CLES (Trento) - Anche la Val di Non avrà un punto di riferimento strategico per i servizi socio sanitari di prossimità: un presidio radicato nel territorio, pensato per evolvere insieme ai bisogni della popolazione e per favorire l’integrazione tra servizi.

Con l’inaugurazione della Casa della Comunità di Cles, l’undicesima delle 14 previste in Trentino, si completa dunque la rete delle Case della Comunità del Distretto nord dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino. La nuova struttura è stata ufficialmente presentata oggi alla popolazione dal Presidente della Provincia Maurizio Fugatti, dall’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina, dal direttore generale di Asuit Antonio Ferro con la direttrice del Dipartimento tecnico Debora Furlani, la direttrice per l’integrazione socio sanitaria Elena Bravi, la direttrice amministrativa Rosa Magnoni e la direttrice delle cure primarie del Distretto nord Daniela Zanon, dal sindaco di Cles Stella Menapace e dal presidente della Comunità della Valle di Non Martin Slaifer Ziller. Hanno partecipato all’evento anche la dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia Monica Zambotti, il consigliere provinciale Daniele Biada, i sindaci della Valle di Non e i rappresentanti della medicina generale.
La Casa della Comunità di Cles serve un bacino di circa 40mila abitanti ed è stata realizzata dove sorgeva un tempo l’ex Caserma dei Vigili del Fuoco di Cles. La nuova struttura – quattro piani più uno interrato – si sviluppa su una superficie di circa 1.500 metri quadrati. L’intervento complessivo, finanziato con fondi PNRR e della Provincia di Trento per un importo di circa 8 milioni di euro, rappresenta un importante investimento nella sanità territoriale e nell’innovazione sostenibile.
All’interno della Casa della Comunità troveranno spazio tutte le funzioni tipiche del nuovo modello di assistenza territoriale: il Punto unico di accesso rappresenta la porta unitaria ai servizi sanitari e sociali, garantendo accoglienza, orientamento e attivazione della presa in carico integrata. Alla Casa della Comunità di Cles faranno riferimento medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, che alternano la loro attività tra la Casa della Comunità e gli ambulatori di prossimità secondo specifiche progettualità in via di definizione. Saranno attivi percorsi di teleconsulto a supporto dei medici di famiglia (pneumologia, diabetologia, dermatologia, fisiatria). Sono previsti servizi di diagnostica di base e ambulatori della specialistica ambulatoriale di area medica (reumatologia, cardiologia, geriatria, disturbi cognitivi e demenze). Un ruolo importante sarà svolto dai servizi infermieristici, anche di famiglia e di comunità, che assicurano accoglienza, valutazione dei bisogni, attività ambulatoriali e assistenza domiciliare, con particolare attenzione ai pazienti fragili e cronici. Elemento qualificante della Casa della Comunità sarà l’integrazione strutturata con i Servizi sociali, già coinvolti nei percorsi di presa in carico integrata, oltre che nelle attività di Spazio Argento dedicate alla popolazione anziana.
A dare i dettagli tecnici dell’intervento realizzato è stata la direttrice del Dipartimento tecnico Debora Furlani: «Oggi consegniamo al territorio un presidio socio sanitario all’avanguardia che unisce la modernità dei servizi alla massima sostenibilità ambientale. La struttura si sviluppa su cinque livelli, di cui uno interrato dedicato ai servizi logistici e a un’ampia autorimessa, offrendo spazi luminosi e ben organizzati. L’organizzazione interna è stata studiata per accompagnare il cittadino in ogni sua necessità, creando un vero e proprio percorso di cura. Il piano terra ospita le funzioni di primo accesso e accoglienza, con la portineria, il front office/segreteria dei medici di famiglia, gli spazi per le associazioni di volontariato e gli ambulatori dei pediatri. Salendo, il primo e il secondo piano accolgono il fulcro dell’assistenza territoriale: qui trovano posto i medici di medicina generale, gli ambulatori infermieristici e specialistici, lo studio dell’assistente sociale e le cure domiciliari con l’UVM. Infine, all’ultimo piano, sono stati ricavati ulteriori spazi che verranno dati in gestione diretta al Comune di Cles, a testimonianza della forte sinergia con le istituzioni locali. I lavori si sono conclusi lo scorso maggio, nel pieno rispetto delle stringenti tempistiche previste dal PNRR. L’opera ha richiesto un investimento complessivo di oltre 7,7 milioni di euro ed è stata progettata secondo criteri di sostenibilità ambientale ed elevata efficienza energetica: l’edificio è classificato come NZEB (Nearly Zero Energy Building), a energia quasi zero. Per raggiungere questo traguardo abbiamo lavorato su due fronti: da un lato ottimizzando l’isolamento termico dell’intera struttura per azzerare le dispersioni, dall’altro affidando la climatizzazione a innovativi sistemi di pompe di calore geotermiche e aerotermiche. A completare l’elevata efficienza del complesso c’è un impianto fotovoltaico installato sulla copertura, capace di soddisfare oltre il 65% dei consumi elettrici complessivi».
«Con questo taglio del nastro – ha evidenziato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – siamo ormai vicini al traguardo del nostro ambizioso progetto di ridefinizione della sanità territoriale trentina. Oggi inauguriamo una struttura strategica per la Val di Non, frutto di una profonda riorganizzazione della medicina di famiglia basata sulle Aggregazioni funzionali territoriali e su un lavoro sempre più integrato. Riunendo medici di famiglia, specialisti e altri professionisti della salute, offriamo una risposta socio sanitaria di vera prossimità. Il cittadino troverà qui un Punto unico di accesso (PUA) capace di orientarne i bisogni in stretta sinergia con i servizi sociali. In un contesto demografico segnato da denatalità e invecchiamento, la sanità è chiamata a gestire il costante aumento delle cronicità.
Affronteremo questa sfida attraverso strumenti innovativi come la telemedicina e il confronto strutturato tra curanti, garantendo così una presa in carico coordinata delle comorbidità. Ci tengo, infine, a sottolineare come il «modello trentino» di riorganizzazione della sanità territoriale non intenda sostituire gli ambulatori periferici, che restano presidi fondamentali per tutelare le persone più fragili. La Casa della Comunità nasce, piuttosto, per fare rete e proporsi come fulcro di integrazione per tutta l’assistenza territoriale».
«Questa inaugurazione – ha sottolineato la direttrice delle cure primarie del Distretto nord Daniela Zanon – è il risultato del lavoro sinergico di moltissime persone. Il mio primo ringraziamento va quindi alle istituzioni e ai tecnici che hanno permesso la realizzazione di quest’opera; ma il pensiero più grande è rivolto a chi, fin dalle prossime settimane, la popolerà: i servizi infermieristici, le cure domiciliari e i medici specialisti. Un grandissimo valore aggiunto sarà la presenza all’interno della struttura dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta: il confronto quotidiano tra professionisti è una risorsa preziosa che andrà a diretto beneficio dei cittadini. Non c’è un decreto che insegna come governare una Casa della Comunità: la vera “Casa” si costruisce giorno per giorno lavorando insieme, facendo squadra e integrando le forze. Per questo sarà fondamentale anche la sinergia, già ottima, con i Servizi sociali e con le associazioni di volontariato del territorio. Anche se ci allontaniamo fisicamente dagli spazi dell’ospedale, ci impegneremo al massimo per mantenere salde e vive tutte quelle ottime relazioni e pratiche di collaborazione con i reparti che abbiamo consolidato in questi anni».
A dare voce ai sindaci della Val di Non è stata la prima cittadina di Cles, Stella Menapace: «Oggi inauguriamo un’opera fondamentale non solo per Cles, ma per tutte le Valli del Noce. Da questa nuova Casa della Comunità ci aspettiamo un presidio di salute vicino ai cittadini dove si fa prevenzione, che andrà ad affiancare e supportare il prezioso lavoro del nostro ospedale. Un ringraziamento particolare va ai residenti della zona per la grande pazienza dimostrata durante i cantieri. Il mio grazie va ovviamente anche a tutti i tecnici, alle istituzioni e al personale sanitario che hanno unito le forze per tagliare questo traguardo. Per quanto riguarda il piano dell’edificio che rimarrà a disposizione del Comune, stiamo lavorando in sinergia con la Comunità di Valle e l’Azienda sanitaria per individuare la destinazione migliore: vogliamo prenderci il tempo necessario per fare la scelta più utile. Questa nuova struttura deve essere un contenitore vivo, accogliente e concretamente al servizio di tutta la nostra comunità».
Soddisfatta la Comunità di Valle, come si evince dalla parole del presidente Martin Slaifer Ziller: «Alle crescenti necessità del nostro territorio serve dare una risposta concreta, e questa nuova Casa della Comunità rappresenta un vero e proprio cambio di passo nella gestione del sistema socio sanitario. Credo molto in questo nuovo approccio alla salute del cittadino: abbiamo di fronte una struttura che non sarà un contenitore rigido, ma un polo dinamico capace di evolversi, implementando i servizi in base ai reali bisogni delle persone e del territorio. Ringrazio chi, con lungimiranza, ha posto le basi per realizzare tutto questo; il nostro impegno, come Comunità di Valle, sarà quello di promuovere questa nuova realtà affinché i cittadini ne colgano appieno le grandi opportunità e di farla crescere come merita».
«Con l’inaugurazione di oggi – ha evidenziato l’assessore alla salute Mario Tonina – facciamo un ulteriore passo nella riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale, dove abbiamo voluto valorizzare la nostra peculiarità e autonomia trentina, lavorando per unire i servizi pur mantenendo la capillarità degli stessi. Siamo consapevoli delle specificità del nostro territorio e di quanto sia cruciale fare rete: per questo, la nostra volontà non è accentrare, ma mettere in stretta connessione questa Casa della Comunità con i servizi già esistenti, garantendo un’assistenza capillare attraverso presidi territoriali sociosanitari co-costruiti insieme alle realtà locali: dobbiamo rafforzare costantemente l’integrazione tra la rete sanitaria, i servizi sociali, gli Enti locali e il prezioso tessuto del Terzo settore. Questo perché le complesse sfide dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle cronicità si possono vincere solo lavorando insieme. Le Case della Comunità diventano uno strumento fondamentale anche per dare risposte concrete a questioni che toccano da vicino la vita delle persone, come le liste d’attesa e il sovraffollamento dei Pronto soccorso, offrendo soluzioni appropriate per i codici minori e percorsi sicuri e alternativi all’ospedale. Stiamo lavorando ad una campagna informativa dedicata, ma come spesso faccio in queste occasioni chiedo il supporto delle amministrazioni locali: il loro ruolo è strategico per fare da ponte e far conoscere ai cittadini i nuovi servizi e tutte le opportunità di cura disponibili nelle Case della Comunità».
«Con orgoglio possiamo affermare che in Trentino le Case della Comunità previste sono ormai quasi tutte inaugurate – ha evidenziato il Presidente della Provincia Maurizio Fugatti. Siamo tra i primi in Italia ed è un risultato di cui andar fieri: pochi come noi in Italia sono riusciti a procedere con questa concretezza e tempestività. Questa struttura rappresenterà un punto di riferimento strategico per il territorio e conferma il ruolo centrale della sanità territoriale. La pandemia ci ha dimostrato in modo inequivocabile quanto sia fondamentale mantenere e rafforzare i servizi sanitari in modo capillare sui territori, con una particolare attenzione alle nostre valli. Come Provincia continueremo a investire per garantire cure di qualità direttamente sul territorio. In questa visione rientrano anche scelte strategiche come l’avvio della Scuola di Medicina e la progettazione del nuovo Polo ospedaliero universitario del Trentino, fondamentali per rafforzare l’attrattività del sistema e garantire nel tempo la presenza dei professionisti e la continuità dei servizi per i cittadini».