BERZO DEMO (Brescia) - Le
associazioni ambientaliste prendono posizione sull'
ex Selca con un documento sottoscritto da
Legambiente Circolo di Valle Camonica,
Italia Nostra Sezione di Valle Camonica, Amici della natura di Saviore,
Amici del Torrente Grigna e
Legambiente Circolo Alto Sebino.
"Da anni - si legge nel documento ufficiale -
come Associazioni ambientaliste della Valle Camonica stiamo spingendo affinché venga trovata una soluzione per rimuovere il pericolo incombente rappresentato dai rifiuti stoccati nei capannoni di Forno Allione con iniziative verso i cittadini e le amministrazioni (Comune di Berzo Demo, Comunità Montana, Prefettura, Arpa e Regione Lombardia). Purtroppo a fronte di molti titoli sui giornali nulla è cambiato e l’Ordinanza di rimozione dei rifiuti da parte del Comune non ha visto alcuna azione concreta da parte della Curatela Fallimentare (l’impianto di trattamento in Austria alla fine si è dimostrato essere solo un diversivo)".
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Ora - proseguono -
lo stesso Comune, in ragione della criticità della situazione e delle inadempienze della Curatela Fallimentare, ha predisposto un Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) per poter agire, in via sostitutiva, sulla base del Piano Esecutivo di Rimozione dei rifiuti pericolosi già validato in aprile 2023. L’idea è quella di iniziare con la rimozione del cumulo 35 (1.480 mc a fronte di un totale in sito di 37.000 mc) utilizzando 2 milioni di euro stanziati sulla base dell’art. 17 bis della l.r. 26/2003 da parte dalla Giunta di Regione Lombardia".
"Dai documenti ottenuti dall’accesso agli atti risulta tuttavia che manca la definizione concreta di una destinazione estera dove effettuare il trattamento e la messa in sicurezza - aggiungono -
. Bene che siano stati allocati dei fondi per avviare la rimozione dei rifiuti e deciso di intervenire in via sostitutiva rispetto alla Curatela Fallimentare ma l’impressione è che la possibilità di esportare e trattare tutti i rifiuti pericolosi ex Selca in un impianto estero, con costi e tempi plausibili, sia abbastanza remota.
Non vorremmo che la scelta di insistere nel perseguire unicamente la strada dell’export fosse un azzardo dettato da considerazioni legate alle prossime scadenze elettorali, nella speranza di poter dimostrare di aver avviato la rimozione di rifiuti, anche se in una quantità minima".
La grave situazione del sito ex Selca non consente di spendere altri anni a rilanciare ipotesi senza costrutto e, anche volendo lasciare aperta la possibilità del trattamento all’estero, vanno verificate urgentemente delle soluzioni alternative (o integrative) attivando da subito una Task Force qualificata con competenze tecnico-scientifiche, industriali e giuridiche
"Tra le ipotesi da valutare vi è sicuramente quella di gestire i rifiuti ex Selca nell’ambito dell’economia circolare coinvolgendo i diversi settori industriali. I fluoruri, se si pensa alla ripresa della miniera di Silius in Sardegna o alla recente ipotesi di riaprire una miniera di fluorite in Val di Scalve, hanno un elevato valore economico e industriale con possibili benefici per l’occupazione -.continuano gli ambientalisti -. L’altro aspetto preoccupante del sito ex Selca, rimarcato a più riprese da ARPA, è quello del deperimento delle infrastrutture che contengono i rifiuti per le quali, vista l’incertezza dei tempi della rimozione, occorre fare una verifica accurata e degli interventi di consolidamento. La barriera idraulica attivata per contenere l’inquinamento di fluoruri nella falda freatica sembra ridurre la diffusione degli inquinanti fuori dal sito ma non c’è da illudersi sull’efficacia a lungo termine".
"Qualche tempo fa - concludono - abbiamo segnalato alla Prefettura di Brescia la pericolosità incombente di una possibile fuoriuscita di ingenti quantità di fluoruri (estremamente solubili) dal sito ex Selca, in caso di eventi estremi, con sversamenti nel fiume Oglio e quindi nel lago d’Iseo, chiedendo se era stata fatta la valutazione dei rischi e se vi fosse un eventuale piano di intervento. Anche volendo ritenere l’accadimento piuttosto improbabile (ma gli eventi estremi sono sempre più numerosi) il principio di precauzione dovrebbe raccomandare di valutare al più presto delle iniziative in questo senso. Chiediamo infine alle Amministrazioni competenti la massima trasparenza su quanto si sta facendo per la ex Selca e, come avvenuto per la Caffaro di Brescia, intendiamo proporre a cittadini, associazioni e Comuni della Valle Camonica delle iniziative per spingere la politica e le istituzioni ad un impegno fattivo non solo per la rimozione dei rifiuti ex Selca ma par la bonifica del sito e delle aree circostanti, oggi non prevista da alcun piano".