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Trento: il caso Sicor finisce in Consiglio provinciale

mercoledì, 10 marzo 2021

Trento – La seconda Commissione guidata da Luca Guglielmi ha ospitato questa mattina i sindacati per aggiornamenti sul caso Sicor, la società privata che nel corso dell’estate disdettò il contratto di secondo livello e poi decise di recedere unilateralmente dal contratto nazionale Metalmeccanici di Confindustria. Sulla vicenda si sono confrontati con i sindacati i consiglieri ed è intervenuto l’assessore Spinelli. Successivamente è stato sospeso, con la definizione però di un preciso percorso entro l’estate, l’esame del disegno di legge 52 di Olivi, che reca ulteriori misure per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia. Infine, si è svolto l’incontro con l’assessore Mario Tonina sullo stato di attuazione della proposta di mozione sul progetto Translagorai. In allegato una sintesi del dibattito emerso.

Sindacati sul caso Sicor: serve una posizione ferma e non ambigua delle istituzioni

I sindacati FIM CISL e FIOM CGIL del Trentino hanno ripercorso la cronologia dei rapporti con Sicor dai normali accordi sindacali collaborativi su gestione del blocco del lockdown, sul dilazionamento dei pagamenti della quattrodicesima ecc. fino al maggio scorso, quando Sicor pone il problema del costo del lavoro, legato più che altro a trattamenti individuali, gestiti però collettivamente. In questo contesto, a giugno parte incomprensibilmente una escalation, con la richiesta ai lavoratori della rinuncia ad una quota del salario con la scusa di introdurre un premio di risultato. Sicor in quel momento è un’azienda solida e redditizia, pur nella aticipità dell’anno appena trascorso, un’azienda sana, ben capitalizzata, in grado di sostenere il costo del lavoro, insomma. A quel punto parte il confronto e l’azienda il 26 giugno comunica di voler dare la disdetta, previo incontro con i lavoratori che concordano di istituire una commissione interna lavoratori-impresa. Il 10 luglio ci però si rende conto che l’azienda ha assorbito in modo illegittimo l’aumento del contratto nazionale togliendolo dal superminimo. In quel momento si chiede un chiarimento con l’azienda che per tutta risposta impone lo straordinario obbligatorio non concordandolo, un’azione non necessaria perché la prassi è sempre quella del confronto. Parte la mobilitazione, l’azienda interferisce e partono gli scioperi e la solidarietà di altre aziende metalmeccaniche e non, oltre che della società civile e di tutta l’opinione pubblica. Seguono due incontri che coinvolgono l’assessorato all’industria in cui si cerca un confronto corretto, ma il 24 di settembre arriva anche la disdetta del contratto nazionale Metalmeccanici, disconoscendo di fatto la rappresentanza sindacale. La Pat da piena disponibilità e sostegno in investimenti e ricerca e sviluppo e cerca di attivare un tavolo, ma l’azienda non vuole condividere alcun percorso e pretende di sostituire la quattordicesima con un premio variabile, dichiarando di non avere intenzione di tornare sui suoi passi. E’ arrivata quindi la denuncia per comportamento anti sindacale che ha infine dato ragione ai sindacati imponendo all’azienda di applicare il contratto nazionale, ma l’azienda ha continuato con azioni unilaterali, ha fatto ricorso e la seconda udienza è convocata per il 26 marzo.

Per Fiom questa è una vertenza molto grave non solo per Sicor, ma per l’intero territorio trentino, perché avere una azienda redditizia che per avere maggiore profitto e fare cassa mina la stabilità dei lavoratori e tiene un approccio così poco rispettoso anche nei confronti con la Provincia, è davvero un brutto precedente. L’azienda, tra l’altro, si evince dal bilancio 2019 sta beneficiando della coda di un contributo importante ricevuto anni fa: ci aspettiamo una presa di posizione di tipo morale da parte della Pat, che difenda il nostro sistema di regole costruttive, trasparenti e corrette. Il quadro è dunque molto preoccupante e impone una riflessione anche come sistema che non ha funzionato. L’analisi non si può chiudere con la presa d’atto di comportamento, non possiamo permettercelo, è importante capire come non si sia riusciti a trovare una soluzione e risolvere la questione in maniera consensuale.
Noi sindacato, ha aggiunto Michele Guarda, non ci stiamo a passare per quelli che hanno atteggiamenti estremisti. Abbiamo alle spalle anni di crisi aziendali e in Trentino non c’è stato nessun caso di procedura di licenziamento collettivo senza un accordo sindacale e una contrattazione con le aziende, anche quelle più “complicate” e refrattarie alle relazioni sindacali. La differenza è che in tutti quei casi c’era uno stato di crisi, ma non si può accettare che un’azienda solida che fa 10 volte gli utili della Pama che è grande il doppio, possa unilateralmente abbassare gli stipendi. Questo è l’ABC: le retribuzioni non si tagliano o quanto meno non in assenza di uno stato di crisi e senza accordi sindacali. Chiediamo che le istituzioni prendano una posizione ferma e non ambigua, ha concluso.

Replica dei consiglieri, del sindacato e dell’assessore Alessandro Olivi (PD) ha definito questo un caso “abnorme” dal punto di vista del rapporto tra un’azienda e il suo territorio e ha scoraggiato la tendenza ad isolarlo come conseguenza di un manager “bullo”. Quello che sta accadendo in Sicor va estirpato senza se e senza ma, con decisione e sena ambiguità: questo è un caso in cui non ci sono ruoli politici o partitici, occorre essere uniti, ha detto. La Sicor ha una storia che nasce da accordi con le istituzioni, a partire dal sito in cui opera, ha ricordato, quindi serve osservare il percorso dell’azienda in maniera complessiva, anche se sarebbe sbagliato fare solo questa operazione. Ovvero, l’incentivo pubblico non è l’unico elemento che regola la possibilità di un confronto in termini leali verso una comunità, ha aggiunto. Infine, la scelta di uscire dal contratto nazionale, ha concluso, è anche la scelta di negare un qualsiasi rapporto con la rappresentanza, non solo dei lavoratori: questa impresa deve sentire la solitudine attorno a sé e non deve pensare di avere alcuna sponda.

Ha condiviso le riflessioni di Olivi Alex Marini (5 Stelle) che ha osservato che la percezione è che si voglia sostituire il vecchio modello produttivo con un modello più conflittuale che calpesta i diritti dei lavoratori. Marini ha espresso forte preoccupazione in questo senso, per il metodo che cerca di spaccare la stessa rappresentanza dei lavoratori. Se l’obiettivo di Sicor sia distruggere il modello delle relazioni industriali o spostare la produzione all’estero è difficile saperlo, ha proseguito, ma è evidente che questa strategia non può portare a maggiore produttività. Ci sono evidentemente ragioni che non sappiamo in questa condotta, ha aggiunto, ma sarebbe importante conoscerle. Marini ha poi chiesto ai sindacati se possono quantificare economicamente il danno ai lavoratori derivato dall’applicazione del nuovo contratto e le ripercussioni sul bilancio dell’azienda.

Filippo Degasperi (Onda Civica) ha registrato questa vicenda all’interno dei numerosi attentati ai diritti del lavoro e alla qualità del lavoro degli ultimi anni. Parecchie imprese in passato, anche con nomi altisonanti, hanno adottato in Trentino per i propri lavoratori trattamenti peggiorativi, senza che siano state intraprese iniziative politiche ad arginare il fenomeno. Nel passato recente ci sono stati casi di soggetti finanziati dalla Pat che sono passati da un contratto ad un altro contratto farlocco senza che la politica intervenisse. Non si può assistere a questi avvenimenti con lo sguardo dell’arbitro o del ragioniere, ma occorre dire chiaramente da che parte si sta e intervenire per riequilibrare le posizioni e supportare la parte fragile che sta subendo l’arroganza.

La Fim ha respinto la semplificazione di Marini ed ha chiesto attenzione anche sui termini e sui dettagli, chiarendo che la spaccatura dei lavoratori non è nata perché è entrata la Fim. Guarda ha evidenziato il paradosso che l’azienda ha attribuito unilateralmente un contratto scegliendo lei stessa il sindacato di riferimento, e sull’aspetto economico ha chiarito che il nuovo contratto prevede 300 euro lordi al mese di differenza rispetto a quello dei Metalmeccanici. In aggiunta, prima venivano riconosciute una quattordicesima intera, una senza il superminimo e un premio di risultato massimo di 1650 euro: una perdita totale di circa 8.000 euro all’anno per ogni lavoratore.

L’assessore Achille Spinelli ha detto di attendere con ansia la chiusura della vertenza dal punto di vista giudiziario e ha evidenziato come i risultati aziendali della Sicor siano compromessi per diversi motivi, non ultimo per la ribalta negativa di questa vicenda e per l’atteggiamento arrogante della stessa azienda. Tuttavia, il ruolo della Provincia non può essere di parte, ma deve cercare la conciliazione delle due posizioni. Noi abbiamo cercato di proporre soluzioni e non abbiamo trovato permeabilità e feeling con l’imprenditore che viene da un altro territorio e forse ha una visione dei rapporti con il territorio molto diversa dalla nostra. La rappresentanza sindacale ha svolto egregiamente il suo ruolo e noi abbiamo sempre seguito la vertenza. Non ci piace, ha ribadito, il comportamento dell’azienda e non lo possiamo sostenere. Riprenderemo i rapporti riportando al centro il tema della contrattazione, anche se sarà molto difficile avendo davanti un muro di gomma che disconosce persino il valore del territorio e che rifiuta qualsiasi sostegno pubblico per avere le mani libere e potersi tenere fuori dal sistema. Io, ha garantito in chiusura Spinelli, cerco e cercherò il contributo di tutti per arrivare ad una soluzione positiva per i lavoratori e nel complesso anche per l’impresa.

Misure per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia: sospensione del ddl, accompagnata da impegni certi

Su proposta dell’assessore Spinelli, accolta da Olivi, è stata sospesa la trattazione del disegno di legge del consigliere del PD, che reca ulteriori misure per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia, al fine di aggiornare il testo ad un momento successivo che faccia sintesi con le misure in corso di elaborazione da parte della Giunta, con tempi che l’assessore ha pronosticato nell’ordine di qualche mese.

Olivi ha precisato che la sua proposta si articola in due parti: da un lato la sezione più urgente, su misure non rinviabili, con la rivisitazione degli istituti di cui alle precedenti leggi Covid e dall’altro la sezione dell’innovazione complessiva più articolata e complessa. Il disegno di legge, ha aggiunto, è ad oggi l’unica proposta che sistematicamente contrasta dal punto di vista economico la pandemia con interventi finalizzati alla ripresa. Olivi ha ricordato che il ddl è sospeso da un anno e quindi ha accettato la sospensione solo se accompagnata dal radicamento di un luogo e un tempo di lavoro definiti. Ha quindi accordato il rinvio, chiedendo nel contempo alla Commissione l’impegno di fissare una scaletta di cose da fare con obiettivo di qui all’estate.



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