro apporto alla governabilità del Trentino possa trovare utili spunti e riferimenti.

1. La nostra Specialità
Dopo l’accordo con lo Stato per la definizione dei rapporti finanziari, va portato a termine il più generale progetto di riforma dello Statuto di Autonomia, così da rappresentare più adeguatamente l’assetto giuridico e istituzionale di Trentino e Alto Adige/Südtirol. Il percorso di revisione è iniziato e dovrà produrre un risultato condiviso e all’altezza del nuovo scenario nazionale ed europeo. Non si valorizza l’Autonomia giocando solo in difesa, ma è necessario rilanciarla come modello riuscito di convivenza e di sviluppo dei territori.

Fondamentale resta il rapporto con la SVP, con cui l’alleanza non è mai stata così forte, ma anche con i partiti autonomisti dell’arco alpino, l’Union Valdotâine, la UAL e la Slovenska Skupnost, con i quali abbiamo sottoscritto un accordo politico per tutelare insieme l’autonomia a Roma.

L’assetto istituzionale della Provincia va rafforzato, promuovendo una razionalizzazione del sistema delle Autonomie locali, nell’obiettivo di definire ambiti territoriali di spesa efficienti, con una progressiva autonomia e responsabilità decisionale, pianificatoria e finanziaria. In questa azione dovranno comunque essere salvaguardati i Comuni, che, aldilà delle loro dimensioni, avvertono l’esigenza di tutela delle loro specificità territoriali ed identitarie. Questo è possibile rompendo l’automatismo tra la rappresentanza politica, che deve rimanere, e la gestione dei servizi che può essere assunta in termini associati.

Va inoltre potenziata e qualificata la conoscenza del patrimonio di valori di cui è espressione l’Autonomia delle Comunità di valle, come frutto di responsabilità collettiva.

Di primaria importanza è la valorizzazione delle minoranze linguistiche, che sono vere detentrici di quel sentimento che ci aiuta a ricordare che siamo territorio di confine e per questo strategico e precursore dei tempi. La loro tutela e il loro sviluppo, tramite un piano economico-strategico, aiuteranno tutto il Trentino a mantenere il suo valore aggiunto nonché la sua specialità.

Per quanto riguarda l’Euregio, vogliamo promuovere sempre maggiori forme di collaborazione con Bolzano e Innsbruck sulle politiche sovraterritoriali: dalla ricerca all’energia, dalla sanità ai trasporti, dalla cultura al sociale. La Presidenza dell’Euregio, affidata per i prossimi due anni all’autonomista Ugo Rossi, deve essere l’occasione per fare di questa Istituzione un esempio virtuoso di cooperazione transfrontaliera, in grado di contribuire alla crescita dell’Europa delle Regioni, vista anche come capacità di promuovere la convivenza tra culture e territori diversi.

Interessante e condivisibile è la proposta di costituire una cabina di regia con il duplice scopo di rendere più operativa la struttura, collegandola meglio con le Giunte dei tre territori, e di monitorare e verificare con tempestività i risultati ottenuti.

L’Euregio ha radici solide e profonde, ma, per diventare patrimonio condiviso da tutti e non solo dagli Autonomisti, deve produrre opportunità concrete specie per le nuove generazioni, deve aiutarci ad allargare i nostri orizzonti, deve sintonizzarci con l’Europa che conta.

L’apparato pubblico del sistema Provincia va ammodernato per renderlo più efficace, semplice e attento ai bisogni dei cittadini. L’apparato burocratico deve essere vista come un supporto e non come un freno allo sviluppo, come al servizio e non come un ostacolo per cittadini e imprese, come una risorsa e non come un aggravio finanziario per la comunità.

Particolare attenzione va anche riservata alla valutazione dei risultati prodotti dalla “macchina provinciale” e ai modi per migliorarne produttività ed efficacia.

2. Puntiamo sulla conoscenza
Un’Autonomia matura deve predisporre un sistema di formazione diretto ad aumentare le possibilità di accesso alla vita lavorativa e mantenere nel tempo le condizioni di occupabilità.

Puntiamo sulla scuola: in questo campo non vogliamo essere secondi a nessuno. Puntiamo sulla formazione, perché ciascuno trovi il modo di valorizzare le proprie qualità. Sulla scuola vogliamo cambiamenti radicali che ci portino a offrire ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze il meglio che il sistema scolastico possa dare. Più tempo dedicato alla scuola, più tempo speso per crescere: portiamoci all’altezza della migliore Europa.

Per questo condividiamo con grande convinzione la scelta del Presidente Ugo Rossi di allargare le conoscenze linguistiche: tre lingue possono triplicare le possibilità per i nostri giovani. Coltivare le nostre conoscenze è l’obiettivo più importante del Trentino.

Se come collettività e come singoli saremo migliori, sarà migliore il nostro sistema e sicuro il nostro futuro. Se dobbiamo accogliere il messaggio principale della globalizzazione e della digitalizzazione dell’economia e della società, questo risiede nella conoscenza. Vince chi sa di più e il nostro sistema formativo, dalle scuole dell’obbligo fino all’istruzione specialistica, deve essere in grado di rispondere a questa sfida.

Anche la cultura deve concorrere a questo grande obiettivo, valorizzando i nostri musei e le nostre Istituzioni culturali, ma anche le moltissime associazioni che rendono vive e feconde le nostre comunità: quelle di valle e quelle urbane. Una rete culturale, estesa ed accessibile ovunque e a tutti, che sappia trasmettere efficacemente – ai residenti ma anche ai turisti – i valori, la validità e il valore aggiunto della nostra millenaria esperienza di autogoverno.

Vanno sostenute l’alta formazione, riconoscendo nell’università una risorsa strategica per il territorio, e il sistema della ricerca, che deve giocare le proprie eccellenze anche a favore dello sviluppo dell’economia locale e dell’internazionalizzazione.

Particolare attenzione va riservata all’integrazione tra lingue e culture diverse, ricercando forme di equilibrio tra i doveri di accoglienza e la necessità di mantenere vive la nostra identità e le nostre tradizioni. La convivenza non va respinta, ma va però governata.

3. Un’economia forte
Dobbiamo qualificare l’economia, concentrando l’intervento pubblico sui temi legati all’innovazione e al posizionamento del Trentino nelle filiere nazionali e internazionali, introducendo nuove modalità di rapporto tra pubblico e privato nella fornitura dei servizi e nello stimolo all’economia, anche con formule di corresponsabilità. Avere un sistema economico forte – non dobbiamo dimenticarlo mai – è la precondizione per sostenere con il gettito fiscale la nostra capacità di autogoverno e, quindi, per rafforzare l’economia e la nostra autonomia.

Sul fronte del credito, va promosso lo sviluppo di strumenti per il sostegno degli investimenti delle aziende trentine alternativi o integrativi al canale bancario. Occorre attrarre i capitali degli investitori istituzionali, non solo locali, e coinvolgere il risparmio privato generato dal territorio.

A questo proposito non possiamo perdere lo straordinario patrimonio di autogoverno e di sostegno al territorio rappresentato dalle nostre Casse Rurali. Pur rendendoci conto della complessità dei problemi da affrontare, che impongono un grande sforzo di qualificazione e di ammodernamento del sistema, il credito cooperativo deve rimanere in mani nostre, pur ricercando formule e soluzioni per renderlo più coerente con i bisogni di un’economia e di una società in vorticosa trasformazione.

Per quanto riguarda l’export, l’obiettivo è adeguare i servizi alle imprese per l’esportazione, rendendoli maggiormente coerenti con “l’economia delle reti lunghe”, anche dando forza e visibilità unitaria al marchio Trentino e a chi investe su di esso. Particolare attenzione andrà dedicata ai settori che promuoveranno un’economia sostenibile rispetto al nostro territorio ed alle realtà economiche che risulteranno promotrici di iniziative imprenditoriali sostenibili e inserite nell’economia globalizzata.

Nel mondo globalizzato la competizione è fra territori, non solo fra singoli marchi o singole imprese. Un territorio con un’alta reputazione attira talenti, capitali e turisti. Non c’è distinzione tra vendere un prodotto della nostra agricoltura e vendere un soggiorno. Non c’è distinzione tra attirare talenti professionali e attirare investimenti. Le une e le altre cose arrivano insieme, quando arrivano. Dipendono tutte dalla percezione esterna di un territorio nel suo complesso. Dove è bello andare in vacanza, è bello anche viverci; dove si possono realizzare i propri sogni professionali è anche il posto dove investire i capitali per costruire un’azienda o sviluppare un’attività.

Sul fronte dell’occupazione, è necessario sperimentare nuovi modelli di gestione del mercato del lavoro che contemperino la flessibilità con la salvaguardia e lo sviluppo delle professionalità esistenti o con la riqualificazione delle stesse, se obsolete.

Accanto a un moderno sistema di ammortizzatori sociali, l’obiettivo è rafforzare l’efficacia delle politiche attive del lavoro, dirette, in particolare, all’ingresso dei giovani e al reingresso dei lavoratori adulti espulsi dal mercato del lavoro, nonché all’aumento della velocità di transizione tra i diversi stadi di vita e di lavoro.

Occorre promuovere ulteriormente la partecipazione femminile al mercato del lavoro, ponendosi il traguardo di raggiungere livelli almeno centro-europei in breve tempo.

4. Diritto alla salute
Il Trentino vuole realizzare una società inclusiva, che permetta una partecipazione sociale attiva a tutti i suoi membri, come condizione per uno sviluppo economico e sociale sostenibile e per evitare i costi di lungo periodo della disuguaglianza, avendo come riferimento l’obiettivo del modello sociale europeo.

Il pubblico da solo non può fare tutto. L’idea è promuovere l’integrazione dell’offerta di servizi sociali con la valorizzazione del terzo settore e del volontariato in una logica di rete, assicurando il coordinamento tra le diverse iniziative e salvaguardando standard qualitativi minimi.

Dopo la crisi economica, bisogna agire ulteriormente per ridurre le disuguaglianze con politiche redistributive di tipo fiscale per i soggetti economicamente più fragili e con servizi sociali accessibili con tariffe differenziate in base alle condizioni reddituali e patrimoniali dei beneficiari. Senza favorire l’assistenzialismo e controllando chi abusa del sistema.

Inoltre va allargata l’accessibilità al sistema di previdenza complementare, incentivandolo maggiormente e tenendo conto delle diverse condizioni di accesso della popolazione interessata.

Va garantito un nuovo sostegno ai giovani, investendo sulle nuove e future generazioni, sostenendo le famiglie e valorizzando le politiche di conciliazione, anche attraverso reti di servizi di cura di qualità e modelli organizzativi innovativi.

È necessario puntare sulla prevenzione per la salute, promuovendo stili di vita adeguati e più attenti al benessere psico-fisico della persona.

Va definito il nuovo assetto organizzativo del servizio ospedaliero provinciale, in un contesto efficiente che tenga conto dei bisogni delle valli. Inoltre va sviluppata la medicina territoriale per una presa in carico delle persone finalizzata ad evitare il più possibile la necessità di ricovero ospedaliero. Bisogna sviluppare modelli organizzativi integrati tra servizi sanitari e servizi sociali.

5. La rete Territorio
Per noi il Trentino è policentrico. Va assicurata una politica di governo attivo del territorio, attenta al mantenimento della presenza delle comunità locali, con una equilibrata distribuzione dei servizi, delle infrastrutture, delle attività economiche e dei carichi antropici tra aree montane e aree urbane.

Va favorito il riconoscimento dei prodotti e dei servizi trentini in ambito nazionale e internazionale. A ciò, si potranno eventualmente associare anche forme di certificazione della sostenibilità del territorio, con una riconoscibilità di marchio.

Infine, vanno sviluppate azioni mirate al risparmio di territorio, puntando sulla rivalutazione dei centri storici e sul recupero e riqualificazione di quanto già edificato, incluse le aree industriali e produttive dismesse, anche ridimensionando i volumi edificati non coerenti con la valorizzazione del paesaggio.

L’orientamento del Trentino è per una politica territoriale che sostenga l’efficienza energetica e sfrutti le risorse rinnovabili, sia per gli importanti effetti sulla qualità dell’ecosistema, sia per l’elevata ricaduta sul territorio di tali investimenti.

Il Trentino ha un tesoro verde. Vanno valorizzati in forma integrata paesaggio, ambiente e territorio, ricercando virtuose interazioni con le specificità e le vocazioni locali.

Inoltre vanno rafforzate le reti interne e le interconnessioni con l’esterno, promuovendo le opportunità che ne derivano, anche nell’ambito del sistema alpino. Va rafforzata l’integrazione del Trentino nelle grandi reti economiche, ambientali e socio-culturali, migliorando l’accessibilità in un’ottica di sostenibilità, attraverso il potenziamento del sistema ferroviario, con riferimento sia alle ferrovie locali, anche in chiave turistica, sia alla linea del Brennero in vista del potenziamento del corridoio di traffico interregionale e internazionale individuato dall’Unione Europea.

Mantenendo elevati standard di qualità della rete viabilistica, dobbiamo minimizzare l’impatto del traffico veicolare con la valorizzazione del trasporto pubblico per la connessione tra sistemi territoriali e di intermodalità sostenibile.

Non sempre, e non necessariamente, il meglio si ottiene aggiungendo; in qualche caso bisogna anche togliere. Qualche volta proprio letteralmente abbattendo quello che non ci serve, che non ha senso. Togliere chimica dall’agricoltura per aggiungere qualità, freschezza e affidabilità; togliere volumi inutili per restituire parchi, bosco, respiro alla valli e alle città; togliere progetti pubblici sproporzionati per aggiungere un senso di equilibrio alle cose; togliere traffico per aggiungere salute e sicurezza delle nostre strade.

Rispetto a questo è indispensabile una correzione di tiro rispetto al passato, coerente sia con le esigenze di sostenibilità ambientale che di quelle di sostenibilità finanziaria.

UNITI PER FAR CRESCERE IL TRENTINO
Ciò che intendiamo raggiungere con il nuovo percorso che il PATT vuole intraprendere con il prossimo Congresso, è costruire un Trentino che sappia rinnovarsi senza rinnegare il passato, conciliando competizione e solidarietà, senza la paura del confronto.

Un Trentino (e un’economia) non dipendente (o meno dipendente) dalle risorse pubbliche.

Un Trentino capace di esaltare i suoi tratti caratteristici, dalla coesione sociale al valore del lavoro, dalla cooperazione alle nuove tecnologie.

Un Trentino in grado di conquistare un’autonomia piena, compiuta, aderente alle aspettative di tutti.

Un Trentino aperto al confronto globale, ma, nel contempo, in grado di alimentare la sua specialità, la sua unicità, la sua irripetibilità.

Questo è il contributo che la nostra tesi congressuale intende offrire al programma politico del PATT. Ci rendiamo conto che è una sfida difficile, ma abbiamo tutte le carte in regola per poterla affrontare e vincere.

L’alta responsabilità che ci è stata affidata ce lo impone e di questo dobbiamo rendere conto non solo al Partito, ma soprattutto al Trentino”.

LA SCADENZA

La tesi congressuale Panizza-Marchiori è nel segno del rinnovamento della classe dirigente. Nei prossimi giorni si saprà chi saranno gli sfidanti: chi si candida a segretario ha tempo fino al 7 gennaio per depositare la candidatura e dovrà sottoscrivere una tesi.


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