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Vaccino ai bimbi di 5-11 anni, Vaia: “E’ ancora troppo presto”

martedì, 21 settembre 2021

Sondrio – I vaccini sulle categorie più giovani, meno a rischio in caso di contagio da coronavirus, continuano a dividere gli scienziati. Durante l’estate la diatriba sull’effettiva utilità della vaccinazione per gli Under 40, ora – dopo essersi pressoché allineati alla scelta del Governo sulla fascia 12-40 anni – il tema di discussione riguarda la somministrazione dedicata a chi ha tra 5 e 11 anni.

Oggetto del contendere è rappresentato dai dati diffusi ieri da Pfizer e BioNTech sul vaccino anti-Covid per la fascia 5-11 anni: il vaccino – hanno chiarito le aziende – verrebbe somministrato a un dosaggio inferiore rispetto a quello utilizzato per i soggetti dai 12 anni in su, al momento è in corso anche un altro studio di Moderna per la valutazione del proprio vaccino per la fascia di età pediatrica tra 6 e 11 anni.

Per il via libera il prima possibile si schiera Matteo Bassetti, direttore Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, strasicuro: “Alle famiglie va detto che questo è un vaccino che, se confrontato con gli altri tradizionali che ogni anno vengono fatti ai ragazzi, ha requisiti di sicurezza anche migliori. Se l’Ema darà il via libera potremmo riuscire a ridurre di molto la circolazione del virus visto che oggi non abbiamo possibilità nella fascia più giovane. Se questi ragazzi vengono già vaccinati per altre malattie infettive, non vedo perché non passano essere immunizzati contro il Covid. Affermare il contrario è ridicolo e nasconde posizioni ideologiche che non hanno nulla a che fare con la scienza. Con la vaccinazione della fascia 5-11 anni sarebbe molto più raggiungibile l’obiettivo di arrivare alla copertura del 95% della popolazione”.

Sulla stessa lunghezza d’onda ma con alcune distinzioni Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive all’università Statale di Milano e primario dell’ospedale Sacco, e Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano, che attendono il consolidamento dei dati su un campione ancora più esteso e attendono i prossimi passi dell’iter per l’approvazione.

La voce un po’ fuori dal coro è quella di Francesco Vaia, direttore dell’istituto Spallanzani che reputa che per i bambini tra i 5 e gli 11 anni “sia ancora troppo presto. Non ci sono ancora indicazioni univoche da parte della comunità scientifica per vaccinare questa popolazione così sensibile. Dobbiamo evitare di rincorrere i comunicati stampa delle aziende. Ci sono opinioni contrastanti in merito. E quando accade il buon senso dice: aspettiamo sospendiamo, vediamo. Se le autorità regolatorie internazionali e nazionali lo approveranno e si prenderanno responsabilità, allora sì. Sono un fortissimo sostenitore del vaccino ma non è una pozione magica. Dobbiamo lavorare come società per risolvere a monte i problemi del contagio”.



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