ROVERETO (Trento) - In occasione della Giornata delle Nazioni Unite, le Acli Trentine e il Forum Trentino per la Pace e di Diritti Umani hanno promosso “Mettete i fiori nei vostri cannoni” - Il valore della pace per il dialogo, il lavoro e la giustizia.
Un momento di riflessione e di proposta sui temi della pace, del “no” alla soluzione delle armi per far vincere la diplomazia e la mediazione.

Un appuntamento che rientra tra gli eventi dell’
80° delle Acli Trentine.
«Quello dell’Onu è un intervento troppo timido; se investiamo da una parte si disinveste dall’altra. Stiamo sottovalutando la protesta del Sud, legata alla guerra che toglie risorse all’economia, alle imprese. L’inflazione, gli aumenti delle materie prime pesano in modo opprimente sulla nostra economia. Oltre le 80.000 vittime, chi difende gli abitanti di Gaza? Chi si impegna a salvare quelle vite? Chi finanzia Israele? E chi è l’aggredito e l’aggressore in Cisgiordania, in Venezuela, a Cuba e in tanti altri conflitti? Dov’è l’Europa, come si colloca? Dobbiamo chiedercelo per non trovarci di fronte a conflitti incontrollati e incontrollabili, come sta accadendo» incalza
Walter Nicoletti presidente delle Acli Trentine stimolando il dibattito con queste domande.
«Spendiamo più soldi in armi che in scuola, mentre serve investire in prevenzione, diplomazia, cooperazione e difesa dei diritti» ha esordito
Antonio Trombetta presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani.
Martina Pignatti Morano, rappresentante della Fondazione Finanza Etica ha parlato di finanza e dei corpi civili di pace ha parlato dell’iniziativa in atto “La Gaza Fenice”: «mentre i potenti del mondo si fanno la guerra si costruisce dal basso per la popolazione locale ad esempio portando in città dei pali della luce. Le spese militari ammontano a 2887 miliardi di dollari all’anno, senza considerare l’impatto, il costo della violenza armata stimato al 2023 in 19,1mila miliardi di dollari all’anno, il 13,5% del PIL mondiale; questo è l’impatto delle guerre, contro uno 0,5% stanziato in
peacebuilding e
peacekeeping.
La presenza dell’esercito nelle scuole fin dalle elementari negli ultimi anni è cresciuta ma è positivo l’aumento della coscienza pacifista tra ragazze e ragazzi delle superiori».
Pierangelo Milesi, vicepresidente nazionale e delegato alla pace per le Acli, si è soffermato sui costi sociali della guerra e sull’importanza di costruire un modello di sviluppo orientato alla pace attraverso il lavoro, di un salario giusto, di un contratto rispettato, del diritto a tornare a casa la sera, di una società che si prende cura dell’altro. «Quello che sta succedendo in Francia ha a che fare con il tradimento di questa promessa; chi è più fragile è portato a vedere nell’altro fragile un concorrente. Ecco perché la giustizia sociale concorre alla formazione della pace, anche dietro una pratica di Patronato, una dichiarazione dei redditi ci sono persone che chiedono di essere riconosciute. “Sortirne insieme è la politica, tutto il resto è avarizia” diceva don Lorenzo Milani. Ma quale lavoro abbiamo in mente? Oggi si può lavorare ed essere poveri, di lavoro si muore, ci sono lavori umiliati, dove la paura di perdere il posto sacrifica il rispetto».
Paola Martinelli Presidente IPSIA del Trentino (realtà che a Trento gestisce l’Hotel Oasi) ha parlato di “Diritti umani: uno sguardo a sud”. La pace passa per una concezione di benessere condiviso, stare bene insieme».
Tommaso Vaccari Consigliere Delegato Pace e Solidarietà internazionale Rovereto parlando di “Diritti umani: il ruolo delle città” ha detto che «in un mondo che si sta preparando alla guerra le città si devono preparare alla pace; possono essere cantieri e scuole di pace».
Walter Nicoletti Presidente Acli Trentine, moderatore dell’incontro, ha invitato a riflettere sulla necessità di “Una pace disarmata e disarmante”. «Tutti noi possiamo indignarci e passare all’azione, costruendo reti. Pensando a Gaza, dovremmo fare il possibile come comunità di cittadini per fare in modo di fare il possibile per fermare il genocidio. L’Europa muore a Gaza ed è da qui che deve ripartire la politica: di fatto riarmandoci facciamo parte di questo conflitto. Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare il peggio. L’Italia è avanti nella cultura della guerra, va nelle scuole a parlarne, proponendo il ritorno della leva militare, con gli ultimi decreti governativi sulla sicurezza. Il nostro ruolo anche nel dibattito politico che ci sarà per le prossime elezioni sarà trovare un confronto per capire se la pace è o meno al primo posto. E lavorare affinché le piazze di cui parlano le cronache in questi giorni non arrivino alla deriva della violenza; sono espressione di una rabbia, da incanalare nella giusta direzione, di una generazione che non ha possibilità di accesso ai consumi, non ha possibilità di futuro».
La conclusione è stata affidata al reading di e con Alfonso Masi “METTETE I FIORI NEI VOSTRI CANNONI”.