TRENTO - Giovedì 22 gennaio alle 18 a Trento si parla di gioco d’azzardo, uso dei videogiochi e salute mentale nei giovani. Un evento pubblico per comprendere i rischi nascosti del gioco online. In questa occasione, che conclude un progetto dell’Università di Trento sostenuto dalla Fondazione Cassa Rurale di Trento, saranno presentati i risultati di uno studio europeo che riguardano anche il Trentino. Emerge che nella nostra provincia un genitore su due ha poca consapevolezza dei rischi connessi ai videogiochi. L’incontro è aperto alla cittadinanza
Il gioco d’azzardo e l’uso dei videogiochi rappresentano oggi una delle principali sfide emergenti per la salute mentale dei giovani. In alcune circostanze, queste attività possono assumere caratteristiche problematiche e rientrare nell’ambito delle cosiddette dipendenze comportamentali, ovvero forme di dipendenza non legate all’uso di sostanze, ma a comportamenti ripetitivi e difficili da controllare. Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza riconosciuta a livello clinico, che può avere conseguenze negative significative sulla vita delle persone, incidendo sul funzionamento sociale, cognitivo ed emotivo. Esiste un confine sottile tra il gioco ricreativo e quello problematico: quando questo limite viene superato, il rischio è lo sviluppo di disturbi comportamentali con effetti rilevanti sulla salute mentale.
Negli ultimi anni, inoltre, il gioco si è spostato sempre più online. Applicazioni, piattaforme digitali e videogiochi accessibili tramite smartphone rendono queste attività facilmente fruibili anche da bambini e adolescenti, spesso in assenza di adeguati sistemi di controllo. In molti casi si tratta di giochi che prevedono microtransazioni, acquisti in-app per progredire nei livelli o meccanismi di vincita in denaro e ricompense virtuali. Questi fattori aumentano l’esposizione dei più giovani a rischi che, per età e livello di maturità, non sempre sono in grado di riconoscere e gestire, rendendo urgente un rafforzamento delle attività di informazione, prevenzione e sensibilizzazione rivolte a famiglie, educatori e cittadini.
Il tema sarà al centro dell’incontro dal titolo “Gioco o azzardo? Gaming, gambling e salute mentale nei giovani”, in programma giovedì 22 gennaio alle 18 a Palazzo Benvenuti (Trento, via Belenzani 12).
Lo studio. L’evento, aperto al pubblico, presenta un progetto di divulgazione scientifica realizzato in collaborazione per la produzione di una serie di podcast dedicati al tema delle dipendenze sia da sostanze, sia alle cosiddette dipendenze comportamentali, tra cui il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da internet, l’uso problematico della pornografia e l’esercizio fisico compulsivo. Il lavoro è condotto dall’Addiction Science Lab dell’Università di Trento, gruppo di ricerca al Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Ateneo che approfondisce le sfide poste dalle ultime dipendenze per individuare soluzioni innovative di prevenzione, diagnosi e trattamento.
Il lavoro è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa Rurale di Trento.
In questa occasione Ornella Corazza, professoressa di Psicologia clinica e direttrice dell’Addiction Science Lab, presenterà i risultati di una ricerca che ha coinvolto Italia e altri dieci Paesi europei, con un focus specifico anche sulla provincia di Trento.
«Il gioco digitale è ormai parte integrante della quotidianità dei giovani, ma alcuni meccanismi economici nascosti, come microtransazioni e loot box, possono trasformare un’attività ludica in un comportamento a rischio», spiega la professoressa Corazza. «La nostra ricerca mostra come la consapevolezza delle famiglie sia spesso parziale, anche in contesti educativamente attenti come quello trentino».
Nel campione provinciale, che ha coinvolto 1.788 genitori (il 78 per cento donne) con un’età media di 45 anni, emerge infatti un quadro complessivamente positivo sul piano educativo, ma con significative aree di vulnerabilità. Solo il 17,2 per cento di chi è stato coinvolto nello studio dichiara di non aver mai sentito parlare di monetizzazione nei videogiochi, ma quasi uno su due (45,6 per cento) non sa cosa siano le loot boxes, uno dei meccanismi più controversi e potenzialmente assimilabili al gioco d’azzardo. Si tratta di contenitori virtuali che durante un videogioco possono essere acquistati, con denaro reale, per ricevere altri oggetti virtuali e poter proseguire la partita.
Circa il 70 per cento dei genitori afferma di non utilizzare microtransazioni; tra chi le utilizza, il 90 per cento spende meno di una volta al mese, con una spesa media di 7,15 euro, al di sotto delle soglie di rischio. Tuttavia, secondo chi ha condotto la ricerca, questi dati indicano anche che non sempre il controllo è del tutto consapevole e che alcune spese possono avvenire senza un reale monitoraggio familiare.
«Un genitore su due non è pienamente informato sui meccanismi economici più rischiosi presenti nei videogiochi apparentemente gratuiti», sottolinea Ornella Corazza. «Questo rende fondamentale investire in informazione, prevenzione e dialogo, non solo con i ragazzi e le ragazze ma anche con gli adulti di riferimento».
Tornando al progetto finanziato dalla Fondazione Cassa Rurale di Trento, questo si è concretizzato nella realizzazione di un podcast dedicato alle nuove forme di dipendenza. Diciassette episodi, in cui esperti e studiose del settore sono stati intervistati da studenti e studentesse del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive. Il prodotto è stato realizzato in collaborazione con gli artisti Leonidas Danezos e Andrea Garofalo per il sound design, in un dialogo originale tra scienza e arte.
All’incontro interverranno anche Debora Cont, presidente della Fondazione Cassa Rurale di Trento; Ermelinda Levari, direttrice dell’U.O.C. Dipendenze di Trento, che offrirà un quadro aggiornato della situazione delle dipendenze sul territorio; Rodolfo D’Agostini, dirigente medico psichiatra del Centro Crisi Adolescenti di Arco; Gianluca Esposito, direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento, che si soffermerà sul ruolo della famiglia nella prevenzione dei comportamenti a rischio; Claudio Gerola, direttore della Filiale di Rovereto della Cassa Rurale che porterà infine una riflessione sulla rilevanza del fenomeno anche per il settore bancario.
L’appuntamento è per giovedì 22 gennaio alle 18 nella sala Nones di Palazzo Benvenuti (Trento – Via Belenzani, 12).