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Lockdown di Natale, la guerra del Governo a presunti “furbetti”. Miozzo (Cts): “Multe non bastano, servono le denunce”

domenica, 6 dicembre 2020

Brescia – A fine ottobre era stata dichiarata dal premier Giuseppe Conte la necessità di adottare “regole stringenti per arrivare a un Natale sereno”. La realtà è mutata, visto che col nuovo Dpcm di un Natale sereno non c’è nemmeno l’ombra, tra limitazioni e controlli serrati per gli italiani con addirittura 70mila forze dell’ordine a presidiarli.

IL PERICOLO DI PRESUNTI “FURBETTI”

Dopo l’annuncio dei dettagli dell’ennesimo Dpcm che sancisce il lockdown per le prossime settimane, ora la preoccupazione di Governo ed esperti sembra essere la caccia ai presunti “furbetti” che rischiano di diventare i nuovi “untori”, capri espiatori su cui scaricare le responsabilità di questa situazione, al pari di quanto avvenuto negli scorsi mesi in successione per gli sciatori di febbraio, i runner primaverili, i turisti estivi

La “colpa” dei furbetti sarebbe quella di raggiungere la propria seconda casa nei giorni natalizi, visitare i propri parenti stretti fuori dall’area di restrizione, fare shopping coi negozi aperti, passeggiare in vie del centro accessibili al pubblico.

Questi alcuni dei comportamenti che allarmano l’Esecutivo, a cui le stringenti norme, per larga parte inefficaci (vedendo i numeri e paragonandoli agli altri Stati che hanno adottato ben altri modelli), contraddittorie e totalmente controproducenti dal punto di vista socio-economico al pari di quelle emanate da febbraio ad oggi, non bastano.

Ci saranno forze di polizia in numero elevato, circa 70mila unità che saranno addette a questo tipo di controllo“, ha annunciato negli scorsi giorni il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, a Sky TG24, in merito alle limitazioni negli assembramenti e negli spostamenti (tra Comuni, tra Regioni o al confine).

“MULTE NON BASTANO, SERVE DENUNCIA”

A metterci il carico e a spingere per la linea del rigore ci sono scienziati ed esperti. Sui presunti furbetti, di seguito le parole rilasciate al Messaggero dal coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo: “Bisogna perseguirli effettivamente con una denuncia per falso in atto pubblico. Per estremizzare bisogna portarli di fronte a un giudice penale, così non c’è il rischio che si prendano sotto gamba le misure. Non può passare il messaggio che si tratta di una sorta di multa per divieto di sosta. Va a finire che qualcuno dica “chi se ne frega” lo trovi sempre“.



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