TRENTO - Il canto di montagna come strumento di relazione tra terre speciali, presidio di identità e veicolo istituzionale dei valori dell'autonomia. Il vicepresidente del Consiglio regionale,
Roberto Paccher, ha accompagnato il
Coro Lagorai di Torcegno, presieduto da
Guido Dalcastagnè, in una trasferta in Sardegna per uno scambio culturale e musicale tra la
Gallura e la realtà trentina.

L'iniziativa ha visto la formazione trentina affiancare il coro sardo
Sos Astores di Golfo Aranci nei concerti e nell'animazione delle funzioni religiose a Golfo Aranci e Rudalza, oltre che nel convegno dedicato ad autonomia e identità territoriale ospitato nella Sala Consiliare di Golfo Aranci. L'appuntamento ha confermato il legame profondo tra la tradizione del canto e la rappresentanza delle istituzioni al di fuori dei confini provinciali.
In Trentino il movimento corale costituisce una delle maglie più fitte dell'associazionismo, con circa 200 formazioni aderenti alla Federazione fondata il 22 dicembre 1963 e oltre 5.000 cantori attivi, una densità tra le più alte d'Europa in rapporto alla popolazione.
Una storia organizzata che affonda le radici negli anni Venti, quando la costituzione della SOSAT nel 1926 e del Coro della SAT nel 1927 ha avviato la codifica della tradizione orale dei canti di montagna, di lavoro e di emigrazione. Oggi oltre la metà dell'organico della Federazione è rappresentata da cori maschili di estrazione popolare, a cui si affiancano una quota del 25-30% di formazioni polifoniche e sacre, un 15-20% tra cori femminili e misti e un 5-10% riservato alle voci bianche e ai complessi giovanili. "La nostra coralità non è soltanto conservazione della memoria o espressione artistica, ma costituisce una vera e propria ambasciatrice dell'autonomia trentina", sottolinea il vicepresidente Roberto Paccher. "Quando i nostri cori cantano fuori dai confini del Trentino, portano con sé la storia, il senso di appartenenza e la coesione sociale delle nostre comunità. In contesti come quello sardo, dove il canto di tradizione orale possiede radici altrettanto forti e identitarie, il confronto diventa un ponte tra autonomie speciali capaci di dialogare attraverso la cultura", conclude.