PRIMIERO (Trento) - Anche il Primiero scrive una tappa importante nel percorso di ridefinizione della sanità territoriale trentina: con la presentazione di questa mattina a Tonadico è stata inaugurata la prima Casa della Comunità del Distretto est. Un presidio che avvicina i servizi socio sanitari ai cittadini e rafforza un modello di assistenza territoriale integrata, mettendo al centro, la persona, la famiglia e la comunità. La nuova Casa della Comunità di Primiero è stata ufficialmente presentata oggi alla popolazione con una cerimonia inaugurale che ha visto la presenza delle più alte autorità provinciali e territoriali: il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, l’assessore provinciale alla salute Mario Tonina, il direttore generale di Asuit Antonio Ferro con la direttrice sanitaria Denise Signorelli, il direttore del Distretto est Enrico Nava, il presidente della Comunità di Primiero Bortolo Rattin, il sindaco di Primiero San Martino di Castrozza Daniele Depaoli, la consigliera provinciale Antonella Brunet, insieme a rappresentanti della medicina generale, delle istituzioni locali del Primiero e della Valle di Fiemme. Hanno partecipato all’evento anche l’ex assessore alla salute Stefania Segnana e il parroco di Primiero San Martino di Castrozza Don Giuseppe, che ha benedetto la nuova Casa della Comunità.

La
Casa della Comunità di Primiero serve i cittadini dei Comuni di Canal San Bovo, Imer, Mezzano, Primiero San Martino di Castrozza e Sagron Mis, per un totale di circa 9.500 abitanti. A questi si aggiungono le presenze turistiche, con una media giornaliera di quasi 3.000 persone tra turismo invernale nelle aree montane e turismo estivo prevalentemente nel fondovalle, caratterizzato anche da soggiorni prolungati e dalla presenza di numerose seconde case. La
Casa della Comunità di Primiero rappresenta un caso particolare nel panorama provinciale: è infatti una struttura già consolidata da tempo, che ha richiesto solo interventi limitati, non finanziati dal PNRR, perché già coerente con i modelli organizzativi previsti dalla normativa nazionale sull’assistenza territoriale. Un presidio ancora più strategico considerando la distanza dai principali ospedali di riferimento — circa un’ora dall’ospedale di Borgo Valsugana e circa 40 minuti dall’ospedale di Feltre — che rende fondamentale disporre sul territorio di servizi sanitari e sociosanitari integrati.
Il
Punto Unico di Accesso rappresenta la porta di ingresso ai servizi sanitari e sociali: accoglienza, orientamento, supporto amministrativo e valutazione dei bisogni permettono una presa in carico coordinata dei cittadini. Nella struttura operano i
Medici di medicina generale organizzati in Aggregazione funzionale territoriale, un
Pediatra di libera scelta e il servizio di continuità assistenziale (ex
guardia medica) per le ore serali, notturne e festive. Sono in sviluppo ulteriori progetti per ampliare l’accessibilità e le modalità di assistenza.
La struttura ospita anche diverse
attività specialistiche ambulatoriali mediche e chirurgiche — tra cui cardiologia, pneumologia, neurologia, diabetologia, ortopedia, oculistica, ginecologia e odontoiatria. Sono inoltre attivi percorsi di teleconsulto tra medici di famiglia e specialisti. Dieci infermieri operano tra ambulatori, punto prelievi e assistenza domiciliare. Centrale sarà la figura dell’
infermiere di famiglia e di comunità, orientata alla presa in carico dei pazienti cronici e alla promozione della salute. La struttura dispone di
strumenti diagnostici come ECG ed ecografo e del punto prelievi attivo dal lunedì al venerdì. Sono allo studio ulteriori sistemi diagnostici rapidi per rafforzare la capacità di risposta territoriale. Attivo l’
ambulatorio vaccinale per tutte le età, la
consulenza per viaggiatori internazionali e
programmi di screening oncologici e pediatrici. Sono inoltre sviluppate attività di educazione sanitaria e prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. All’interno della struttura trovano spazio anche: il Consultorio familiare e il percorso nascita; il Centro di salute mentale, psicologia clinica e neuropsichiatria infantile; i servizi per le dipendenze, alcologia e antifumo; servizi riabilitativi territoriali; una postazione operativa di Trentino Emergenza 118 attiva 24 ore su 24.
La Casa della Comunità opera in stretta
sinergia con la Comunità di Valle del Primiero per favorire l’integrazione tra sanitario e sociale, in particolare attraverso Spazio Argento, punto di riferimento per anziani e
caregiver. Importante anche la collaborazione con le APSP del territorio: APSP San Giuseppe e APSP Valle del Vanoi. Tra gli obiettivi futuri c’è il rafforzamento della partecipazione della comunità locale attraverso tavoli di confronto tra professionisti sanitari, servizi sociali, enti locali, terzo settore e associazioni di cittadini, per sviluppare risposte sempre più aderenti ai bisogni reali della popolazione.
Ad intervenire per primo con un saluto ai sindaci e a tutti i presenti è stato il
Presidente della Comunità di Primiero, Bortolo Rattin: «La sanità è un ambito particolarmente sentito dalla comunità e l’inaugurazione della Casa della Comunità di Primiero rappresenta prima di tutto un impegno verso le persone. Oggi inauguriamo una struttura, ma ciò che conta davvero sono i servizi e la capacità di rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini, spiegando con chiarezza il percorso, le soluzioni e l’organizzazione messe in campo. La sfida ora è rafforzare la collaborazione tra tre attori fondamentali — azienda sanitaria, medici di medicina generale e servizi sociali — che insieme possono garantire un’assistenza più efficace e vicina alla popolazione. Come amministratori locali continueremo a impegnarci per una copertura medica sempre più ampia, con l’obiettivo di arrivare a una presenza sulle 24 ore: in un territorio distante dall’ospedale è fondamentale poter gestire sul posto i bisogni meno urgenti, alleggerire i pronto soccorso e offrire risposte tempestive, restando davvero vicini alla nostra gente».
«L’inaugurazione della Casa della Comunità di Primiero – ha evidenziato il
direttore generale di Asuit Antonio Ferro – è il risultato di un percorso avviato già nel 2021, che anticipava la riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal DM77, con l’obiettivo di portare i servizi sempre più vicino ai cittadini e di fare della “casa” il miglior luogo di cura possibile. Un percorso che si intreccia necessariamente con la riorganizzazione della medicina di famiglia: non più professionisti “isolati”, ma che lavorano in rete grazie alle Aggregazioni funzionali territoriali, per garantire continuità assistenziale. In questa struttura medici di famiglia, specialisti e servizi sociali possono collaborare in modo integrato, rispondendo ai bisogni di salute di una popolazione che in Trentino vive più a lungo, ma presenta bisogni sanitari crescenti, dove prevenzione e appropriatezza delle prestazioni diventano centrali. La sfida principale ora è organizzativa: costruire un “modello trentino” che concentri i servizi senza perdere la capillarità territoriale, mantenendo forti i presidi periferici e rafforzando l’assistenza domiciliare. Si tratta di un lavoro che continuerà nel tempo, con servizi costruiti sulle esigenze di ogni territorio in cui sorge la Casa della Comunità».
Ad illustrare le attività e i servizi e a tracciare il cammino che darà piena operatività al percorso partecipativo di costruzione della Casa di Comunità è stata come sempre la direttrice sanitaria di Asuit Denise Signorelli: «L’inaugurazione della Casa della Comunità di Primiero, la prima del Distretto est, rappresenta un passaggio importante nel “modello trentino” di riorganizzazione della sanità territoriale, fondato su due parole chiave: territorio e rete. L’obiettivo è sviluppare una sanità sempre più di prossimità, non più centrata esclusivamente sull’ospedale ma integrata con i servizi territoriali, capace di intercettare e accompagnare i bisogni delle persone lungo tutto il percorso di cura. Questa struttura rafforza la collaborazione tra medici di medicina generale, specialisti, professioni sanitarie, servizi sociali, terzo settore e volontariato, introducendo strumenti concreti come il Punto unico di accesso, l’infermiere di famiglia e comunità e l’utilizzo crescente della telemedicina, che facilita il contatto e la continuità assistenziale senza sostituire la relazione diretta con il cittadino. Oggi siamo all’inizio di un percorso che continuerà nel tempo: dopo la fase di avvio seguirà quella di sviluppo, con l’ascolto dei bisogni della comunità e la costruzione di progetti mirati. L’obiettivo è promuovere non solo la cura ma sempre più la prevenzione e la qualità della vita, lavorando insieme per una sanità davvero vicina alle persone e al territorio».
«Questa inaugurazione – ha sottolineato il direttore del Distretto est Enrico Nava – è il risultato del lavoro di molte persone, operatori sanitari, tecnici e personale amministrativo, che hanno contribuito a rendere possibile un progetto importante per il territorio. La Casa della Comunità, come previsto dal DM 77, deve essere un punto chiaramente riconoscibile dai cittadini, capace di offrire servizi vicini e integrati, in stretto collegamento anche con la componente sociale, un percorso già rafforzato negli anni attraverso esperienze come Spazio Argento e altre progettualità sviluppate sul territorio. La struttura, già conosciuta dalla popolazione e oggetto di interventi mirati ma contenuti, assume oggi un ruolo ancora più strategico, soprattutto in un ambito particolare come quello di Primiero, distante dai principali ospedali trentini e che necessita quindi di un’offerta specialistica qualificata: qui sono presenti circa quindici specialità, un dato non comune in molte altre Case della Comunità. Un ringraziamento va anche alla collaborazione con i territori vicini, come la Valle di Fiemme, e alle istituzioni locali che hanno sostenuto questo percorso, contribuendo a costruire servizi sempre più vicini ai bisogni delle persone».
Come evidenzia la consigliera provinciale Antonella Brunet, «l’inaugurazione della Casa della Comunità di Primiero rappresenta un passaggio importante per un territorio con un’identità particolare, distante dagli ospedali principali e quindi bisognoso di servizi sanitari rafforzati. In questo senso è significativa anche la collaborazione attiva con l’Ospedale di Feltre, che contribuisce a garantire continuità assistenziale ai cittadini». La consigliera ha quindi ricordato come uno dei primi atti del suo impegno istituzionale sia stato proprio sostenere la realizzazione della Casa della Comunità con spazi adeguati per i medici, con l’obiettivo di migliorare sempre di più la qualità dei servizi sanitari locali e mantenere alta l’attenzione sulle esigenze della comunità. Accanto a questo sottolinea anche risultati concreti già ottenuti, come il potenziamento dei servizi sociosanitari nella Apsp di Canal San Bovo, con nuovi spazi per le cure intermedie, stanza di sollievo e una sala dedicata all’Alzheimer. Infine, il ringraziamento all’impegno istituzionale di Mario Tonina, della precedente assessora Stefania Segnana, del presidente Maurizio Fugatti e dei medici che stanno contribuendo a portare avanti questo progetto, nella prospettiva di una sanità sempre più vicina ai cittadini».
L’assessore Tonina ha ringraziato in apertura del suo intervento il presidente della Comunità di Primiero, i sindaci, l’ex assessore Stefania Segnana e la consigliera provinciale Antonella Brunet per le continue sollecitazioni: «Questo è un momento importante per me e per il presidente Fugatti: siamo convinti come Giunta che la Casa della Comunità, con i servizi rivolti al Primiero e anche ai turisti che animano questi posti bellissimi, sia fondamentale. In un territorio lontano dai centri principali, i servizi che una Casa della comunità può garantire sono strategici. Questo vuole essere uno spazio integrato dove la salute non è solo cura della malattia, ma anche accoglienza, prevenzione e vicinanza ai bisogni socio-sanitari dei cittadini. Oggi inauguriamo una struttura, ma poi dobbiamo continuare a costruire insieme: all’interno ci sono già servizi e professionisti, e la differenza la fanno sempre le persone che lavorano dentro queste mura». L’assessore ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra: «Ci sono sfide che possiamo vincere solo condividendole. La presenza dei sindaci e della comunità di valle dimostra che lavorare in squadra è decisivo. Dobbiamo vincere insieme questa sfida delle Case di comunità così come le sfide rappresentate dalla nuova azienda sanitaria, lo sviluppo dell’Università con le nuove specializzazioni che ci permetteranno di essere ancora più attrattivi per i giovani professionisti. Dobbiamo garantire risorse e riconoscimento al personale sanitario perché il loro ruolo è centrale nel rispondere ai bisogni dei cittadini, ed è quello che abbiamo fatto concretamente con i due accordi, del comparto e dalla dirigenza sanitaria. Un’altra sfida importante è rappresentata dall’integrazione socio-sanitaria: stiamo lavorando a un disegno di legge per rafforzarla e trasformare i distretti in veri distretti socio-sanitari, tenendo conto dei nuovi bisogni di una popolazione che invecchia e in cui nascono meno bambini. La presenza di due RSA sul territorio, il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità e la stretta collaborazione tra Asuit, Servizi sociali territoriali e Terzo settore vanno anche in questa direzione, così come la convenzione rinnovata con la Ulss 1 di Feltre per garantire risposte più vicine ai cittadini. Il nostro impegno è fare della Casa della Comunità un luogo riconosciuto e centrale, dove professionisti diversi lavorano insieme per offrire accoglienza e risposte concrete ai bisogni del territorio».
«Questi incontri sul territorio - ha dichiarato il Presidente della Provincia Maurizio Fugatti ringraziando i sindaci e il presidente della Comunità del Primiero e della Valle di Fiemme – testimoniano la volontà della Giunta di mantenere alta l’attenzione sulle esigenze delle realtà più lontane dal centro del Trentino. In queste inaugurazioni colgo l’occasione per tracciare quelle che saranno le tappe della sanità trentina del futuro: l’Asuit rappresenta una sfida avviata già dalla precedente amministrazione, così come il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, dove a giugno si laureeranno i primi studenti; dai circa 60 iscritti iniziali siamo già passati a 80, metà dei quali trentini». Il presidente ha poi ricordato il percorso che porterà alla costruzione del nuovo ospedale del Trentino che consentirà di arrivare a una struttura integrata, una vera e propria «cittadella universitaria della salute capace di attrarre chi desidera studiare e lavorare nella sanità. Sappiamo che vi sono alcune criticità – ha concluso il presidente Fugatti – ma il lavoro su questo è costante. Sono convinto che il cittadino che entra nelle strutture sanitarie trentine esce con la consapevolezza di aver ricevuto cure efficienti, competenti e attente anche alla dimensione umana. L’impegno della Provincia resta costante per garantire servizi anche a questi territori, nella convinzione che l’unità di intenti tra amministratori locali e istituzioni provinciali sia decisiva per affrontare le sfide future».