-

Rimosso l'impianto di illuminazione esterna installato al rifugio Baita Adamè

La battaglia dell'Associazione CieloBuio OdV

SAVIORE DELL'ADAMELLO (Brescia) - L'impianto di illuminazione esterna installato al Rifugio Baita Adamè, all’interno di due siti della Rete Natura 2000, è stato rimosso dopo la segnalazione di CieloBuio OdV.
"Dall'accesso agli atti emerge che nessun titolo previsto dalla legge regionale risultava acquisito agli atti del Comune. Proiettori progettati per illuminare stadi e arene sportive, montati sulla facciata di un rifugio alpino, nel cuore di due aree a elevata tutela ambientale", è quanto CieloBuio OdV ha rilevato al Rifugio Baita Adamè, in Valle Adamè, nel territorio del Comune di Saviore dell'Adamello.

Gli apparecchi per la protezione del cielo notturno sono stati rimossi a seguito della segnalazione formale dell'associazione. Il riscontro trasmesso dal Comune ierai, 28 agosto 2026, ha però fatto emergere un secondo dato: quell'impianto era stato realizzato senza che alcuno dei titoli previsti dalla normativa regionale risultasse acquisito agli atti del Comune.

I numeri di una sproporzione - Per capire l'ordine di grandezza bastano 3 confronti. Il primo riguarda la quantità di luce. Un'autostrada, che è tra le infrastrutture più illuminate in assoluto, ha come valore di riferimento un illuminamento dell'ordine di 30 lux. L'impianto di illuminazione installato dal Gruppo Volontari Baita Adamè produceva un flusso luminoso stimato di circa dieci volte tanto i valori impiegati per illuminare un’autostrada; un valore paragonabile a quello con cui si illumina un campo sportivo di medie dimensioni.
Ogni singolo apparecchio, nelle configurazioni di maggiore potenza del produttore, può superare i 169.000 lumen: l'equivalente di oltre 150 lampadine domestiche accese contemporaneamente.

Il secondo riguarda la destinazione d'uso - Il modello installato (modello Alia Sport del produttore Lumeitalia) è classificato dal produttore stesso come "sistema di illuminazione sportiva modulare per stadi, arene e impianti professionali", con ottiche pensate per i campi di gara e per le riprese televisive. Sono apparecchi progettati per essere montati su torri faro alte circa 25 metri, dove la luce scende da lontano e dall'alto. In questo frangente, invece, erano fissati alla parete, a pochi metri da terra.

Il terzo - il più grave - riguarda l’orientamento dei corpi illuminanti - I proiettori non erano rivolti verso il basso, come impone la legge, ma installati su piano verticale, paralleli alla facciata: il fascio puntava dritto verso l'orizzonte, all'altezza degli occhi di chi si trovasse davanti al rifugio. In quella posizione circa il 60% della luce emessa non illuminava nulla e finiva direttamente in cielo. Le leggi regionali lombarde (L.R. 17/2000 e L.R. 31/2015) impongono tassativamente ben altro: zero candele per mille lumen a 90 gradi e oltre, cioè nessuna emissione sopra la linea dell'orizzonte. Il luogo: due siti della Rete Natura 2000 L'area in cui sono avvenuti i fatti non è un luogo qualsiasi. Ricade all'interno di due siti della Rete Natura 2000, il sistema europeo di aree protette istituito dalle direttive "Habitat" e "Uccelli": la Zona Speciale di Conservazione "Vallone del Forcel Rosso" e la Zona di Protezione Speciale "Parco Naturale dell'Adamello".
Si tratta di un fondovalle alpino con cielo naturalmente buio, uno degli ambienti notturni meglio conservati delle Alpi lombarde. Qui la luce artificiale non è un “fastidio estetico”: interferisce per la protezione del cielo notturno con i ritmi biologici dell'avifauna notturna e con gli insetti che ne costituiscono la base alimentare, altera le rotte migratorie e modifica gli equilibri dell'intero ecosistema.

La dispersione prodotta da un impianto di quella entità si estende per chilometri, fino al versante trentino e al contiguo Parco Naturale Adamello-Brenta. Proprio perché l'area è classificata come zona di particolare tutela, la legge regionale prevede in questi casi sanzioni raddoppiate.
Nessun progetto, nessuna autorizzazione agli atti Le leggi regionali lombarde subordinano qualsiasi impianto di illuminazione esterna a un progetto illuminotecnico, alla dichiarazione di conformità del progetto alle leggi regionali, all'autorizzazione del sindaco e, a fine lavori, alla dichiarazione di conformità dell'installazione. Sono i passaggi che dovrebbero impedire, a monte, che circostanze di questo tipo possano accadere.

Il 20 agosto 2026 CieloBuio OdV ha chiesto al Comune copia di quei documenti, avvalendosi del diritto di accesso alle informazioni ambientali riconosciuto dal D.Lgs. 195/2005. La risposta, arrivata ieri, 28 agosto 2026, è chiara: "Per quanto risulta dagli atti e dalla documentazione attualmente detenuti da questa Amministrazione, non risultano acquisiti agli atti del Comune il progetto illuminotecnico, i dati fotometrici, le dichiarazioni di conformità e l'autorizzazione sindacale". Il Comune ha inoltre confermato che non sono stati adottati verbali di contestazione, ordinanze o provvedimenti sanzionatori.

La cronologia
29 giugno 2026: CieloBuio OdV effettua la segnalazione al Comune di Saviore dell’Adamello e informa, per conoscenza, Comunità Montana di Valle Camonica Servizio Parco Adamello e Tutela Ambientale, Parco Naturale Adamello Brenta e Nucleo Carabinieri Forestale di Breno.
10 luglio 2026: avvio del procedimento da parte del Comune di Saviore dell’Adamello
15 luglio 2026: l'Associazione Gruppo Volontari Baita Adamè ODV, che gestisce la struttura su aree di proprietà del Comune di Cedegolo, comunica di aver rimosso gli apparecchi, dichiarando che erano stati installati "esclusivamente come prova" per valutare soluzioni di illuminazione legate alla sicurezza, in particolare per l'atterraggio dell'elicottero in emergenza notturna.
17 luglio 2026: il Comune chiude il procedimento accertando "il venir meno della situazione segnalata", senza però darne comunicazione a CieloBuio OdV. Dagli atti non risulta alcun sopralluogo: l'istruttoria si è basata sulla documentazione fornita dalla parte interessata.
20 agosto 2026: CieloBuio OdV effettua un sollecito di riscontro e istanza di conclusione del procedimento con contestuale richiesta di accesso alle informazioni ambientali ex D.Lgs. 195/2005.
28 agosto 2026: il Comune di Saviore dell’Adamello fornisce il riscontro e allega la documentazione richiesta.

Le dichiarazioni "Il risultato della nostra segnalazione c’è ed è ciò che conta di più: i proiettori da stadio sono stati rimossi e un'area di altissimo pregio ambientale e naturalistico è tornata al suo buio naturale - dichiara Tobia Invernizzi Martini, referente regionale di CieloBuio per la Lombardia - Ma il punto non è solo quanta luce è stata accesa: è soprattutto dove. L'aspetto di particolare gravità è che un impianto capace di produrre un illuminamento pari a circa dieci volte quello di un'autostrada, paragonabile a quello di un campo sportivo, sia stato installato dentro due siti della Rete Natura 2000 a elevatissima tutela ambientale senza che un progetto illuminotecnico, una dichiarazione di conformità alle leggi regionali o un'autorizzazione siano mai passati dagli uffici comunali."

"Le soluzioni tecniche per illuminare piazzole di atterraggio idonee all’elisoccorso notturno esistono e sono precise - prosegue Invernizzi - e sono coerenti con la normativa vigente: apparecchi schermati, accensione temporanea a comando, flusso contenuto e diretto verso il basso. Proiettori da stadio orientati verso l'orizzonte non rispondono a quell'esigenza: al contrario, un fascio di quella intensità e direzionato in quel modo è proprio ciò che può produrre un forte abbagliamento a un pilota in avvicinamento. Qualora l’esigenza fosse confermata, siamo a disposizione gratuitamente per collaborare con AREU e con i vari enti preposti a individuare una soluzione illuminotecnica che garantisca il rispetto della normativa vigente senza sacrificare uno dei cieli più belli e preziosi del Nord Italia."
Ultimo aggiornamento: 28/08/2026 23:51

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE