GRAVEDONA ED UNITI - Le buone pratiche e gli esempi virtuosi, le idee da sviluppare e le progettualità da realizzare per una montagna vivace e dinamica, laboratorio per la rigenerazione e il ripopolamento, per soluzioni che testimoniano l'impegno di amministratori pubblici determinati e visionari che, con la collaborazione del privato sociale, cercano e trovano soluzioni ai problemi, partendo dalle peculiarità e puntando su potenzialità ancora inespresse. La montagna dove si vive del titolo è stata al centro del convegno che si è svolto ieri pomeriggio a Gravedona ed Uniti, nella splendida cornice di Palazzo Gallio, organizzato da Uncem Lombardia in collaborazione con Uncem e Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio. Ha posto al centro i progetti e le esperienze, presentati nei loro aspetti quantitativi e nelle ricadute sul sistema: dalle montagne della provincia di Sondrio a quella di Como, da Bergamo a Brescia, a rappresentare la montagna lombarda. Dai servizi, che soddisfano bisogni fondamentali, come trasporti, sanità e istruzione, leva essenziale, più che strategica, di qualsiasi tipo di politica per la montagna, al lavoro e all'attrattività, che offrono opportunità. Due facce della stessa medaglia, egualmente considerati da chi decide di tornare in montagna, dopo averla lasciata per motivi di studio o di lavoro, per realizzare il proprio progetto di vita, o da coloro i quali valutano un trasferimento.

Per i saluti istituzionali sono intervenuti il presidente dell'ente comprensoriale lariano
Mauro Robba, che ha richiamato l'importanza delle azioni congiunte portate avanti in una collaborazione sempre più stretta fra enti, il vicepresidente di Uncem Lombardia
Alberto Mazzoleni, che si è soffermato sulla nuova strategia europea del "Right to stay", declinata, a livello regionale, in un diritto a restare che diventa anche diritto a venire e diritto a contribuire, e il presidente nazionale di Uncem
Marco Bussone, che ha invitato a definire una nuova narrazione per la montagna, più attuale e maggiormente adatta al ruolo che svolge. Uscire dalla logica delle buone pratiche, affinché si traducano in opportunità per tutti, e darsi tempi certi, imparando dalle imprese, sono le due azioni su cui concentrarsi in una regione, la Lombardia, che si è dimostrata attenta alla montagna e lungimirante.
Portare i servizi al cittadino, la rilevanza della collaborazione tra istituzioni, un modello pronto ad essere applicato in altri territori. La prima esperienza presentata è stata quella della Telemedicina in Valchiavenna, oggi una realtà, grazie al contributo dell'Area Interna Valchiavenna e all'azione di Asst Valtellina e Alto Lario. A presentare il progetto, i risultati ottenuti e i successivi passaggi sono stati il direttore generale
Ida Ramponi e il direttore sociosanitario
Roberta Trapletti. Una rete integrata di servizi e di teleassistenza che si concretizzano in televisite presso la Casa di Comunità, in teleconsulti tra medici di Medicina generale e specialisti ospedalieri, in ambulatori diagnostici di primo livello e nella presa in carico di pazienti cronici. In termini numerici, i pazienti coinvolti sono 294, 671 le prestazioni erogate, 857 le ore di viaggio evitate, per oltre 47 mila chilometri. Un sistema che ora viene replicato nella Casa di Comunità di Dongo, grazie ai fondi della Strategia Aree Interne.