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Bolzano, rafforzate le competenze della Provincia. Le novità sull’attività venatoria

venerdì, 25 novembre 2016

Bolzano – Caccia: rafforzate le competenze della Provincia autonoma di Bolzano. Il presidente Kompatscher e l’assessore Schuler hanno illustrato i contenuti e le novità dopo le due norme di attuazione approvate ieri sull’attività venatoria.

Nella foto USP/mac da sinistra, il direttore di Dipartimento Klaus Unterweger, l’assessore Schuler, il presidente Kompatscher, il presidente dei cacciatori Marx, il direttore d’Ufficio Spagnolli.bolzano-cacciatori “In Alto Adige l’attività venatoria è condotta in modo esemplare e tutela la fauna”, ha premesso il presidente Kompatscher nella conferenza stampa al Parkhotel Laurin di Bolzano. Questa argomentazione è stata riconosciuta anche dal Ministero dell’ambiente che ha pertanto approvato l’integrazione della norma di attuazione con l’ampliamento delle prerogative provinciali. Kompatscher ha ringraziato quanti si sono adoperati al buon esito della trattativa. Il risultato raggiunto ieri, ha aggiunto l’assessore Schuler, assicura una maggiore certezza giuridica e va considerato un grande successo nella politica dell’autonomia, oltre che essenziale per l’esercizio venatorio.

Come noto, le due norme approvate ieri dal Consiglio dei Ministri, dopo un confronto durato due anni, ripristinano le prerogative della Provincia autonoma di Bolzano (e di quella di Trento), consolidando le attuali forme di attività venatoria, anche nell’ambito dei parchi naturali provinciali, in coerenza con il livello di sostenibilità ambientale e di equilibrio faunistico raggiunto in questi decenni. Viene inoltre riconosciuta la competenza della Provincia nel regolare temporanee variazioni dell’elenco delle specie cacciabili previste dalla normativa statale, rispettando il principio della valutazione della consistenza della specie in rapporto al territorio per garantire la tutela degli interessi ambientali. Tali variazioni possono essere disposte solo d’intesa con il Ministero dell’ambiente, previo parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e sentito il Ministero per le politiche agricole.

La caccia è a favore e non contro la natura, ha sottolineato il direttore dell’Ufficio provinciale caccia e pesca Luigi Spagnolli. E negli anni la gestione attenta delle risorse faunistiche, ha permesso di consolidare un equilibrio faunistico e un sistema di aree naturali protette nell’arco alpino. L’esercizio della competenza legislativa esclusiva in materia di caccia implica il riconoscimento delle peculiarità ecologiche del Trentino Alto Adige, ma soprattutto delle speciali forme di gestione della fauna collegate al regime riservistico. Infatti in Alto Adige, ha ricordato il presidente dell’Associazione cacciatori Berthold Marx, vige questo sistema che si differenzia notevolmente dal regime sul resto del territorio nazionale. Viene esercitata una cosiddetta “caccia controllata” con l’obiettivo principale di conservare l’equilibrio ecologico. Questa caccia controllata, h aggiunto Marx, coincide nei punti essenziali con le prescrizioni per la regolamentazione della fauna selvatica contenute nella cornice normativa statale. Le nuove norme, è stato precisato oggi, non faranno calare gli standard di sicurezza.

Attualmente in Alto Adige i cacciatori sono 6085 (l’1,3% della popolazione), di cui 335 donne. Le riserve occupano una superficie di circa 607mila ettari. La media annuale di abbattimenti di ungulati per cacciatore è di 2,5, la media della selvaggina bassa è di 3,2. La consistenza degli ungulati si aggira sui 68.500 capi: 35mila caprioli, 12mila cervi, 20mila camosci e 1500 stambecchi.


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