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Acqua torbida nel fiume Mera: "Attenzione senza allarmismi"

Snider: "Servono controlli, protocolli e collaborazione"

VILLA DI CHIAVENNA (Sondrio) - La torbidità registrata nelle acque del fiume Mera e le segnalazioni riguardanti il patrimonio ittico meritano attenzione e verifiche puntuali, evitando tuttavia conclusioni anticipate prima che siano disponibili dati tecnici completi.

«La tutela della Mera e del suo ecosistema è una priorità, ma occorre affrontare la situazione con equilibrio e senza allarmismi» dichiara Silvana Snider, consigliere regionale della Lega. «È necessario accertare le cause dei fenomeni osservati e verificare il pieno rispetto dei protocolli ambientali, attraverso il confronto tra istituzioni, organismi tecnici, gestori e rappresentanti del territorio».

La Mera è un corso d’acqua transfrontaliero che nasce nella Val Maroz, nel Cantone dei Grigioni, attraversa la Val Bregaglia e la Valchiavenna e raggiunge il lago. Il suo bacino comprende numerosi torrenti che, soprattutto in occasione di precipitazioni intense, possono trasportare verso valle terra, limo, rocce e altri materiali.

«Dobbiamo essere consapevoli delle caratteristiche naturali di un territorio alpino nel quale i versanti sono soggetti a frane e fenomeni erosivi – prosegue Snider –.
Gli impianti e le aziende che li gestiscono possono contribuire a migliorare la regolazione delle acque e dei sedimenti, ma non possono impedire il verificarsi di ogni evento naturale. Questo non riduce l’importanza dei controlli, della manutenzione, della trasparenza e del rigoroso rispetto delle procedure».

Particolare attenzione viene già riservata alle situazioni più delicate del bacino, a partire dal versante del Cengalo, così come agli impianti e alla diga di Villa di Chiavenna. In questo quadro assume un ruolo fondamentale la collaborazione tra Regione Lombardia, servizi competenti in materia di dighe, Protezione civile, amministrazioni locali e gestori.

«La dimensione internazionale della Mera rende indispensabile un rapporto costante anche con le istituzioni e le strutture tecniche svizzere – sottolinea il consigliere –. La collaborazione transfrontaliera, sviluppata anche attraverso esperienze Interreg, è essenziale anzitutto per la prevenzione e la Protezione civile, ma può aiutare anche a condividere dati, sistemi di monitoraggio e modalità di gestione».

Il Contratto di Fiume Mera può rappresentare la sede più adatta per consolidare il dialogo, coinvolgendo anche le associazioni dei pescatori e tutti i portatori di interesse.

«Chiedo che prosegua un confronto tecnico e istituzionale serio, fondato su informazioni verificabili e obiettivi condivisi – conclude Snider –. Produzione di energia rinnovabile, sicurezza idraulica e tutela dell’ecosistema devono procedere insieme. Collaborazione e rispetto dei protocolli sono la strada migliore per proteggere il fiume Mera e la Valchiavenna».
Ultimo aggiornamento: 27/08/2026 00:24

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