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Oscar Green Coldiretti Trentino Alto Adige 2022: premiati i vincitori

giovedì, 30 giugno 2022

Garniga Terme – La splendida cornice naturale di Malga Albi nel comune di Garniga Terme ha ospitato le premiazioni regionali Trentino Alto Adige degli Oscar Green 2022.

Si tratta della 16esima edizione del premio Oscar Green, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa che punta a riconoscere il lavoro e l’impegno di tanti giovani che hanno scelto per il proprio futuro l’agricoltura.

Una location davvero d’eccezione, immersa nel verde dei pascoli, e una formula completamente rinnovata, con ospiti d’eccezione e un clima di festa e di condivisione, hanno rappresentato il valore aggiunto della manifestazione.

Alla presenza del Presidente e del Direttore di Coldiretti Trentino A.A., rispettivamente Gianluca Barbacovi edEnzo Bottos, dell’Assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento Giulia Zanotelli, dell’assessore alla cultura della Provincia autonoma di Trento Mirko Bisesti, del vice sindaco del comune di Garniga Terme  Giorgio Ianes del delegato regionale di Giovani Impresa Lombardia e membro dell’esecutivo nazionale Carlo Maria Recchia, del Delegato Coldiretti Giovani Impresa Trentino A. A. Francesco Vanoli, sono stati premiati i vincitori delle 6 categorie previste dal concorso.

L’evento si è aperto nel pomeriggio con il workshop dedicato alla filiera della birra artigianale italiana  e alla valorizzazione del prodotto birra come rappresentazione del territorio in ambito agricolo e turistico, nonché  con la degustazione guidata alle birre agricole artigianali trentine con ospiti Teo Musso, fondatore e mastro birraio del birrificio “Baladin” e presidente del Consorzio birra Italiana,  per la tutela e la promozione della birra artigianale italiana e Renato Nesi, professore di marketing delle filiere agroalimentari e beer taster.

Il Presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi si è complimentato con i ragazzi augurando loro di trovare soddisfazione nelle proprie attività, ma anche invitandoli ad impegnarsi nelle istituzioni locali, nei consorzi agricoli, nelle associazioni di rappresentanza, poiché “per cambiare le cose è necessario rendersi parte attiva e partecipare in prima persona al cambiamento”.

Il Direttore di Coldiretti Trentino Alto Adige Enzo Bottos, rimarcando il momento di crisi economica e sociale senza precedenti che stiamo vivendo, ha voluto “sottolineare l’importanza dei giovani impegnati nel settore agricolo e del loro spirito innovativo. L’ultimo Censimento Istat evidenza che l’incidenza degli investimenti innovativi nelle aziende con capo azienda giovane è quattro volte superiore rispetto a quella che si registra nel caso di capo azienda  anziano”.

Un plauso ai giovani di Coldiretti è arrivato anche dalle autorità presenti, che hanno sottolineato la grande creatività e capacità di innovare delle nuove generazioni di agricoltori.

Come sempre, nello spirito del concorso, sono state premiate quelle idee imprenditoriali che hanno saputo maggiormente coniugare tradizione e innovazione. Un occhio di riguardo è stato riservato ai progetti che hanno come obiettivo la tutela e l’arricchimento del territorio.

Si tratta di idee innovative nate dall’estro di giovani che hanno scelto di investire il proprio futuro e talento in agricoltura; realtà diverse tra loro ma accomunate dall’idea di voler realizzare un modello di agricoltura sostenibile in tutte le sue accezioni: economica, sociale ed ambientale.

I PREMI

Questo l’elenco delle aziende premiate nelle rispettive categorie:

MASO ALTO – categoria Campagna Amica

L’acqua tonica di montagna

L’idea di produrre una acqua tonica in questo birrificio è nata dalla volontà di sperimentare nuovi prodotti per valorizzare le nostre produzioni e il nostro territorio.  La tonica di montagna Maso Alto è prodotta in birrificio utilizzando le medesime attrezzature produttive. Come base amaricante viene utilizzato non il chinino come solitamente si usa sulla tonica ma il luppolo: ecco l’anello di congiunzione con il birrificio! Per aromatizzare la bevanda vengono utilizzate anche genziana ginepro. La bibita è biologica e per la sua conservazione non si usano additivi chimici o pastorizzazione ma viene microfiltrata. Si rivolge ad un pubblico giovane che è sempre più alla ricerca di prodotti che sappiano rispecchiare una terra d’origine. La tonica di montagna di Maso Alto è l’espressione dello studio, dell’impegno e della sperimentazione. Chi gode di questo prodotto è l’amante del prodotto espressione del territorio, ricco di sentori che facciano provare emozioni e riportino la mente alle montagne alpine del trentino, dai boschi e dalle campagne da cui vengono i prodotti utilizzati.

COOP SOCIALE VILLA MARIA – Categoria Coltiviamo Solidarietà

Mi Coltivo. Il Sociale al servizio dell’agricoltura

Il progetto di agricoltura sociale Mi Coltivo nasce nel 2019 grazie al bando di Fondazione Caritro “Welfare km 0”. La sperimentazione triennale ha cercato di sviluppare servizi innovativi per l’inclusione sociale, attraverso la costruzione di una rete alla quale partecipano differenti partner agricoli. Tutte le aziende della rete si differenziano per produzioni, stagionalità e conduzione famigliare; da qui l’inversione di paradigma “il sociale al servizio dell’agricoltura”. Ad oggi la sperimentazione ha coinvolto 14 giovani/adulti con disabilità intellettiva, e fragilità; inoltre hanno preso parte alle attività proposte 19 giovani in percorsi di volontariato, 4 giovani con fragilità in tirocini per lo sviluppo di prerequisiti lavorativi e 34 volontari. Nel2021, nell’ottica di rispondere ai bisogni trasversali emersi dal territorio, è nata la partnership con Trentino Sviluppo ed il conseguente insediamento del progetto Mi Coltivo all’interno degli spazi del Polo Meccatronica di via Zeni. Mi Coltivo coniuga la produzione tipicamente aziendale evidenziandone il valore sociale oltre che economico mediante interventi educativi capaci di includere attivamente persone con disagio e vulnerabilità ed erogare servizi di natura agricola e sociale espressi in termini produttivi aziendali. Il campo diviene quindi un luogo di crescita ed autorealizzazione, lavorando sulla consapevolezza, le potenzialità e l’autostima dei protagonisti. Dall’altro, la coltivazione, diviene strumento di incontro e relazione con il mondo produttivo. Aziende agricole e realtà profit hanno, così, la possibilità di attivare collaborazioni con il mondo del sociale, che siano di supporto alle attività ordinarie e, quindi, al servizio dell’agricoltura.  L’attivazione di aree destinate alla lavorazione orticola, inoltre, consente di rifornire direttamente le comunità alloggio interne alla Cooperativa con prodotti stagionali, promuovendo prassi alimentari e organizzative, sostenibili. Fondazione E. Mach, che ha consentito una rivalorizzazione di aree fino a quel momento inutilizzate e, ora, disponibili per attività che sviluppino competenze e abilità nel lavoro agricolo. Area di rigenerazione, relazione e riconnessione all’evolvere lento delle stagioni, consente di avvicinare la cittadinanza ad esperienza indirette di relazione con il mondo naturale. La produzione orticola, inoltre, consente di sensibilizzare la comunità circostante ad un consumo consapevole e sostenibile, grazie alla vendita di prodotti a km0 che vengono direttamente venduti in campo. Il progetto Mi Coltivo – il Sociale a servizio dell’Agricoltura avviato nel mese di aprile 2019 dalla Cooperativa Sociale Villa Maria, ha una duplice finalità; da una parte si pone l’obiettivo di promuovere sistemi di Welfare caratterizzati dal coinvolgimento della realtà locali, dall’altra di costruire i prerequisiti lavorativi per persone svantaggiate e/o fragili attraverso percorsi di inclusione sociale. Questo bisogno va declinato, non tanto in senso meramente occupazionale, quanto più nell’esigenza di promuovere nuovi percorsi di orientamento, che favoriscano l’acquisizione di prerequisiti lavorativi, operando sulla consapevolezza, le potenzialità e l’autostima dei beneficiari.  La progettualità si rivolge a persone con disabilità intellettiva (medio-lieve), attraverso l’attivazione di percorsi di inclusione sociale e/o lavorativa.  Vengono inoltre progettati percorsi per persone con disabilità media e medio-grave, con malattie neurodegenerative e cerebrolesioni acquisite, con il coinvolgimento in attività legate alla stimolazione sensoriale e alla socializzazione. Le attività del progetto mirano al coinvolgimento di giovani attraverso tirocini formativi, in percorsi di servizio civile, di alternanza scuola lavoro e volontariato estivo. Nell’ottica di realizzare un orto che sia luogo di incontro e relazione, inoltre, Mi Coltivo ha visto coinvolti, accanto agli operatori professionisti, un elevato numero di volontari, fondamentale risorsa per l’implementazione delle attività con gli utenti coinvolti e con la comunità. L’obiettivo del progetto Mi Coltivo consiste nel coniugare interventi educativi, capaci di includere attivamente persone con disabilità e vulnerabilità, con servizi di natura agricola espressi in termini produttivi. In questo senso il progetto cerca di valorizzare le risorse presenti nelle aziende agricole partner per strutturare reti di protezione sociale in una logica collaborativa di co-produzione di beni e servizi. I punti di forza di Mi Coltivo si individuano, sia nella costruzione di pre-requisiti lavorativi di persone con bassa contrattualità e necessità di tutoraggio, sia nella multifunzionalità dei processi produttivi agricoli delle diverse aziende. Mi Coltivo pone le basi per costruire una comunità accogliente e consapevole, offrendo nuovi spazi di crescita collettiva, fondati sul confronto e la condivisione. Il lavoro in campo è gestito in squadre di utenti e volontari che collaborano nello svolgere mansioni ordinarie. Nelle attività i volontari sono affiancati da operatori professionisti che facilitano situazioni di difficoltà e offrono strumenti di lettura. Questo scambio permette agli attori coinvolti di lavorare in un contesto accogliente e attento ai bisogni. Il modello Mi Coltivo è esportabile sul territorio grazie alla capacità di analisi e lettura del contesto che consente di programmare attività vicine ai bisogni della comunità. Un percorso replicabile in realtà medio-piccole basate su reti di contatti solide e che possono garantire un servizio di qualità grazie alla collaborazione di diversi attori. Mi Coltivo rappresenta un percorso di attivazione della comunità attraverso la riqualificazione della sua stessa terra.

MASO DOSS DI CHIARA CORRADI – Categoria Custodi d’Italia

Tornare a rendere vivo e produttivo Maso Doss e il territorio che lo circonda

Nell’anno 2012 i genitori di Chiara hanno acquistato un vecchio maso poco lontano dal paese di Capriana, in valle di Fiemme. La struttura, sita poco fuori dall’abitato, si trova all’imbocco del comprensorio ladino, sulle scoscese sponde che il torrente Avisio ha scavato dalla notte dei tempi. Il Maso, appoggiato su ripidi pendii, era in completo stato di abbandono e circondato dal bosco, dagli incolti e dai muretti a secco. L’abitazione si poteva raggiungere unicamente tramite un ripido sentiero troppo stretto e sconnesso per permettere il passaggio di un’automobile. Il lavoro di sistemazione e di ripristino ha richiesto una notevole quantità di tempo e di impegno, non potendo utilizzare nessun macchinario a causa della pendenza dei terreni e della mancanza di un accesso adeguato. Poco alla volta sono stati riportati molti terrazzamenti a poter nuovamente essere coltivati. L’obiettivo era quello di creare un’azienda agricola autosufficiente e biodiversa. Due anni fa il Maso diventa ufficialmente un’azienda agricola fortemente diversificata: l’attività principale è l’apicoltura, passione che mi ha trasmesso mio padre; alleviamo galline di razza Sulmtaler, originaria dell’Austria e in Italia molto rara. Una piccola parte dei terreni è destinata alla coltivazione delle fragole, coltivate in pieno campo e utilizzando come pacciamatura cippato autoprodotto a seguito delle bonifiche dei terrazzamenti. Una grossa parte è invece dedicata alla coltivazione di ortaggi di vario genere, patate e lo zafferano. Settore a particolarmente caro all’azienda è quello relativo alla viticoltura: far sì che il maso torni ad essere circondato dai vigneti, come prima del suo abbandono utilizzando varietà Piwi (varietà resistenti) per evitare l’utilizzo di fitofarmaci, diserbanti e di mantenere, come fino ad ora abbiamo fatto in ogni coltura, una conduzione naturale, anche se più impegnativa. La conduzione degli alveari e dell’intera azienda è biologica certificata. Oltre all’aspetto agricolo, l’obbiettivo è quello di cercare di instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca con i clienti/consumatori che acquistano i nostri prodotti, rapporto che ci permetta di crescere insieme. Riportare vivo e al passo con i tempi moderni questo antico Maso è il progetto che viene portato avanti con entusiasmo e amore per la terra, ma anche con il desiderio di dare un senso e una dignità al grande lavoro e alle grandi fatiche delle persone che una volta hanno abitato e lavorato dove ora viviamo noi. Nel rimettere il maso agli antichi fasti, la ciliegina sulla torta è la coltivazione dello zafferano di montagna, pregiato  e profumato, fiore all’occhiello di una azienda giovane che crede nel lavoro e che con tanta passione ha fatto rifiorire la terra d un prezioso oro giallo.

BAOLFLY DI ELENA MARCOLLA – Categoria Energie per il futuro e sostenibilità

Un allevamento di insetti per la produzione di proteine sostenibili in un’ottica di economia circolare

BaolFly nasce dalla volontà di trovare una soluzione ai problemi legati al crescente fabbisogno alimentare, correlato al costante aumento della popolazione (entro il 2050, il mondo ospiterà più di 9 miliardi di persone). In particolare, la crescente scarsità di proteine, l’insostenibilità della produzione zootecnica e l’elevata produzione di scarti rendono necessario, anche alla luce della nota crisi climatica, un ripensamento dell’attuale sistema.  In linea con le più recenti indicazioni della FAO e di altre istituzioni internazionali, Baolfly propone di sviluppare in un’ottica di bioeconomia circolare una filiera locale di recupero e valorizzazione dei sottoprodotti alimentari per produrre, mediante l’allevamento di insetti ((Hermetia illucens) e di un sistema di vertical farm, nuove fonti di proteine alternative a basso impatto ambientale da destinare alle industrie mangimistiche e alle aziende zootecniche (per la nutrizione di pesci, polli, suini e come pet food). I beneficiari dell’innovazione sono potenzialmente tutte le aziende zootecniche di allevamento avicolo per la produzione di pollame da carne e uova da consumo e le aziende del settore acquacoltura localizzati in provincia di Trento e non solo. A livello nazionale, si contano quasi 10.000 allevamenti con un totale di capi di circa 133.333 (Sistema informativo veterinario – Vetinfo). Per quanto riguarda il settore dell’acquacoltura, si contano circa 90 aziende sul territorio provinciale ed un totale nazionale di 2259. In particolare la realtà maggiormente interessata è l’associazione troticoltori trentino, Coop Astro, soggetto partecipante (ma non partner in ATS) al progetto che da solo raggruppa i ⅔ delle aziende locali con un totale di 4500 T di mangime consumato. Gli allevatori non sono gli unici interessati: le aziende mangimistiche manifestano un grosso interesse per l’insetto. Ulteriori beneficiari dell’innovazione sono le aziende di suini e le aziende mangimistiche per il pet food. Dal punto di vista ambientale, le attività programmate nel progetto sono finalizzate a sviluppare una filiera più sostenibile dal punto di vista ambientale: Baolfly è una Società Benefit e andrà a ridurre gli scarti prodotti dalle altre aziende locali con l’obiettivo di produrre un ingrediente con caratteristiche nutraceutiche ottime senza produrre scarti (il residuo che rimane dall’allevamento viene riutilizzato come fertilizzante in agricoltura). I benefici ambientali derivanti dall’allevamento di insetti per l’alimentazione animale si fondano sull’alta efficienza di conversione degli insetti, che permette di risparmiare una quantità significativa di risorse e di input (acqua, spazio, mangimi…) e di ridurre le emissioni di gas serra. Gli insetti sono una fonte di cibo altamente nutriente e riducono la dipendenza dalle fonti di proteine importate. L’azienda Baolfly favorisce la cultura del rispetto, il contrasto alle discriminazioni di genere e la promozione dell’effettiva uguaglianza di genere. Essa è fondata da una donna che coordina l’intero progetto e predilige collaborazione con enti di ricerca del territorio (FEM) promuovendo l’assunzione di personale specializzato. L’innovazione si rivolge alle aziende del settore zootecnico e dell’acquacoltura, sia ad allevatori che aziende mangimistiche. Baolfly affronta in maniera sistematica due problematiche maggiori: da un lato vi è l’esigenza di gestire in maniera efficiente gli scarti di produzione agricola, dall’altro di sviluppare fonti proteiche sostenibili. Gli scarti agricoli rappresentano circa 700 milioni di tonnellate di biomassa prodotta annualmente a livello europeo e meno del 40% viene reimpiegata. Intende inoltre fornire una risposta territoriale sostenibile all’attuale scarsa disponibilità di materie prime e all’innalzamento dei loro prezzi. In particolare, l’industria mangimistica è fortemente dipendente dalle importazioni di fonti proteiche (e all’aleatorietà dei relativi prezzi di mercato), soprattutto di soia e derivati, per soddisfare i fabbisogni proteici degli animali da allevamento. La crescente domanda di materie prime proteiche a fini zootecnici ha stimolato, nel corso degli ultimi anni, la ricerca di fonti alternative per lo sviluppo di mangimi maggiormente sostenibili.  Un modello innovativo di bioeconomia circolare fortemente territoriale, capace di rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi locali a fronte dell’attuale crisi delle materie prime ed energetica. Prevede la valorizzazione in maniera sostenibile ed efficiente degli scarti organici dei processi produttivi, la riduzione della dipendenza da materie prime per mangimi e la promozione di materie prime alternative, quali gli insetti, per mangimi. Propone, nello specifico, un’innovazione di prodotto, ovvero integratori proteici ad uso mangimistico ed un’innovazione di processo, ovvero l’implementazione di metodi nuovi o migliorati di produzione o distribuzione. In tale ottica, il progetto vuole contribuire alla produzione sostenibile di un ingrediente alternativo da destinare all’alimentazione degli animali da reddito.

MASO PIASINA DI MICH ANDREA – Categoria Fare Filiera 

Pecora tingola fiemmese, una lana in via di estinzione

L’azienda vuole cercare di ridare valore e mantenere una razza in via di estinzione come quella della Pecora Tingola Fiemmese, razza autoctona che deriva dall’incrocio tra la pecora di Lamon e meticci locali trentini. Il suo nome deriva dal nome dell’ultimo allevatore trentino chiamato appunto “El Tingol” che portava al pascolo un selezionato gruppo di pecore fiemmesi sul monte Mulat. Le pecore di questo allevamento erano talmente belle che i pastori dell’Alto Adige facevano a gara per poterne avere qualche capo; testimonianze queste confermate dall’ultimo pastore di Tesero e nonché il nostro amato nonno Delladio Ferruccio detto “Fero” (1928-2016). Oggi facciamo filiera con un gruppo di donne che assieme a noi vogliono rievocare e riportare in auge un prodotto che un tempo era così importante e pregiato: la lana di Tingola. La lana viene lavorata come un tempo e la rievocazione di questo evento sta riportando alla luce questo prezioso animale tra le persone. Il progetto intende ridare pregio alla lana Tingola che ormai sia per i costi di lavorazione che il tempo gli allevatori buttavano invece che lavorare come i vecchi tempi. Per cui con le pecore stanziali si è ripreso a selezionare la lana migliore e a filarla ottenendo dei filati molto delicati e richiesti. Con la collaborazione poi di un’artigiana, Valentina Ferrarini titolare dell’ “Offcina del colore” si è deciso di proporre la lana anche in varie colorazioni tutte ottenute in modo naturale al 100%, con piante coltivate direttamente dalla nostra collaboratrice. Verso la metà del 900 questa pecora è scomparsa, ma con i pochi capi rimasti siamo riusciti a ripopolare questo bellissimo esemplare di pecora! La caratteristica di questa razza è quella di avere il contorno degli occhi e la punta delle orecchie di colore nero, mentre il resto del corpo e bianco. La struttura forte e le zampe robuste danno a questo animale una grande capacità di adattamento all’ambiente montano in cui vive. In futuro l’intento dell’azienda è quello di riuscire a creare una rete di donne che con questa lana possa creare una sorta di cooperativa per la produzione di prodotti creati al telaio e altri metodi di lavorazione, attraverso corsi di filatura, telaio ecc… per poter mantenere queste vecchie usanze e tramandarle anche ai giovani. Tramite i social si è riusciti a farsi conoscere da moltissime persone sia in Italia che all’Estero che hanno apprezzato il prodotto, utilizzandolo per la produzione di capi, imbottiture di trapunte, e tanto altro. Si è così riusciti a ridare valore ad un prodotto che ormai stava andando perso.

MASO FIOR DI BOSCO DI LOZZER EMIL – Categoria Impresa Digitale

Tradizione e innovazione

Grazie alla continuità generazionale si è sviluppata sempre più un’azienda vocata al mantenimento della tradizione, la cura del territorio, l’utilizzo della tecnologia e dell’innovazione quale supporto allo svolgimento e all’incremento delle opportunità per l’azienda. Lo studio delle antiche mappe catastali, un lavoro di pianificazione e progettazione per la riscoperta del pascolo come valore aggiunto e patrimonio della zootecnia alpina, andando a ricreare manti erbosi ricchi di quella vasta biodiversità di piante e fiori che poi si ritrovano nel latte e nei formaggi, gustosi e ricchi di valori nutritivi. Il tifone Vaia nel 2018 ha tartassato e spesso casi raso al suolo intere foreste secolari. Attraverso la tecnologia oggi messa a disposizione, una specifica caldaia a biomassa messa in azienda e tutto un progetto d riqualificazione del territorio, si è ottenuto il raggiungimento del perfetto equilibrio tra il mantenimento della tradizione, con una vita al maso “tecnologicamente slow”. Il progetto permette all’azienda di poter garantire la completa autonomia attraverso un utilizzo oculato e gestito delle risorse. La cura dei terreni attraverso la bonifica di spazi boschivi di basso pregio ed il recupero di pascoli che storicamente erano presenti e coprivano il fabbisogno della zootecnia montana, ma soprattutto il recupero degli schianti di Vaia attraverso e l’attenta pulizia del sottobosco, attraverso una caldaia di ultima generazione che va a sfruttare al meglio legname di scarto e potenzialmente di bassissimo prego per rendere completamente autonoma l’attività sa riguardante la stalla, sia le necessità del caseificio, che il benessere dei fruitori dell’attività agrituristica. Saper vivere in equilibro con l’ambiente, nel rispetto delle tradizioni, sfruttando la tecnologia che permetta tutto questo garantendo una grande sostenibilità economica. A livello ambientale, l’impatto sul territorio porta ad un processo virtuoso di economia circolare che oltre a creare benessere economico all’azienda, che va a rendersi autonoma, va a creare un ecosistema equilibrato, ristabilendo quel bilanciamento che permette il ricrearsi dell’habitat sano presente nei boschi delle val di Fiemme prima del tifone Vaia. Oltre a questo, lavorare per riportare alla luce i pascoli storicamente presenti e da questo ottenere, oltre ad un’opportunità sempre migliore di gestione della stalla e della qualità della fienagione data agli animali, anche una nuova opportunità di energia. Risponde all’esigenza di essere sempre più autonomi ed indipendenti a livello energetico in un mondo in cui l’indipendenza energetica è quotidianamente sempre più un problema, e allo stesso tempo un modo per rispettare l’ambiente, coltivarlo e renderlo sempre più adatto a essere forte e indipendente.

I PROTAGONISTI

Teo Musso 

Matterino “Teo” Musso nasce a Carrù il 05 marzo 1964. È l’ultimo di quattro figli, cresce a Piozzo, un piccolo paese nelle Langhe da cui non scapperà mai. Teo, un uomo dalla personalità poliedrica e dalle grandi doti comunicative, è considerato uno dei rappresentanti più significativi di un nuovo modo di intendere la birra: rigorosamente artigianale e preferibilmente da abbinare al cibo. 

IL CONTATTO CON LA TERRA
Mamma Maria e papà Enrico sono contadini che trasmettono a tutti i figli i valori della terra, della forza del lavoro e dell’importanza delle proprie radici. Coccolato dai fratelli più grandi e dalla mamma, Teo cresce libero di esprimere la sua creatività attraverso la musica e gli strumenti per ascoltarla. Ma la birra? Nasce da un conflitto adolescenziale tra padre e figlio! Teo viene obbligato da papà Enrico a bere il vino a tavola rigorosamente prodotto in casa, ma ad un certo punto si ribella pretendendo di bere birra: in particolare, lager industriali non particolarmente interessanti dal punto di vista del gusto, ma comunque non omologate al volere paterno.
AMORE AL PRIMO SORSO
La svolta che poi farà evolvere la passione per la birra in qualcosa di diverso avviene grazie a una serie di vacanze studio-lavoro estive dallo zio Celso, capo pasticcere all’hotel de Paris di Montecarlo. Teo ha la possibilità di entrare in contatto con un mondo di sapori e profumi sconosciuti fino ad allora e, soprattutto, incontra la Chimay Tappo Blu. Questo evento gli cambierà la vita, dimostrandogli che la birra poteva essere qualcosa di diverso rispetto a quanto fino a quel momento era stato abituato a bere. Durante una sua visita allo zio Celso, Teo conosce Michelle, ballerina dell’Opera di Montecarlo della quale si innamora. Ma di spostarsi da Piozzo non se ne parla, così Michelle accetta di lasciare la sua carriera per iniziare un’avventura in Italia.
NASCE LE BALADIN
Ma che fare a Piozzo? Teo e Michelle decidono di riaprire una vecchia osteria chiusa da anni e di trasformarla in una birreria. Danno sfogo alle loro passioni: la musica, lo spettacolo e, soprattutto, la birra. Teo sceglie da subito 200 etichette provenienti da tutta Europa: è il 1986 e nasce Le Baladin. Il nome significa cantastorie in francese antico e l’ispirazione arriva da un passaggio a Piozzo di un circo itinerante composto da artisti di strada, le Cirque Bidon, da cui Teo rimane affascinato e con cui scappa per qualche mese. Tutto ciò rappresenta soltanto l’inizio dell’avventura: bisogna, infatti, aspettare il 1996 e qualche viaggio di Teo in terra belga per cominciare con la produzione.
TRA FILOSOFIA ED EMOZIONI
Per approfondire la conoscenza della mitica bevanda fermentata, Teo decide di trascorrere un periodo in Belgio dove collabora dapprima con Christian Vanhaverbeke, ingegnere birrario della Brasserie d’Achouffe dove apprende come si produce la birra artigianalmente ma con un approccio più tecnico. Successivamente, grazie a Nora – la sua nuova compagna – conosce Jean-Luis Dits della Brasserie a Vapeur, dove l’approccio alla produzione è più legato alla filosofia e alle emozioni. Due visioni che Teo assimila e che da quel momento accompagneranno sempre il suo modo di fare birra. Al rientro in Italia, espropriando un garage a fianco della birreria, Teo crea il primo locale di produzione della sua Baladin. L’impianto viene costruito in Belgio con Jean-Luis adattando delle vasche usate in origine per la lavorazione del latte. È il 1996 quando apre i battenti il nuovo brewpub di Piozzo: Le Baladin.
LA PRIMA BIRRA FATTA A PIOZZO
Le prime birre prodotte sono due: la blonde e l’ambrée. Teo decide di eliminare dalla lista le 200 etichette per proporre solo le sue creature. Risultato? I clienti scappano. Teo non si dà per vinto e persevera, consapevole che sarebbe stato difficile far capire questo nuovo prodotto: eravamo solo all’inizio della storia della birra artigianale in Italia. Ma come far parlare della birra di Piozzo? Imbottigliandola e rendendola distribuibile non solo nella birrerie, ma anche nel resto d’Italia. Teo decide, così, di dar vita alla mitica Super. 

INNOVATORE NEL CONTENUTO E NELLA FORMA
Teo Musso è forse un uomo dal talento naturale per il marketing:lo capiamo dalla scelta del packaging, dall’identificazione di un’etichetta unica con un carattere creato ad hoc ed anche dall’idea di inviare a 500 ristoranti in Italia, scelti su una guida Slow Food, una campionatura delle sue due birre in bottiglia (Super e Isaac). Pensare di servire la birra come alternativa all’italianissimo vino era una follia, ma piano piano le cose si sono evolute. In seguito al successo della prima campionatura, le vendite avevano iniziato ad aumentare, ma il problema era rappresentato dal fatto che la birra veniva consumata in cucina dagli chef e non servita in sala. Deluso e scoraggiato? No! Teo, perseverante dal profondo dell’animo, ha creato i presupposti per un interesse da parte dei media: stampa e televisione. Da qui un rilancio e una credibilità rinnovata anche al di fuori dei confini locali e degli appassionati super esperti di birra. Anni dopo, persino il colosso Carlsberg gli attribuirà un ambitissimo premio proprio per aver contribuito alla diffusione della cultura della birra nel mondo della gastronomia e della ristorazione.

PERSEVERARE E MAI DESISTERE
Nonostante il suo animo visionario, Teo Musso ha un approccio alla tecnica molto chiaro e nitido. La produzione del brewpub era cresciuta molto, tanto da non avere più lo spazio per ospitare un’adeguata cantina di fermentazione. L’idea, dunque, è quella di riadattare un ex pollaio di proprietà dei genitori di Teo in cantina: ma come trasferire il mosto? Un brewpub all’inizio della sua attività non si sarebbe potuto spostare: sarebbero stati troppi i danni a livello di comunicazione. L’obbligo di trasferire il mosto con un collegamento diretto tra birreria e cantina porta Teo Musso a progettare delle condutture in acciaio in grado di resistere alle dilatazioni dovute alla temperatura del mosto. La strada principale di Piozzo viene scavata per far spazio a quello che sarà un vero e proprio Birrodotto.

LA PRODUZIONE E LA CULTURA DELLA BIRRA
Le tappe si bruciano e la produzione cresce: l’impianto è piccolo e chiede di essere ammodernato, anzi sostituito. I tempi sono maturi per spostare tutto nell’ormai ex pollaio e questo, infatti, è ciò che avviene. Nascono tante birre, tutte ad alta fermentazione e dalle molteplici anime, accomunate da una costante ricerca dell’equilibrio nell’uso delle materie prime per creare sapori amabili e facilmente abbinabili ai cibi. Teo capisce che solo diffondendo la cultura della birra artigianale avrebbe permesso al suo e ad altri birrifici di crescere. Si sviluppano, così, forti messaggi volti a diffondere temi molto sentiti come l’origine agricola della birra – da qui il nostro mantra Perché la birra è terra – argomento difficile da far penetrare nel panorama italiano ancora fortemente legato alla cultura del vino. Per distribuire il prodotto, Teo crea Selezione Baladin, società di distribuzione che gestisce tutte le vendite delle birre e degli altri prodotti del catalogo Baladin. Un nome incrocia sovente la strada di Teo fin dagli inizi: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska. Grande conoscitore e assaggiatore di birra di fama mondiale, scopre agli inizi della sua attività il giovane piozzese e con lui crea, anni dopo, il TeKuTM: il primo bicchiere per la degustazione delle birre artigianali.

LOCALI, VIAGGI E NUOVE RICETTE
Nel frattempo nasce Casa Baladin, ristorante birrario con camere dove la scelta di un grande chef dimostra concretamente cosa significhi il concetto di abbinamento birra e cibo. La prestigiosa guida del Gambero Rosso “Ristoranti d’Italia 2013” gli attribuisce i Tre Boccali: il primo riconoscimento per un ristorante che al cibo abbina esclusivamente birra. L’azienda cresce, Teo si crea un competitor in casa con la nascita delle birre Lurisia e cresce l’esigenza di comunicare ancora di più il mondo della birra artigianale in Italia: nasce così Open, prima birra open source con la ricetta diffusa sul web. Il progetto Open si allarga, in seguito, anche ai locali: primo tra tutti Open Cinzano (oggi chiuso dopo l’apertura di Open Baladin Cuneo) nato per diffondere la cultura birraria con la proposta di 100 etichette di birrifici italiani (Baladin e non). Poi il secondo locale, Open Baladin Roma, un vero punto di riferimento per gli appassionati e, soprattutto, un centro di cultura birraria italiana e internazionale. Seguiranno poi Open Baladin Torino e Cuneo. Sono anni di grandi e frenetiche evoluzioni ma il cuore di Teo rimane legato alla birra. Questo amore diventa un laboratorio di sperimentazione con la creazione delle birre da divano, i barley wine di casa Baladin, tra cui le mitiche e pluripremiate Xyauyù. Teo inizia a immaginarle nel 1997, ma per la prima produzione occorrerà aspettare ben 8 anni: la prima Xyauyù, infatti, verrà prodotta per la vendita nel 2003 e messa sul mercato solamente 2 anni dopo, nel 2005. Nel frattempo, Oscar Farinetti comincia a pensare al suo progetto Eataly e Teo viene invitato a far parte del ristretto gruppo di lavoro che inizia a rendere concreto quella che diverrà un’eccellenza di gastronomia e di istruzione culinaria italiana. Oscar e Teo trovano subito grande affinità di pensiero e di visione da cui scaturisce una sincera amicizia: questa crea i presupposti per percorrere insieme nuove strade per la diffusione del buon bere birrario italiano. Nasce il progetto Birreria che ha lo scopo di creare dei brewpub all’interno di alcune strutture di Eataly, prime fra tutte la mitica sede di New York. Il birrificio si sposta di qualche chilometro in una struttura molto più ampia e oggi visitabile di domenica. Il pollaio, ormai diventato troppo piccolo, cambia destinazione: diventa Cantina Baladin. Questo è un luogo in cui si affinano birre speciali: le Xyauyù e le due birre dedicate al mondo del vino – Terre e Lune – che riposano in barriques regalate a Teo da tanti e grandi produttori di vino italiano. Sempre in questo periodo, nascono i Baladin Cafè, piccoli locali che esprimono appieno il gusto Baladin in tutti i sensi: il primo a Saluzzo e il secondo a Cuneo divenuto successivamente L’Altro Baladin. E poi si approda a Torino con il Petit Baladin, bellissimo nel suo stile anni Cinquanta. Questi locali continuano a crescere per creare un legame diretto con il pubblico, far conoscere la filosofia del birrificio e comprendere le reazioni all’ingresso di nuovi prodotti o alle trasformazioni di quelli classici. Nascono Baladin Bologna, Baladin Milano, Baladin Jesolo La Guinguette, Baladin Cortemilia, Baladin Caselle Aeroporto, L’Altro Baladin e il brewpub Baladin per FICO all’interno del grande parco tematico di Bologna voluto da Eataly World. All’estero tre luoghi speciali: Ryad Baladin a Essauira dove è presente anche un locale in cui si serve pasta (Pasta Baladin Essauira) e Baladin Zanzibar, un piccolo resort, vero gioiello su una delle isole più belle dell’Africa. L’animo provocatore di Teo Musso non si è mai fermato e anche oggi continua a dare linfa vitale a tutto il mondo Baladin. Musica, progetti didattici, prodotti gastronomici, ricerca e sviluppo… queste sono solo alcune delle componenti innovative che rappresentano Baladin di oggi ma, soprattutto, di domani

Renato Nesi

Professore, comunicatore, consulente, scrittore, gastronomo.

Ha sviluppato in oltre vent’anni un’esperienza consolidata come docente e formatore in ambito scolastico, universitario, manageriale, in realtà organizzative complesse, anche di carattere internazionale. Ha realizzato progetti di sviluppo organizzativo, change management, comunicazione, marketing e formazione sia individuale che di gruppo. Lavora come Professore, manager e formatore in realtà educative, aziendali e nella PA. E’ interessato a collaborare in contesti in cui creatività, innovazione, comunicazione e orientamento al risultato siano alla base della progettazione formativa e degli obiettivi di business.



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