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Mostra sulla Resistenza di Nonelli, proiezione de “La Rosa Bianca” e interventi di Pezzotta e Perrini

mercoledì, 8 febbraio 2017

Darfo Boario Terme – Una serata speciale nel “Giorno della Memoria” al Conventone di Darfo Boario Terme (Brescia) con il prestigioso intervento di Savino Pezzotta e la presenza delle autorità locali della cittadina, a commento del film “La rosa Bianca”.

La serata è stata accompagnata da due mostre: volti e luoghi della resistenza di Edoardo Nonelli e SHOAH voci e silenzi della memoria. Il materiale è stato prodotto da Luigi Mastaglia che ha curato anche l’organizzazione della serata con l’assessorato alla Cultura del Comune di Darfo Boario Terme (Nella foto il pubblico presente alla serata).

Darfo Boario 1

IL FILM “LA ROSA BIANCA”
In occasione della Giornata della Memoria l’Associazione Fiamme Verdi, l’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo in collaborazione con il Comune di Darfo Boario Terme, la Comunità Montana di Valle Camonica e la Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, hanno organizzato la proiezione del Film “La Rosa Bianca”, Sophie Scholl, un film del 2005 diretto da Marc Rothemund, che narra, in maniera aderente alla realtà dei fatti accaduti, la cattura, la breve prigionia, il processo e la condanna alla pena capitale, subiti da Sophie Scholl (21 anni) e da suo fratello maggiore Hans Scholl (24 anni), oltre che da altri loro amici, accusati di cospirazione contro il regime del Fùhrer perché facenti parte del gruppo clandestino di opposizione denominato “La Rosa Bianca”. Hans e Sophie sorpresi a gettare volantini antinazisti all’università di Monaco il 18 febbraio 1943, furono arrestati. Il giorno dopo fu arrestato Cristoph Probst (23 anni, sposato, padre di tre figli). Quattro giorni dopo, il 22 febbraio, i tre, furono condannati a morte per decapitazione che avvenne appena tre ore dopo la sentenza. Il 19 aprile 1943 un nuovo processo nel quale furono giudicate una decina di persone. Oltre a varie condanne a pene detentive, si ebbero altre tre condanne a morte Schmorrell Alexander (25 anni), Graf Willi (25 anni), e il Prof. Kurt Huber (cinquantenne). Schmorrell e Huber furono ghigliottinati il 13 luglio 1943 e Graf il 12 ottobre 1943. I cinque ragazzi, e il Professore, con il loro sacrificio, hanno salvato la dignità della Germania, perché hanno saputo dire di NO. La sconfitta del nazismo e del fascismo è nata quando migliaia di persone hanno saputo resistere per non tradire la propria coscienza.

GLI INTERVENTI - Ezio Gulberti, del Direttivo delle Fiamme Verdi di Brescia e responsabile dell’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo dopo i saluti del  sindaco di Darfo Boario Terme, Ezio Mondini, e dell’assessore alla Cultura della Comunità Montana Simona Ferrarini, presenta i due ospiti che commenteranno per i convenuti il Film La Rosa Bianca: Marta Perrini e Savino Pezzotta.

Marta Perrini, nata nel 1987, si laurea in Lettere moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi su Sophie Scholl e Etty Hillesum e poi su Hannah Arendt e Etty Hillesum. Studiosa del periodo della Shoah, è intervenuta ad alcuni convegni internazionali e ha tenuto numerose conferenze in Italia e all’estero in particolare sui temi della resistenza e della memoria. E’ membro dell’Etty Hillesum International Reserch Centre. A Monaco ha conosciuto e intervistato Franz Muller, amico dei membri della Rosa Bianca. E’ curatrice del libro La Rosa Bianca – La sfida della responsabilità.

Savino Pezzotta, nato a Scanzorosciate 25 dicembre 1943, ivi residente. E’ stato un politico e sindacalista nella Cisl di cui è stato più volte Segretario Generale. Ha ricoperto la carica di vicepresidente della CISL Internazionale e membro del Comitato Esecutivo della Confederazione Europea Sindacale. Dopo l’esperienza sindacale è stato Presidente della Fondazione Ezio Tarantelli e della Fondazione per il Sud. Dal 2006 e per 6 anni è stato Presidente del CIR il Consiglio Italiano per i Rifugiati. E’ stato portavoce del Family Day ed è stato nominato dal Papa Benedetto XVI° nel Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace.

Nel 2008 costituisce il movimento politico della “Rosa per l’Italia” di cui diventa Presidente. E’ un partito politico italiano che si richiama ai valori del cristianesimo democratico. Il nome Rosa Bianca era già in uso dal 1980, da parte dell’associazione Rosa Bianca, associazione liberal e personalista di cattolici per l’educazione alla politica e alla democrazia, che ha preso nome e ispirazione dal gruppo della Rosa Bianca, attivo nella resistenza antinazista nel III Reich.

Savino Pezzotta, personaggio di immensa cultura, è un autodidatta che ha ricoperto incarichi prestigiosi e delicati, gestiti con grande autonomia, umanità, correttezza e onestà. E’ stato fautore dell’accordo elettorale con l’Unione dei Democratici Cristiani che ha dato vita all’unione di centro (UDC) con il quale si candida alle elezioni politiche del 2008 e viene eletto. Nel 2013 lascia l’UDC e si iscrive al Gruppo Misto, non accetta la proposta a ricandidarsi e ritiene esaurita la sua esperienza Politico- Istituzionale. E’ stato candidato a Presidente della Regione Lombardia per il Centro Sinistra contro Formigoni.

EZIO GULBERTI
Dopo la presentazione degli ospiti, Gulberti aggiunge le motivazioni che stanno dietro alla organizzazione della serata che cade proprio nel Giorno della Memoria.

“La proposta da me avanzata per la proiezione di questo film – ha spiegato Ezio Gulberti – scaturisce anche in continuità con il progetto realizzato in Sonico di recupero a Monumento di un rudere denominato polveriera. Non entro nei particolari del progetto visto che in più occasioni se ne è parlato special modo nelle varie presentazioni del libro “la terza età della Resistenza” pubblicato in concomitanza al recupero del luogo. Volume edito da Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo e dal Comune di Sonico, scritto da Luigi Mastaglia e Tullio Clementi, con la prefazione del professor Paolo Franco Comensoli e illustrazioni dell’Artista Edoardo Nonelli (esposte, in mostra, in questa sala per l’occasione)”.

Presso il monumento denominato “luogo del ricordo” è stata posizionata un’opera degli artisti Fabio Peloso e Edoardo Nonelli, finanziata dalla famiglia Franceschetti, che ricorda le vittime di tre forme, di tre facce della resistenza: Resistenza armata, Resistenza non armata  e Vittime civili.

PROIEZIONE FILM
Prima della proiezione del Film, è intervenuta la dottoressa Marta Perrini mettendo in evidenza un aspetto molto importante ai fini della veridicità del racconto, cioè che la sceneggiatura è stata scritta tenendo conto della documentazione trovata dopo la caduta del muro di Berlino nell’ex Germania dell’Est. Tra il materiale d’archivio ritrovato e consultato c’erano i verbali dell’interrogatorio sostenuto tra Sophie Scholl e Robert Mohr e i verbali del processo ai tre ragazzi.

La dottoressa Perrini ha quindi precisato, che la maggior parte dei dialoghi proposti nel film sono quelli realmente intercorsi tra i protagonisti. Del regista, Marc Rothemund, ha detto: ha creato un’opera narrativa “storica”. Non si tratta di un racconto “storicizzato” ma è un’opera Storica basata su documenti coevi ai reali fatti accaduti.

Passando poi alla lettura di brani e di frasi significative contenute nei volantini ciclostilati e distribuiti, anche tramite il servizio postale, dai Ragazzi del Gruppo La Rosa Bianca, la Perrini sottolinea quanto timore si fosse ingenerato nei servizi segreti e nella Polizia di Stato del regime nazista per la pericolosità che assumevano questi comunicati di denuncia e di invito alla resistenza contro Hitler che con le sue mire espansionistiche aveva innescato la grande tragedia della seconda guerra mondiale. Comunicati di condanna che inneggiavano alla resistenza contro un regime che aveva calpestato tutte le libertà e non aveva il minimo rispetto per la dignità umana.

L’INTERVENTO DI SAVINO PEZZOTTA
“Possiamo dire che abbiamo visto un grande Film. Ogni volta che lo vedo provo le stesse emozioni di quando lo vidi la prima volta alla Casa del cinema di Roma, dove venne presentata, alla presenza del regista, la versione italiana. Debbo però dire che doverlo commentare mi turba in profondità e sento sorgere in me una sorta di timore e tremore, poiché quando si è di fronte alla narrazione di una grande storia non può che essere così.

Pezzotta Darfo

Il Film pone molti interrogativi sul periodo storico in cui questi avvenimenti sono accaduti, ma, a parer mio, offre delle indicazioni su come vivere il nostro presente. Dopo che Adolf Hitler venne nominato, il 1° Febbraio del 1932, cancelliere della Germania, diverse persone si videro costrette a mettere in campo, per motivi politici, etici e religiosi, una resistenza.

La resistenza tedesca è poco conosciuta e valorizzata dentro la storia della costruzione europea, è passata l’idea che quasi non sia esistita, mentre è una storia tragica che è costata la vita a decine di migliaia di persone (i tedeschi rinchiusi nelle carceri e nei Lager sono stati oltre 800.000; ben 350.000 sono quelli morti nei lager, nelle prigioni, fucilati, impiccati o uccisi dalla mannaia del boia). Teniamo presente che nella città di Berlino le forze di opposizione al nazismo ottennero alle elezioni il 53% dei voti contro il 31% di quelli andati alla lista nazista.

Il 22 marzo, il parlamento uscito dalle urne il 5 marzo, senza la presenza dei deputati comunisti (e quelli non ancora incarcerati o ricercati dalla polizia venne proibito di mettere piede in parlamento), e con la ferma opposizione dei socialdemocratici votò la legge che legittimava la dittatura nazista.

Vengono arrestati i dirigenti sindacali che si trovavano ancora in libertà e viene confiscato il sostanzioso patrimonio dei sindacati socialdemocratici; la stessa sorte subiranno i sindacati cattolici.

La legge approvata quel giorno decretava di fatto la fine dello Stato di diritto e di ogni garanzia giuridica per la libertà dei cittadini e consentiva al governo di legiferare sia in materia ordinaria che in materia costituzionale. In sostanza, da quel giorno, il Parlamento non serviva più. La dittatura nazista alla fine di quei “maledetti 50 giorni” era divenuta una realtà. Nel mese di aprile venne creata la Gestapo, la polizia segreta che tanti lutti seminerà in Germania e, con lo scoppio della guerra e l’invasione nazista, in tutta l’Europa.

La vicenda e la storia della resistenza tedesca ha registrato momenti drammatici, perché è sempre rimasta una resistenza di persone coraggiose o di gruppi isolati che agivano indipendentemente tra di loro e che non avevano mai una base forte nella popolazione come per esempio la resistenza in Francia, in Italia o in Iugoslavia.

Ad esclusione dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, e di alcuni precedenti attentati, si può dire che la resistenza in Germania ebbe quasi esclusivamente un carattere non violento. Azioni di propaganda politica, intellettuale e religiosa antinazista si manifestarono già a partire dai primi anni del regime ed in particolare dal 1938, con l’evidenziarsi della politica pericolosamente aggressiva di Hitler e dell’antisemitismo sempre più violentemente attivo.

La diffusione di atteggiamenti e pensieri antinazisti incontrò sempre difficoltà crescenti, riemerse durante gli anni della guerra, soprattutto dal 1942-43, quando le sorti del conflitto avevano ormai preso un corso assai negativo per la Germania.

Nell’azione resistenziale il coinvolgimento della popolazione fu molto basso anche se ha certamente coinvolto in forme diverse svariate decine di migliaia di persone (ma si tratta di un numero difficilmente stimabile). Tedeschi che si opposero al regime nazista seppur in modo non violento finirono per creare sì qualche fastidio o ritardo nella produzione, ma assolutamente insignificante se confrontato con i problemi causati al Reich dai bombardamenti alleati.

Questo tipo di resistenza “non-violenta” pur essendo stata sostanzialmente inefficace, ha avuto un alto valore morale e ha contribuito a salvare l’onore della Germania.

Va tenuto presente che nei mesi di gennaio e febbraio del 1941 vennero internati oltre 11.000 “oppositori di sinistra”, mentre nell’aprile-giugno del 1944 vennero arrestati per motivi politici 177.000 persone, di cui 21.000 tedeschi. Alla fine della guerra, si era avuto un totale di 7.820.000 internati (di cui 6.000.000 erano ebrei) dei quali sopravvissero solo 700.000 persone.

La resistenza al regime di Hitler fu fatta anche da molti intellettuali, artisti e scienziati di grande spessore, che se anche profondamente legati alla propria patria, scelsero la strada dell’esilio: Thomas Mann in testa a tutti, che da buon tedesco visse l’esilio come una profonda lacerazione, necessaria però a riaffermare la supremazia della civiltà contro la barbarie. La lista degli esiliati volontari è lunghissima: Albert Einstein, Joseph Schumpeter, Marlene Dietrich Theodor Adorno, Ernst Cassirer, Karl Popper solo per citarne alcuni. Un esodo che privò la Germania dei suoi intelletti migliori, ma che aiutò le democrazie a comprendere il Nazismo. Come mai vien da chiedersi, di fronte alla brutalità e alla violenza del regime nazista, questo è potuto accadere? Ci si è chiesti, si sapeva cosa stava accadendo?

Non è facile dare una risposta a questa domanda. Le analisi svolte dalla Filosofa politica Hanna Arendt sul totalitarismo e quella molto significativa sulla Banalità del male, ci offrono degli spaccati e degli strumenti di comprensione e di interpretazione molto importanti che dobbiamo sempre tenere presente, ma sono spiegazioni che si concentrano più sulla struttura del regime e sui certi personaggi e che evidenziano la dimensione del terrore, della coercizione, dell’esercizio spregiudicato del potere politico e delle complicità delle classi dirigenti, che non il perché non vi fu reazione sociale popolare.

Questo ci ha portato a pensare che la nazificazione della società tedesca fosse totale. Non credo che sia stato così. Sono convinto che la Gestapo non aveva le risorse e poteri illimitati che gli consentissero di esercitare un controllo totale, ma che abbia scelto di concentrare la sua azione per renderla efficace solo su quelli che erano stati definiti ed etichettati come nemici del popolo tedesco: gli ebrei, gli oppositori politici e su quelli che potevano essere definiti sub-umani come gli zingari e gli omossessuali. Per potersi concentrare e rendere efficace la sua azione il nazismo aveva bisogno consentire alla maggioranza della popolazione di condurre con una certa e privata libertà la propria vita.

Durante il regime nazista le imprese e i grandi gruppi di interesse economico hanno goduto di una libertà d’azione e di supporto. Pur non avendo una libertà totale ma solo carta bianca nei loro interessi, poterono godere di forti sgravi economici e normativi, molte delle regolamentazioni introdotte dai governi democratici di Weimar nei confronti delle imprese e dei diritti dei lavoratori furono soppresse, mentre i sindacati vengono aboliti alle imprese fu consentito di fondersi in grandi monopoli che generarono profitti enormi. La soppressione dei sindacati finì per favorire una distribuzione dei redditi verso le classi sociali più privilegiate e a depotenziare il tasso di resistenza al regime.

Si è generata una complicità sociale che si fondava sull’estensione dell’indifferenza verso altri e una estraneità all’impegno politico e civile che consentiva alla popolazione di condurre la propria vita privata e di non avere “grane”.

Sono convinto che il conformismo di massa consente sempre a chiunque abbia il potere politico o economico di agire secondo schemi e processi incontrollabili. Non va nemmeno dimenticato che i nazisti fecero di tutto per nascondere e che il popolo tedesco e il mondo intero venissero a conoscenza dello sterminio in atto.

Forse se si fosse venuti a sapere quello che abbiamo saputo noi, le file della resistenza tedesca si sarebbero ingrossate e forse gli Alleati avrebbero bombardato i campi di concentramento. Possiamo e dobbiamo dire che la Germania sapeva. La dimostrazione che si sapeva è dentro la Storia della Rosa Bianca che questo Film ci ha narrato”.


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