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Festival dell’Economia: il Nobel Stiglitz infiamma il popolo dello scoiattolo. “Servono nuove politiche”

sabato, 30 maggio 2015

Trento – Aperto il Festival dell’Economia che richiama migliaia di persone a Trento con relatori tra i nomi più importanti a livello internazionali e premi Nobel. Infatti nella giornata di apertura il Nobel americano Joseph Stiglitz ha entusiasmato il popolo dello scoiattolo.

“La disuguaglianza è la conseguenza delle politiche che si mettono in campo e dunque possiamo contraStiglitz festival economia 1starla”, questo il messaggio di speranza che il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha lanciato dal Festival dall’Auditorium Santa Chiara.

Il consigliere di Hillary Clinton ha raccontato al pubblico dello scoiattolo, accorso in massa per ascoltarlo, che fin da giovane si è dedicato allo studio delle disuguaglianze, rendendosi conto che proprio gli Stati Uniti erano il Paese industrializzato con i maggiori livelli di divario fra ricchi e poveri e che il cosiddetto sogno americano era solo un mito.
“L’aspetto più spiacevole della disuguaglianza – ha detto – è la conseguente disparità di opportunità”.
“Per anni molti economisti – ha aggiunto Stiglitz – hanno evitato di studiare il fenomeno della disuguaglianza, considerandolo una questione controversa. Risultato la disuguaglianza e’ cresciuta notevolmente negli ultimi decenni, anche in Europa”.
Stiglitz ha poi ricordato che il paese dove vi sono meno differenze sociali e’ la Danimarca mentre Stati Uniti, Gran Bretagna ed Italia sono ai vertici mondiali.
“La prospettiva di un giovane americano – ha detto Il premio Nobel – dipende di più dal reddito dei genitori che dalle sue capacità o dal suo livello di istruzione”. “Possiamo intervenire per cambiare le politiche che generano la disuguaglianza – ha ricordato Stiglitz – ma dobbiamo intervenire rapidamente, non bastano piccoli aggiustamenti, servono cambiamenti fondamentali ed urgenti. Serve capirne molto meglio le cause e riscrivere le regole dell’economia capitalistica, altrimenti fra 30 anni avremo una società ancora più diseguale”.
“Il problema – ha concluso – non è il capitalismo del 21esimo secolo, ma le politiche che si mettono in campo”.


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