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Trento, il vescovo Lauro agli operatori sanitari: “Da voi una grande lezione d’amore”

domenica, 24 maggio 2020

Trento – Oggi pomeriggio l’Arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi nella cappella dell’ospedale Santa Chiara di Trento ha officiato, assieme al cappellano padre Davide Negrini, la messa di ringraziamento a tutto il personale medico-sanitario e ausiliario che si è prodigato, a volte anche al prezzo della sua stessa vita, per combattere gli effetti della pandemia di coronavirus e assistere i malati. Alla celebrazione – tenutasi il primo giorno in cui in tutto il Trentino si è potuto tornare a celebrare la messa pubblicamente – erano presenti anche il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti, l’assessore alla salute e politiche sociali Stefania Segnana, il dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti.

IL RICORDO DELLE VITTIME
mesIl vescovo di Trento, ha ricordato gli operatori sanitari protagonisti nell’emergenza Covid-19: “Siete Vangelo vivo”. 

“Cristo è Risorto nella vostra straordinaria dedizione, nella gratuità e generosità del vostro spendervi senza riserve, nel vostro rischiare la vita fino a morire per noi”, sono le parole con cui l’arcivescovo, monsignor Lauro Tisi (nella foto), si è rivolto agli operatori sanitari nella Santa Messa nella cappella dell’ospedale Santa Chiara di Trento oggi. Un modo per dire grazie a tutti coloro che si sono spesi senza sosta all’apice dell’emergenza Covid-19.

“E’ un inno all’umano - aggiunge l’arcivescovo – ciò che abbiamo visto fare da voi. Una meravigliosa conferma alla lucidità delle parole evangeliche che ravvisano nel servire, nel dare la vita, nello spendersi, l’habitat dentro il quale trovare il senso profondo del nostro esistere”.

E ancora: “All’interno delle strutture sanitarie e assistenziali, abbiamo un formidabile patrimonio esistenziale, fatto di uomini e di donne che considerano assolutamente normale: prendersi cura, farsi prossimo, mettersi a disposizione senza clamori. Questo è semplicemente Vangelo vivo”.

Dobbiamo dirvi grazie, a nome di tutta la comunità trentina, per la tenerezza e la delicatezza con cui avete accompagnato gli ultimi istanti dei nostri cari che sono morti, senza poter contare sulla vicinanza dei propri familiari.“ ”Non vorrei – conclude don Lauroci dimenticassimo della vostra straordinaria lezione d’amore”.

Omelia ospedale Santa Chiara

Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Sono le parole di un antico inno pasquale, ma sono anche la drammatica descrizione di quanto, in questi mesi, si è consumato nei nostri ospedali.

Non ho nessun problema a riconoscere che, dentro queste mura, voi operatori sanitari avete celebrato la Pasqua per tutti noi. Cristo è Risorto nella vostra straordinaria dedizione, nella gratuità e generosità del vostro spendervi senza riserve, nel vostro rischiare la vita fino a morire per noi. Tra di loro, non posso non ricordare, in questo momento, la dottoressa Gaetana. “Riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni fino ai confini della terra” (At 1,8).

In voi, trovo realizzate queste parole che rivelano il senso profondo dell’Ascensione del Signore: l’esplosione della fiducia di Dio nella possibilità affidata agli uomini, grazie al dono dello Spirito Santo, di “fare le sue opere e di farne di più grandi”.

Cari operatori sanitari, siete il documento, la prova provata che non possiamo vivere senza gli altri; l’altro non è la tua morte ma la tua vita, quando viene a mancare diventi più povero.

Il Salmo, parlando dell’uomo, afferma: “Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato” (Sal 8,6).

Con il vostro operare, avete mostrato quanto sono vere queste parole. È un inno all’umano ciò che abbiamo visto fare da voi. Una meravigliosa conferma alla lucidità delle parole evangeliche che ravvisano nel servire, nel dare la vita, nello spendersi, l’habitat dentro il quale trovare il senso profondo del nostro esistere. In questa linea si muovono anche le parole della Prima lettera di Giovanni: “Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli”. (1Gv 3, 14)

Siete stati definiti eroi; più di uno di voi, giustamente, non ha gradito la definizione. Il termine fa riferimento al gesto straordinario una tantum. Ben altro è quanto abbiamo potuto constatare in voi. È venuto alla luce qualcosa di molto più grande: all’interno delle strutture sanitarie e assistenziali, abbiamo un formidabile patrimonio esistenziale, fatto di uomini e di donne che considerano assolutamente normale: prendersi cura, farsi prossimo, mettere a disposizione se stessi senza clamori.

Questo è semplicemente Vangelo vivo. In questo momento, dobbiamo dirvi grazie, a nome di tutta la comunità trentina, per la tenerezza e la delicatezza con cui avete accompagnato gli ultimi istanti dei nostri cari che sono morti, senza poter contare sulla vicinanza dei propri familiari.

La vostra, cari operatori sanitari, è stata una straordinaria dimostrazione della forza che abita nella tenerezza e una salutare provocazione a frequentare di nuovo i gesti della prossimità in cui abita la vita. È travolgente l’energia presente in una carezza, in uno sguardo. Personalmente ho una grande paura: che possiamo dimenticarci della vostra straordinaria lezione d’amore. Tornare alla barbarie di un ritmo vita scandito da fitte agende di impegni, dove non c’è alcun spazio per le relazioni e l’incontro. Pensare nuovamente che impegnarsi per gli altri, vivere la dinamica dell’amare sia un optional e una seccatura, un ostacolo allo sviluppo economico. In una parola, c’è il rischio concreto di tornare ad abdicare all’umano“, l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi.



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